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Federauto
A rischio fino a 70 mila posti di lavoro nelle concessionarie

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Il canale delle concessionarie e la sua forza lavoro sono messe in pericolo dall’ingresso diretto dei costruttori sul mercato della distribuzione. A lanciare l’allarme è Federauto, l’associazione di rappresentanza. "La maggioranza delle case automobilistiche - ha spiegato il presidente Adolfo De Stefani Cosentino nel corso di una conferenza stampa - intende entrare nel mercato B2C, rivolgendosi al cliente finale attraverso la vendita online. In questo modo le Case metteranno fuori gioco i distributori, quindi i concessionari, per poi acquisire il controllo della domanda. Ciò comporterà un incremento dei prezzi, con una conseguente spinta inflattiva e una riduzione del livello di servizio, il tutto a danno del consumatore”. Si determinerà, di conseguenza, una contrazione delle reti distributive che "comporterà la perdita di 60-70.000 posti di lavoro e impatterà profondamente sull'attuale contributo dell'auto al bilancio economico del Paese (3% del Pil; 5% del gettito fiscale)”. 

Serve una seria pianificazione degli incentivi. Pertanto, Federauto chiede al governo "un impianto normativo finalizzato a riequilibrare la posizione dominante delle case automobilistiche nei confronti del sistema distributivo, affinché sia favorita la massima competizione possibile a vantaggio del consumatore". Inoltre, all’esecutivo è stato lanciato di nuovo un appello sul tema degli incentivi. La federazione dei concessionari ha posto l’accento soprattutto sull’età media troppo elevata del parco circolante (11,8 anni) e sulla conseguente necessità di procedere con una serie di agevolazioni in grado di sostenere il suo rinnovo e, contestualmente, di accompagnare la transizione verso la mobilità elettrica. "C'è un parco di 38,8 milioni di auto costituito per il 52,5% da ante euro 5 (20,4 milioni)”, ha sottolineato De Stefani Cosentino. "Per sostituire il circolante inquinante, anche se il mercato tornasse a livelli normali di 1,7 milioni di auto vendute all'anno, occorrerebbero decenni. Una fantasia che si scontra con la realtà del costo delle auto, il cui prezzo negli ultimi 10 anni è salito del 6% sopra il potere d'acquisto dei consumatori". Inoltre, le elettriche e le ibride "costano dal 25 al 30% in più delle tradizionali”. È quindi necessaria "una seria pianificazione di incentivi, coerente con gli obiettivi della transizione energetica, destinata a supportare lo svecchiamento del parco circolante, volta sia a vetture elettriche o ibride, sia ad auto nuove o usate euro 6”. 

Investire su reti e carburanti alternativi. De Stefani Cosentino ha anche affrontato un altro tema importante per la promozione della mobilità elettrica: il "serio ritardo" dell’Italia nelle infrastrutture di ricarica. Il presidente dei concessionari italiani, dopo aver ricordato come nel nostro Paese ci siano solo 32 colonnine lungo le arterie autostradali, ha ribadito "la necessità di un piano infrastrutturale in linea con la necessaria copertura territoriale e con una potenzialità richiesta dagli obiettivi di incremento del parco circolante elettrico e ibrido". Perché "senza centraline di ricarica pensare che si possa diffondere la tecnologia dell'autovettura elettrica o elettrificata è molto difficile”. De Stefani Cosentino ha anche chiesto una maggior attenzione ai carburanti alternativi perché "non si può accantonare di colpo l'endotermico come se fosse l'origine di tutti i mali” e "non è detto che l'auto elettrica sia così ecologica: forse l'emissione è zero, ma l'impatto non è detto che sia zero, perché se l'energia elettrica la produciamo con dei fossili, allora siamo punto e a capo”. Infine, è stata ribadita ancora una volt la richiesta di "avere una fiscalità pari agli altri Paesi europei. L'Italia è l'unico stato in cui sull'auto professionale non si può detrarre l'Iva al 100 per cento, è l'unico Paese in cui l'ammortamento sull'autovettura è praticamente una quantità infinitesimale rispetto all'autovettura. Tutto questo deprime ulteriormente il mercato, mentre abbiamo bisogno di un mercato di sostituzione”, ha ricordato De Stefani Cosentino. 

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