Industria e Finanza

Studio S&P
Fino a 5 milioni di auto in meno prodotte nel mondo per la crisi dei chip

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Fino a 5 milioni di auto in meno prodotte nel mondo per la crisi dei chip
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Il recupero della produzione di auto rispetto al 2020, un anno fortemente penalizzato dalla pandemia, sarà più lento del previsto: sono queste le proiezioni dell’agenzia di rating Standard & Poor’s nel suo più recente studio sul settore. Secondo gli analisti, la crescita sarà soltanto del 2-4% quest’anno e del 4-6% nel 2022. Causa principale del rallentamento è la nota crisi dei microchip, in corso da tempo, ma aggravata durante l’estate anche da un’ondata in Malesia di contagi della variante delta del coronavirus, che ha imposto la chiusura temporanea di diverse fabbriche: un impatto negativo sulla produzione di semiconduttori che, secondo la società di rating, tornerà a normalizzarsi non prima della seconda metà del ’22.

Il calo. Nel suo report precedente (in maggio), S&P aveva ipotizzato per quest’anno una crescita della produzione di auto nell’ordine dell’8-10%: il calo è, quindi, considerevole. Ciò si traduce, infatti, in una discesa dagli 83-85 milioni di esemplari ipotizzati inizialmente dall’agenzia per quest’anno a 80 milioni e a 84 milioni per il prossimo (contro una proiezione precedente di 87), spostando al 2023 la possibilità di raggiungere il tetto dei 90 milioni. Questo anche perché il quadro macroeconomico rimane debole, nonostante un recupero più rapido di quanto ci si aspettasse dalle flessioni indotte dalla pandemia. A livello regionale, comunque, S&P stima per quest’anno un totale di 24,9 milioni di auto vendute in Cina (+2% sul 2020), di 16,9 milioni in Europa (+2%), di 15,8 milioni negli Stati Uniti (+9%) e di 22,1 milioni nel resto del mondo (+1%). Nonostante la crescita inferiore alle attese, comunque, l’agenzia ritiene che non ci saranno effetti negativi sul rating dei costruttori, i cui conti, peraltro, sono al momento positivi grazie anche ai fermi produttivi, che contribuiscono a ridurre gli stock e a contenere la sovracapacità produttiva. S&P, tuttavia, ritiene che le cose potrebbero cambiare se la situazione, che ha evidenziato la debolezza del sistema globale delle forniture, dovesse prolungarsi oltre l’orizzonte temporale del 2022. Il collo di bottiglia costituito dalla produzione dei microchip, infatti, può anche peggiorare con il crescere della domanda derivante dal maggiore contenuto tecnologico e digitale dei nuovi modelli. Non a caso, sottolinea l’agenzia, si sta assistendo a un numero crescente di partnership in quest’area, con accordi come quelli sottoscritti tra Volkswagen e Infineon, GM e Renault e Qualcomm, Mercedes e Nvidia, Toyota e Panasonic, Stellantis e Foxconn, con lo scopo di assicurarsi maggiori forniture, ma anche di garantirsi più controllo sulla catena di progettazione e sviluppo dei semiconduttori.

L’elettrificazione procede. Il quadro generale non inciderà comunque, secondo Standard & Poor’s, sul processo di diffusione delle auto elettriche, sostenuto dalle normative ambientali e dai sussidi economici, nonostante le preoccupazioni in merito allo sviluppo delle infrastrutture di ricarica. L’agenzia prevede una diffusione di EV del 7-10% nel 2021 e del 15-20% nel ’22, ma con differenze geografiche consistenti; sul mercato cinese si registrerà una forte crescita delle elettriche low cost, mentre in Europa e negli Stati Uniti si affermeranno sempre maggiormente i car makers tradizionali, che stanno offrendo in maniera crescente EV premium di alto valore. La crescita sarà probabilmente più accentuata nel Vecchio Continente, anche per la pressione esercitata dall’Unione Europa sui processi di decarbonizzazione.

COMMENTI

  • La Terra ringrazia.
  • "in Europa e negli Stati Uniti si affermeranno sempre maggiormente i car makers tradizionali, che stanno offrendo in maniera crescente EV premium di alto valore": il mercato delle premium non è ampliabile all'infinito, dato che si scontra con il potere di acquisto dei cittadini, che in buona parte non possono permettersi Audi, BMW e simili. Penso piuttosto che si andrà, almeno in Europa, ad una contrazione permanente delle vendite.