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Stellantis
L'autunno caldo di Tavares

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L'autunno caldo di Tavares
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I prossimi mesi non saranno una passeggiata per Carlos Tavares. Nel giorno del tavolo automotive al ministero dello Sviluppo economico, e a pochi mesi dalla presentazione del piano industriale, l'amministratore delegato del gruppo Stellantis si trova infatti ad affrontare rapporti sindacali sempre più tesi, inaspriti dalle conseguenze della crisi dei chip. Non solo in Italia: anche in Francia, Germania e Spagna le organizzazioni sindacali sono ormai in un stato di allerta continua.  

Le crepe a Eisenach. L'ultimo fronte caldo si è aperto proprio in Germania e per la precisione in Turingia. Pochi giorni fa la Opel ha comunicato ai rappresentanti dei lavoratori la chiusura per almeno tre mesi delle attività produttive dello stabilimento di Eisenach, con il relativo ricorso, per i circa 1.300 dipendenti, al Kurzarbeit, strumento tedesco analogo alla cassa integrazione italiana. La serrata è stata motivata dalla Casa di Ruesselsheim con la carenza di manodopera per le conseguenze della pandemia del coronavirus e soprattutto con il peggioramento delle forniture di semiconduttori. Si tratta, in fin dei conti, degli stessi motivi che stanno penalizzando gli altri costruttori presenti in Germania: per esempio, la Ford ha fermato fino a ottobre le catene di montaggio di Colonia e la Volkswagen è stata costretta a sospendere più volte le attività produttive del mega-complesso di Wolfsburg. Eppure, nessun sindacalista ha lanciato critiche o ha attaccato la direzione aziendale. Daniela Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica del costruttore sassone, ha chiesto solo di accelerare la transizione verso la mobilità elettrica per far tornare centrale la storica fabbrica nelle strategie dell'azienda. Al contrario, a Eisenach, i sindacati hanno subito alzato la voce perché la notifica sulla chiusura prolungata sarebbe arrivata all’ultimo istante e senza preavviso. 

Il nodo Sochaux. Inoltre, è stata accolta con grande sorpresa la decisione della Opel di concentrare l’intera produzione della Grandland nell’impianto francese di Sochaux, dove non ci sarebbe alcun piano per interrompere o comunque rallentare le catene di montaggio. Tutto ciò, unito a un progetto di riorganizzazione che porterà l'impianto di Eisenach e quello di Ruesselsheim fuori dal perimetro Opel per passare sotto la proprietà diretta di Stellantis, ha messo ancor più in agitazione i sindacati tedeschi, preoccupati che la fabbrica in Turingia sia destinata alla chiusura definitiva dopo i tre mesi di stop temporaneo. Il costruttore euro-americano è stato esplicitamente accusato di sfruttare i benefici del Kurzarbeit per spostare produzioni fuori dalla Germania: in particolare, i sindacalisti temono che, nonostante l'accordo sottoscritto appena l'anno scorso per evitare qualsiasi ipotesi di licenziamento, Stellantis voglia porre in congedo temporaneo i lavoratori per poi procedere con la chiusura dell'impianto e con il trasferimento dell'intera produzione della Grandland X a Sochaux. 

Tensione anche in Francia. Non si pensi, però, che in Francia i rapporti tra l'azienda e i sindacati siano idilliaci. Anzi, è vero il contrario: negli ultimi giorni sono aumentati i segnali di tensione. Diverse sigle sindacali, tra cui la CFE-CGC, Force Ouvrière e la CFTC, hanno aspramente criticato il ricorso al contratto di attività parziale a lungo termine (Apld) per tutti gli addetti ai servizi amministrativi o di supporto. Il contratto prevede una riduzione delle ore lavorative a fronte di un contestuale taglio dello stipendio e dell'intervento dello Stato tramite un'indennità pari al 60% del salario lordo. Il ricorso agli ammortizzatori sociali è stato approvato da quattro sigle e dalle direzioni regionali del lavoro (Dreets-Direction régionale de l'économie, de l'emploi, du travail et des solidarités), ma ha scatenato le proteste dei lavoratori durante i comitati aziendali e spinto i sindacati ad accusare l'azienda di usare la crisi dei chip come una scusa per avviare una campagna di licenziamenti. Stellantis si è difesa sottolineando l'eccezionalità dell'attuale situazione, tra conseguenze della pandemia e crisi dei chip, ma, intanto, le critiche non si arrestano anche perché i rappresentanti dei lavoratori parlano di un carico di lavoro in aumento per alcuni poli di servizi, a partire dal centro di ricerca di Vélizy-Villacoublay, a pochi chilometri da Parigi. I sindacalisti temono, quindi, che il gruppo voglia privilegiare altri Paesi rispetto alla Francia e quindi sono sempre più in allerta, considerate anche le previsioni di lunga durata per la crisi dei semiconduttori.  

