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Tesla non sente la crisi dei chip: trimestrale da record

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Tesla non sente la crisi dei chip: trimestrale da record
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La Tesla supera la prova della crisi dei chip con una trimestrale da record per la seconda volta consecutiva in termini sia di ricavi che di utili. Il terzo trimestre, nonostante il peggioramento delle forniture di semiconduttori e ulteriori problemi emersi all’interno della  catena di approvvigionamento globale, mostra conti in crescita e migliori delle aspettative degli analisti di Borsa. E, tra l’altro, il miglioramento è avvenuto senza il contributo decisivo delle voci straordinarie che hanno sostenuto per mesi le performance finanziarie: crediti ambientali e investimenti ad alto rischio, come l’acquisto di cryptovalute.

Ricavi e consegne. In dettaglio, la Tesla ha messo a segno nei tre mesi tra luglio e settembre una crescita dei ricavi del 57% a 13,76 miliardi di dollari, a fronte dei 13,7 miliardi attesi dal consenso degli analisti. Le attività Automotive hanno generato un fatturato di 12,06 miliardi di dollari, in salita del 58% rispetto a un anno fa grazie al nuovo record di consegne trimestrali (cresciute del 73% a 241.391 unità) e nonostante il prezzo medio di vendita sia sceso del 6% in scia all’aumento del peso di modelli dai listi più bassi sul totale delle vendite: la berlina Model 3 e la crossover Model Y rappresentano oltre il 95% dei volumi, mentre le più costose Model S e X sono sempre più marginali. 

La redditività. Il peggior mix di prodotto e il secondo calo consecutivo del contributo generato dalla vendita di crediti ambientali (scesi del 30% a 279 milioni di dollari), è stato quindi compensato dal contenimento dei costi operativi, saliti solo del 32% a 1,66 miliardi nonostante gli ingenti investimenti per l’espansione della rete produttiva. Di conseguenza il margine operativo lordo delle attività automobilistiche è cresciuto del 74% a 3,67 miliardi, per un’incidenza sui ricavi passata in un anno dal 27,7% al 30,5%. Inoltre, l’utile operativo, nonostante la svalutazione di 51 milioni di dollari operata sugli investimenti in Bitcoin e altri oneri legati ai problemi di approvvigionamento, è balzato del 148% arrivando a 2 miliardi, con un margine al 14,6% (9,2% un anno fa), mentre i profitti sono cresciuti del 389% a 1,62 miliardi. L’utile per azione, in crescita da 76 centesimi di dollaro a 1,86 dollari, si è rivelato infine superiore agli 1,61 dollari del consenso degli analisti. Migliora anche il rendiconto finanziario, con l’indebitamento netto calato a 2,1 miliardi e una liquidità salita da 14,5 a 16,06 miliardi nonostante flussi di cassa in calo del 5% a 1,33 miliardi. 

Le aspettative. La Tesla ha quindi fornito una serie di indicazioni positive per i prossimi mesi anche se non mancano timori sulle conseguenze delle attuali carenze sul fronte della fornitura di componenti e materie prime. Il management prevede una continua crescita dei risultati grazie a una domanda sempre forte e malgrado i possibili rallentamenti produttivi causati dalla crisi dei chip e il gravoso impegno finanziario legato, soprattutto, alla costruzione dei nuovi impianti in Texas e Germania. Il progetto di Austin prosegue secondo i piani e ora l’azienda è prossima a istallare tutte le attrezzature e a fabbricare i primi modelli di pre-serie: in ogni caso, il Cybertruck non arriverà prima del 2022 a causa dei ritardi di sviluppo causati da alcune difficoltà di ingegnerizzazione. A tal proposito, il direttore finanziario Zach Kirkhorn ha rilevato l’intenzione della Tesla di fornire un aggiornamento sulle modifiche apportate al progetto tra alcuni mesi. La burocrazia è, invece, il maggior ostacolo alla realizzazione della gigafactory alle porte di Berlino. La Tesla sta completando i lavori e conducendo i test su macchinari e attrezzature ma i permessi finali non sono previsti prima della fine dell’anno e pertanto l’avvio delle attività produttive è in programma per i primi mesi del 2022. In ogni caso l’azienda, prossima a spostare la sua sede proprio a Austin, può contare sul contributo di Fremont, dove la capacità è vicina alla saturazione, ma c’è ancora spazio di crescita, e sulla continua espansione di Shanghai: i due impianti hanno consentito alla Tesla di raggiungere alla fine del trimestre un tasso di produzione annuale di 1 milione di veicoli. Anche per questo  Kirkhorn ha ribadito l’obiettivo per l’intero anno di una crescita dei volumi del 50% rispetto ai quasi 500 mila del 2020. Il target di più di 750 mila consegne sembra comunque una mera formalità visto che nei primi 9 mesi dell’anno le vendite hanno superato le 632 mila unità.

COMMENTI

  • La Model 3 dimostra che per vendere non è indispensabile fare tanti SUV, basta fare belle auto (che se fossero anche firmate Giugiaro o Pininfarina sarebbero ancora più belle).
  • A suo tempo non avevano tutti i torti... Poco tempo fa l'utile era dovuto solo ai crediti verdi, mesi prima l'azienda era in pareggio solo grazie ai crediti e prima ancora era in perdita nonostante tanti crediti. Ci sono voluti gran attributi e un pizzico di follia per crederci negli anni, la stessa follia che consente di raggiungere il grande pubblico senza spese di pubblicità. E anche senza un design italiano, purtroppo...
  • Margine lordo per l'auto 30%. Alla faccia dei commentatori dei miei stivali, quelli che per anni hanno continuato a parlare di Tesla che non fa utili e che vive solo grazie ai green credits.