Industria e Finanza

Case e concessionarie
Un rapporto sempre meno stretto

Case e concessionarie
Un rapporto sempre meno stretto
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Quando si parla di futuro dell’auto spesso si fa riferimento alle grandi sfide affrontate dai costruttori. In realtà ad andare incontro a problematiche di vario genere è l'intera filiera dell’auto, tra cui anche la distribuzione, alle prese già oggi con il deterioramento di un rapporto con le Case destinato a mutare in profondità a causa di pressioni sia interne sia esterne. Non è un caso, dunque, l’allarme lanciato dal presidente di Federauto, Adolfo De Stefani Cosentino: "La maggioranza delle case automobilistiche intende entrare nel mercato B2C rivolgendosi al cliente finale attraverso la vendita online. In questo modo le Case metteranno fuori gioco i distributori, quindi i concessionari, per poi acquisire il controllo della domanda. Ciò comporterà un incremento dei prezzi, con una conseguente spinta inflattiva, e una riduzione del livello di servizio, il tutto a danno del consumatore". La conseguenza sarà una contrazione delle reti distributive e una "perdita di 60-70.000 posti di lavoro".

Maggior controllo. Le dichiarazioni di De Stefani Cosentino sono forse troppo allarmistiche ma trovano conferma su una crescente propensione dei costruttori ad aumentare il controllo su parti della catena del valore finora lasciate in mano a terzi. Caso vuole che sia stata la Tesla a dare l’esempio con il suo modello incentrato esclusivamente sul canale digitale. La strada è ormai segnata e non sono solo i produttori di elettriche a dichiarare esplicitamente l’obiettivo di aumentare l’esposizione all’online e di perseguire un modello in cui gli spazi fisici non sono altro che "showroom".

Il caso Stellantis. Il primo operatore di grandi dimensioni ad avviare il percorso verso la modifica dei rapporti commerciali con le concessionarie è stato il gruppo Stellantis con un'iniziativa coerente con il nuovo quadro normativo stabilito dall’Unione europea. Il costruttore euro-americano, "ha deciso di rafforzare il suo modello di distribuzione in Europa, promuovendo un modello sostenibile, dinamico, snello ed efficiente per tutti i suoi brand". In sostanza, la rete europea, oggi composta da oltre 15 mila punti vendita, dovrà votarsi al "modello d’agenzia". Attualmente, i clienti finali pagano direttamente al concessionario, mentre le Case si accollano tutti i costi di distribuzione, tra cui logistica, inventario e promozioni coprendo così circa il 30% del valore di listino. Le concessionarie, dal canto loro, hanno margini del 9% sulla vendita di ogni singolo veicolo, mentre con il nuovo modello non acquisterebbero più all’ingrosso dai costruttori e passerebbero a incassare delle commissioni tra il 4 e il 5%. In pratica, il gruppo assumerà un maggiore controllo sulle transazioni perché si occuperà anche delle negoziazioni oggi in capo ai dealer, mentre quest’ultimi si concentreranno su consegne e assistenza. Così diventeranno semplici intermediari tra la Casa e il cliente, dotati di funzioni di rappresentanza e di erogazione di servizi di base. Anche altri gruppi hanno già intrapreso o dovranno comunque intraprendere iniziative simili. Alcuni esempi sono la Polestar e, in parte, l’Audi e la Volkswagen per i loro modelli elettrici, mentre la Mercedes ha iniziato a implementare il suo modello d’agenzia in Svezia e Austria e ora ha in programma di introdurlo in Germania e Regno Unito nel 2023 e di estenderlo progressivamente in tutta Europa.  