La "cura Opel" in Italia. Crisi che potrebbe esacerbare i problemi di sovracapacità produttiva già da tempo sollevati da sindacati ed esperti del settore e mettere a repentaglio le promesse di salvaguardia occupazionale fatte da Tavares sin dal primo giorno di vita del nuovo gruppo frutto dell’integrazione tra la Fiat Chrysler e la PSA: “La fusione”, disse il manager lusitano durante la sua prima conferenza stampa da amministratore delegato di Stellantis, “è uno scudo protettivo e permette di tutelare i posti di lavoro”. Tavares ha fornito in diverse occasioni le più ampie rassicurazioni, ma ai sindacati, soprattutto a quelli italiani, non basta. Da qui la minaccia di uno sciopero generale a causa della mancanza di impegni precisi e circostanziati per le produzioni italiane e gli appelli alle istituzioni affinché facciano pressione sulla direzione per la conferma delle promesse finora fatte su investimenti e nuovi modelli. A preoccupare è soprattutto il destino di Cassino, da mesi ormai più fermo che attivo, di Mirafiori e perfino di Atessa; quest’ultima, la maggior fabbrica europea di veicoli commerciali leggeri, il mese scorso è stata costretta per la prima volta allo stop per la mancanza di semiconduttori, ma alcune decisioni dell'azienda, tra cui il mancato rinnovo degli operai in somministrazione, hanno spinto i sindacati a paventare l'intenzione del management di trasferire parte della produzione all'estero, in particolare in Polonia. Tra l'altro, la forza lavoro italiana è già oggi destinata a ridursi. Anche in Italia è stata avviata quella "cura Opel", che, tra prepensionamenti, uscite volontarie e staffetta generazionale, ha riportato in utile la Casa. Alla fine di settembre è stato siglato un accordo con Fiom, Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri che prevede l'ingresso di 130 giovani e l'uscita volontaria di 390 persone delle aree dell'amministrazione, della ricerca e dei servizi finanziari, nonché l'avvio di corsi di formazione per 6.500 lavoratori e il ricorso agli ammortizzatori sociali fino al mese di marzo. Questo per il presente, ma per il futuro c'è chi paventa la possibilità di almeno 10 mila lavoratori a rischio. 

Problemi anche in Spagna. Così come sarebbero a rischio, sempre a detta dei sindacalisti locali, diverse centinaia di lavoratori spagnoli. Verso metà settembre, il gruppo ha proposto ai dipendenti di Figuerelas, vicino a Saragozza, il trasferimento volontario in altri stabilimenti carichi di lavoro (a Madrid e anche a Poissy e Hordain, in Francia), dietro la corresponsione di un'indennità fino a 3 mila euro al mese. L'obiettivo è ridurre l'eccedenza di 650 lavoratori determinata dalla decisione di eliminare il turno lavorativo notturno e quindi il ricorso alla cassa integrazione. I sindacati, malgrado le misure di salvaguardia, sono comunque preoccupati e, come in Italia, chiedono impegni su nuove produzioni e investimenti. La risposta è comunque dietro l'angolo con la presentazione del piano industriale programmata per l'inizio del 2022, ma intanto ci sono almeno tre mesi da superare e non è detto che siano facili da affrontare per Tavares e la sua squadra di manager.

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