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Cop26
Il settore auto guarda con attenzione alla conferenza di Glasgow

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Il settore auto guarda con attenzione alla conferenza di Glasgow
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Si è aperto ieri a Glasgow uno degli appuntamenti internazionali più attesi degli ultimi anni: la Cop26, la Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite. La manifestazione, destinata a concludersi il 20 novembre, è considerata cruciale per delineare un piano coordinato per affrontare il cambiamento climatico a livello globale. Di conseguenza, l'automotive presterà particolare attenzione a quanto accadrà presso lo Scottish Exhibition Centre: i costruttori sanno di dover imboccare un percorso di riduzione delle emissioni ma vivono, ormai da anni, in un clima di incertezza sul loro futuro prossimo, stretti come sono tra la necessità di adeguarsi a normative sempre più severe sul fronte delle emissioni e le difficoltà di continuare a soddisfare una domanda che, soprattutto nei segmenti di volume, fa ancora fatica ad abbandonare le tecnologie tradizionali: soprattutto per ragioni perlopiù condivisibili, come i prezzi elevati delle auto elettriche, l’assenza di infrastrutture e l’ansia generata dall'autonomia nelle percorrenze. Del resto, l’intero mondo del trasporto su strada, in quanto responsabile del 10% delle emissioni globali, sarà tra gli argomenti centrali della conferenza. 

Il taglio delle emissioni. Il settore automotive punterà gli occhi su Glasgow principalmente nei primi giorni della conferenza, durante i quali gli Stati che hanno firmato l’Accordo di Parigi del 2015 avranno l'ocasione di fornire un aggiornamento sui loro obiettivi in merito al taglio delle emissioni di gas serra e sulle strategie per la decarbonizzazione. Gli occhi e le orecchie del mondo saranno puntati soprattutto sul  World Leaders Summit, che vedrà la presenza di presidenti e primi ministri, a partire dai protagonisti del recente incontro del G20 a Roma. Attualmente, i target indicati nel 2015 sono molto lontani dall’essere raggiunti e l’aumento delle temperature registrato negli ultimi anni ha dimostrato la necessità di imprimere un colpo di acceleratore ai programmi di contrasto ai cambiamenti climatici. Sei anni fa si era fissato un obiettivo ben preciso: limitare l’aumento del riscaldamento della terra a 1,5 gradi rispetto all’era pre-industriale. Già allora si era stabilito che la Cop26, cancellata l’anno scorso e spostata quest’anno per colpa della pandemia del coronavirus, doveva servire a monitorare i progressi e a definire un modus operandi ben definito, ma lungo la strada sono emersi numerosi ostacoli: non ultimo il contrasto tra l’Occidente e i Paesi emergenti o in via di sviluppo sulle tempistiche per raggiungere la carbon neutrality. 

Lo stallo. Da una parte, Europa e Stati Uniti spingono per il 2050, mentre potenze come Russia, Cina e India, tra i maggiori responsabili delle emissioni globali (la sola Cina pesa per il 27/28% del totale) puntano al 2060 e, sopratutto, a obiettivi meno vincolanti e stringenti. Lo stallo, messo fortemente sotto accusa dalle associazioni e dai movimenti ambientalisti, non è stato risolto compiutamente nemmeno al G20 di Roma, anche se non è mancato qualche risultato di rilievo: è stato infatti stabilito l'obiettivo di azzerare le emissioni nette verso la metà del secolo. Dunque, non è stata fissata una data precisa, a causa per lo più dell’opposizione della Cina, ma è stato fatto un piccolo passo in avanti che, anche alla luce della disponibilità al dialogo dimostrata dai partecipanti al summit romano, potrebbe anche trasformarsi in qualcosa di più concreto proprio a Glasgow: è previsto infatti che nella città scozzese proseguano i negoziati tra le delegazioni dei vari Paesi sui limiti da applicare per raggiungere l’obiettivo condiviso di frenare l’aumento del riscaldamento globale.  

Il peso dell’auto. Diversi saranno gli ambiti e i settori interessati dalle discussioni. Per l’automotive la presidenza britannica ha già indicato una serie di raccomandazioni o, per meglio dire, delle ambizioni: i governi garantiscano che tutte le vendite di auto e furgoni nuovi siano a emissioni zero (ZEV) entro il 2035 nei mercati avanzati o nel 2040 in tutti gli altri mercati e che concordino politiche per accelerare l'adozione di una mobilità ZEV; i costruttori di impegnino a vendere solo veicoli ZEV entro il 2035; le aziende proprietarie di flotte si impegnino a raggiungere le emissioni zero entro il 2030 e aderiscano all'iniziativa EV100 promossa da The Climate Group; la società civile sostenga gli impegni di governi, Case e proprietari di flotte. 

COMMENTI

  • c'è poco da star sereni: alla fine inseriranno il nucleare tra le fonti green come ha proposto la francia mentre terranno volutamente fuori i carburanti sintetici nonostante siano la migliore soluzione...
  • A noi ci chiedono di cambiare auto e vita e "loro" arrivati con 400 aerei privati invece che in treno che è il mezzo più ecologico in base ai passeggeri trasportati. Buffoni !
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  • Direi che la questione è apparsa abbastanza chiara fin da subito e senza troppi giri di parole, il leader del paese responsabile delle maggiori emissioni "clima impattanti" in atmosfera (la Cina ovviamente), non si è neppure presentato al meeting, il leader dell'altro grande emettitore (l'india), ha fissato per il 2070 (beato chi ci sarà ancora per quel tempo) il raggiungimento della loro neutralità gassosa, le deforestazioni selvaggie dell'Amazzonia e non solo verranno ridimensionate (forse) tra 10 anni (notare che contrariamente a quanto si pensa, non è la lobby del legno a deforestare, ma bensì quella delle multinazionali di coltivazioni e allevamenti intensivi, non a caso appiccano gli incendi invece di tagliare gli alberi). ......... Allora, in questo scenario dove almeno gli USA parrebbero essersi messi alle spalle il negazionismo di Trump e guardare un pò anche all'ecologia, c'è la "piccola" e vecchia Europa che di suo sarebbe già virtuosa avendo imposto da anni limiti aspri sulle attività agricole ed industriali, limiti che hanno un costo elevato e conseguentemente rendono la sua economia poco competitiva in relazione ai colossi asiatici che non rispettano nulla e nessuno, ma che ora non paga di ciò, ha in mente di divenire ancora più estrema con leggi che probabilmente metteranno fine ad interi comparti produttivi con le relative conseguenze sociali. ...... infine ci sarebbe il comparto automotive, come sempre abilmente usato dai media come capro espiatorio, non a caso le immagini più usate in questi giorni sono state i primi piani sui tubi di scarico delle auto in mezzo al traffico, alternate ad arte a quelle dell'auto elettrica (rigorosamente Tesla of course) attaccata ad una colonnina di ricarica, per sottolineare come sarà l'automobile privata a pagare il prezzo più alto della transizione, e con la convinzione ormai inculcata nella mente del popolino che sarà lei a salvare il pianeta dal disastro......
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