Industria e Finanza

Colonnine di ricarica
L'allarme dei costruttori: "Piani europei a rischio, impossibile raggiungere i target di CO2"

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L'allarme dei costruttori: "Piani europei a rischio, impossibile raggiungere i target di CO2"
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Gli obiettivi stabiliti dalla Commissione Europea in tema di diffusione di infrastrutture di ricarica, in particolare dal documento Alternative Fuels Infrastructure Regulation - chiave legislativa per i piani di Bruxelles - mancano di ambizione e, oltretutto, rischiano di essere ulteriormente ridimensionati. A denunciarlo è l’Acea, l’associazione dei costruttori automobilistici europei, che manifesta al proposito viva preoccupazione. Nel suo messaggio, il direttore generale Eric-Mark Huitema sottolinea come i futuri target di riduzione delle emissioni di CO2 possano essere raggiunti solamente se accompagnati da altrettanto ambiziosi e obbligatori obiettivi, per i 27 Stati membri, su quanti punti di ricarica elettrica e stazioni di rifornimento di idrogeno debbano essere installati. Nel luglio scorso, la Commissione ha inserito il piano Afir nel pacchetto Fit for 55 riguardante la lotta ai cambiamenti climatici: ora tocca ai governi nazionali dare attuazione alle azioni previste dai piani. Invece, si sente parlare di come alcuni Paesi intendano diluire gli obbiettivi fissati dalla Commissione. Un atteggiamento preoccupante per i costruttori, che hanno investito ingenti risorse nello sviluppo di veicoli elettrici e che già si confrontano con una realtà finora deludente in tema d’infrastrutture: indebolire i target dell’Afir, vorrebbe dire rendere le attese riduzioni della CO2 meno realistiche.

I problemi dei Tir. Il piano precedente l’Afir, detto Afid, ha già fallito nel tentativo di raggiungere gli obbiettivi prefissati: "Abbiamo perso tempo prezioso", recita il documento dell’Acea, "quando già nel 2013 sul tavolo c’era una proposta ambiziosa che, se fosse stata accolta, avrebbe permesso di avere oggi 677 mila punti di ricarica sparsi per l’Europa". Petr Dolejsi, direttore Mobilità e sostenibilità dei trasporti dell’Acea, sottolinea come "l’industria europea dell’auto sia pronta a produrre auto elettriche e a idrogeno, ma servono 7 milioni di punti di ricarica pubblici per raggiungere i target in tema di riduzione della CO2 fissati dalla Commissione Europa, invece dei 3,9 milioni della proposta attuale". Non si tratta, aggiunge l’Acea, soltanto di una questione finanziaria: il collo di bottiglia principale è costituito dai tempi necessari per ottenere i permessi e pianificare l’infrastruttura di ricarica e connetterla alla rete elettrica. Cose che dovrebbero avvenire molto più rapidamente. Secondo Thomas Fabian, direttore veicoli commerciali dell’Acea, sarà inoltre importante "sviluppare una rete parallela di stazioni di ricarica e rifornimento mirate alle specifiche esigenze dei veicoli pesanti, perché la capacità degli operatori del settore d’investire in mezzi a zero o basse emissioni dipenderà anche da questo: già entro il 202,5 almeno 40 mila camion a batteria saranno in circolazione in Europa e nel 2030 potrebbero essercene 300 mila sulle strade, ma nei piani Afir non c’è traccia di comprensione di quanto gli autotreni siano diversi dalle auto". Serve, per esempio, uno studio accurato di percorsi oggi più battuti dagli autotreni, per i quali la ricarica domestica non è un’opzione praticabile. Il documento dell’Acea si conclude con un appello perché nei prossimi mesi Consiglio, Parlamento e Commissione europei verifichino ogni passo del processo di sviluppo di tutti i pezzi che dovranno essere allineati per poter comporre il puzzle di Fit for 55.

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