COMMENTI

  • Non capisco su quali basi poggi l'affermazione di De Stefani Cosentini circa l'incremento dei prezzi che verrebbe provocato dal nuovo sistema. Ci sarà sempre concorrenza, almeno spero, ed un costruttore non potrà alzare i prezzi a proprio piacimento pena l'uscita dal mercato, a meno che non si ipotizzi la creazione di cartelli, peraltro vietati dalle normative vigenti. Piuttosto, con queste modifiche dovrebbe scomparire l'oneroso obbligo dell'acquisto, da parte dei concessionari, di quantitativi minimi periodici, attraverso i quali i costruttori scaricavano sulla rete stock e modelli a volte invendibili, da cui il fenomeno, ad esempio, delle km0
  • Se non ricordo male anche fino agli inizi degli anni 70 in Italia molti costruttori stranieri avevano un network basato su un rapporto con commissionari che tenevano in conto deposito un minimo di stock per ciascuno modello e questi non dovevano acquistare le vetture dalla casa madre se non fino a quando le vendevano trattenendosi la provviggione. La situazione cominciò a cambiare irreversibilmente durante e dopo l'anno 1972 quando le case madri decisero di cambiare le carte in tavola per assicursi lo smaltimento dello stock senza che questo rimanesse invenduto bardello che scaricarono sulla rete di vendita trasformandola da commissionari a concessionari con tutti i rischi finanziari che questo comportava per molti di quest'ultimi.
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  • Ovvero sempre più schiavi del globalismo finanziario. Con la conseguente distruzione delle piccole attività. Altro motivo per allontanarsi da certi marchi. Ormai è ora di cominciare a ribellarsi a certe "scelte" politiche.
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  • Il problema di fondo è sempre lo stesso. Quelli che erano i piccoli imprenditori (premiati magari dal lavoro) saranno sempre e solo più dipendenti di grandi multinazionali, con stipendi correlati al costo della vita (indicato dai governi). Tanti omini con il braccialetto al polso, al comando di pochi e super potenti
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  • Mah: tra ottobre e dicembre 2020 ho configurato, scelto ed ordinato una A6 Avant Quattro girando 4 Organizzate. Ho spuntato il prezzo e la consegna (febbraio '21) migliori possibile. Da ex-commerciale (di altro settore) è stata un'esperienza interessante e piacevole.Tutto ciò andrà dimenticato, con queste "nuove" procedure.
  • Capisco che voglia difendere i propri interessi ma il rappresentante dei concessionario ha una bella faccia tosta a dire che aumenteranno i prezzi. Se riduci gl'intermediari i costi dimuiscono, a tenere bassi i prezzi non sono certo i concessionario bensì la concorrenza tra produttori. E poi sarebbe bello avere auto con prezzi normali, le configuri online ed il prezzo è quello senza dover andare da un concessionario per sapere il prezzo vero, considerato anche che il valore aggiunto del venditore è nullo se non addirittura negativo. Per me il concessionario deve solo esporre e consegnare l'auto già ordinata online.
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  • Sino a inizio anni '80 la FIAT in ogni capoluogo di provincia aveva una filiale che a Milano era in via Arona poi chiuse per calare in costi?Non vedo altro motivo e ora vorranno loro avere un rapporto con il cliente?Se il concessionario si limiterà a consegnare la vettura e fare assistenza poi usato sarà a carico delle case?
  • Non voglio esprimere giudizi prematuri prima di aver visto praticamente cosa avverrà. Quel che è ipotizzabile, è che non essendo più un imprenditore di se stesso ma un semplice agente della casa madre, il concessionario avrà meno interesse a "gabbare" il cliente per il proprio tornaconto. Anche i tanti casi di clienti rimasti vittime dei crack finanziari delle concessionarie dovrebbero drasticamente diminuire. Poi diciamolo chiaramente, oggi i venditori lo sono soprattutto dei prodotti accessori legati ai vari finanziamenti, ne sanno molto di TAN e TAEG ma pochissimo dell'automobile, a volte proprio nulla, ed è il cliente a dovergli spiegargli come funziona questo o quel dispositivo. Vediamo un pò comunque che ci aspetta.....
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  • Mai comprare un'auto senza prima averla provata in un test drive
  • Perche non parlare prima di tutto del deterioramento del rapporto concessionari-clienti? Una autentica Caporetto relazionale, contrattuale, etica, per cui questa notizia era attesa e benvenuta da anni. Se questi chiudono poco male, anzi è una festa dopo anni di abusi di ogni genere. Proveremo il nuovo, per un tempo nuovo..
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  • Bene, benissimo. Sono assolutamente d'accordo a negoziare direttamente con la casa madre evitando quei beceri mercanteggiamenti dei venditori. Prezzi uguali per tutti o comunque sconti uguali per tutti.
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