Da diversi mesi i grandi costruttori automobilistici stanno valutando diverse opzioni per affrontare la crisi dei chip. Una dei queste è l’apertura di canali sempre più diretti con i produttori di semiconduttori. La prima Casa a muoversi in tale direzione è la Ford, che ha siglato uno specifico accordo con una delle maggiori realtà del mondo dei chip, la statunitense GlobalFoundries. 

L’accordo di Dearborn. Le due aziende americane hanno, in particolare, sottoscritto, un'intesa non vincolante per avviare una collaborazione strategica sulla produzione di chip negli Stati Uniti e migliorare le forniture di semiconduttori progettati specificatamente per le esigenze dell’Ovale blu. La Ford acquista già semiconduttori dalla GlobalFoundries, ma la partnership consentirà di intavolare discussioni dirette su come accelerare la produzione e gli approvvigionamenti. Inoltre, è previsto l’avvio di attività di ricerca e sviluppo congiunte in grado di soddisfare la crescente domanda di microprocessori sempre più evoluti, tra cui soluzioni per i sistemi di assistenza alla guida, sistemi di gestione delle batterie e delle reti di connessione. La Ford e la GlobalFoundries hanno anche in programma di valutare ulteriori opportunità per la produzione di semiconduttori adatti alle richieste dell’intera industria automobilistica. 

Solo un primo passo. L’accordo, che non prevede esplicitamente eventuali partecipazioni incrociate tra le due aziende: è considerato solo un primo passo di una collaborazione in futuro sempre più stretta, che, in ogni caso, non prevede l’impegno della Ford a produrre internamente semiconduttori. L’obiettivo dell’Ovale blu è sostanzialmente quello di aumentare le sue capacità progettuali sull’esempio di quanto già fanno altre Case come la Tesla. "È fondamentale creare nuovi metodi di lavoro con i fornitori per dare alla Ford - e all'America - una maggiore indipendenza nella fornitura delle tecnologie e delle funzionalità che i nostri clienti apprezzeranno maggiormente in futuro", ha affermato Jim Farley, presidente e amministratore delegato della Casa di Dearborn. "Questo accordo è solo l'inizio e una parte fondamentale del nostro piano per integrare verticalmente le tecnologie e le capacità chiave che distingueranno Ford nel lontano futuro”. “GlobalFoundries - ha aggiunto il numero uno Tom Caulfield - si impegna a costruire alleanze innovative con le aziende leader a livello mondiale per abilitare le funzionalità dei prodotti che sono pervasivi nella vita delle persone. Il nostro accordo con la Ford è un passo avanti fondamentale nel rafforzamento della cooperazione con le Case automobilistiche per stimolare l'innovazione, portare nuove funzionalità più rapidamente sul mercato e garantire un equilibrio tra domanda e offerta a lungo termine".
 
Le mosse di GM. La stessa strada della Ford è seguita anche dalla General Motors. Il colosso di Detroit, con l’obiettivo di ottimizzare i sistemi hardware e software e salvaguardare la propria catena di approvvigionamento di semiconduttori, ha in programma di lanciare una strategia che riduca di almeno il 95% la varietà dei microprocessori utilizzati. Il presidente esecutivo, Mark Reuss, ha spiegato che i fornitori dovranno lavorare su tre famiglie di chip progettate insieme ai produttori di semiconduttori. A tal fine, la GM ha avviato collaborazioni con Qualcomm, StMicroelectronics, Tsmc, Renesas, Onsemi, Nxp e Infineon. "Gli accordi strategici con i fornitori, i programmi congiunti di ricerca e sviluppo e la collaborazione nella produzione ci aiuteranno davvero a sfruttare appieno il potenziale delle piattaforme Ultium e Ultifi e a fornire dispositivi ad alto volume e molto mirati", ha aggiunto Reuss.

L’iniziativa di Bruxelles. Intanto, qualcosa si muove anche in Europa, dove la Commissione europea ha annunciato una revisione delle attuali normative sugli aiuti di Stato per agevolare gli investimenti nel campo dei semiconduttori, aumentare la produzione e quindi ridurre la dipendenza dall’estero. "In considerazione della situazione eccezionale nel settore dei semiconduttori, della loro rilevanza e della dipendenza dall'offerta da un numero limitato di imprese in un contesto geopolitico difficile, la Commissione può prevedere l'approvazione di sussidi per colmare potenziali carenze di finanziamento", in particolare per la creazione di "strutture uniche" nel Vecchio Continente. Gli aiuti, soggetti comunque a "solide salvaguardie in materia di concorrenza”, rientrano in una più ampia strategia di sostegno degli sforzi degli Stati su "importanti progetti paneuropei di comune interesse europeo, che superino congiuntamente i fallimenti del mercato consentendo innovazioni pionieristiche e investimenti infrastrutturali nelle principali priorità verdi e digitali, vale a dire idrogeno, cloud, salute e microelettronica".