Industria e Finanza

Di Loreto (Bain & Company)
"L'auto rimarrà centrale nel futuro dell’Italia"

Di Loreto (Bain & Company)
"L'auto rimarrà centrale nel futuro dell’Italia"
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L’auto continuerà ad aver un ruolo centrale nella vita degli italiani e, in particolare, nelle aree extraurbane, mentre all’interno delle città i mezzi di trasporto pubblico avranno un crescente peso: è questo il quadro del futuro della mobilità delineato da Gianluca Di Loreto, partner della società di consulenza Bain & Company, in un’intervista concessa a Quattroruote. 

Nelle città del futuro le auto avranno ancora un ruolo?
Le autorità hanno deciso che le nuove vetture debbano arrivare a zero emissioni (allo scarico) entro il 2035. Tutto questo è ulteriormente supportato dalla giusta attenzione dei consumatori al proprio impatto ambientale: il 75% dei consumatori che abbiamo intervistato sui trend ESG (acronimo di Environmental, Social and Governance, ndr) si aspetta che le iniziative di sostenibilità possano generare un cambiamento strutturale. L’obiettivo è ambizioso e lodevole, ma il percorso non deve perdere di vista due fatti importanti. Il primo riguarda la rilevanza delle auto: le auto circolanti in tutta Europa sono responsabili soltanto per l’1,7% delle emissioni di CO2 globali. Il secondo riguarda le volontà dei diversi tipi di consumatore, che hanno esigenze variegate che in molti casi richiedono un mezzo per la mobilità "punto-punto". Non è un caso che, nel 2020, in Italia si contassero 65,6 veicoli ogni 100 abitanti, il valore più alto in Europa (dopo il Lussemburgo). Il dato è in costante crescita da 20 anni: nel nostro Paese, gli spostamenti in automobile costituiscono la regola, arrivando a toccare il 60-70% della mobilità generale; e la maggior parte di questi è di natura pendolare. Soluzioni come lo sharing sono fondamentali per le città e le metropoli, ma servono solo alcuni dei “casi d’uso” dell’auto. Dobbiamo tenere in considerazione che nelle città da più di 500 mila abitanti si trova soltanto il 12% della popolazione e del parco circolante, mentre il restante 88% è fuori dai grandi centri urbani. Il pendolarismo, specialmente per le grandi città, causa la maggior parte degli spostamenti in auto generati da persone che si muovono dalle zone di provincia fino ai centri abitati più grandi, le quali percorrono chilometraggi elevati e necessitano quindi di un ventaglio più ampio di soluzioni di mobilità. L’auto quindi - difficilmente sostituibile al di fuori delle grandi città - si conferma centrale anche negli scenari futuri di mobilità nazionale.

Quali sono le principali evoluzioni per la mobilità urbana in un'ottica di sostenibilità ambientale?
Assistiamo ogni giorno alla presentazione di progetti di mobilità elettrica, car sharing e a guida autonoma. Tuttavia, per avere successo, questi progetti dovranno tenere conto non solo delle diverse esigenze d’uso dell’automobile, ma anche della sostenibilità economica e del grado di preparazione del tessuto infrastrutturale, altrimenti il rischio è quello di creare un "green divide" fra chi potrà permettersi di abbracciare nuove forme di mobilità sostenibili e chi dovrà ricorrere agli spostamenti tradizionali. Ha quindi un ruolo cruciale il Trasporto Pubblico Locale, che sembra essere messo un po’ in secondo piano per concentrarsi invece solo sulle auto e sul trasporto su gomma.

Quanto sarà importante il quadro regolatorio per promuovere i servizi e le tecnologie per la mobilità del futuro?
È centrale oggi, e sarà ancor più fondamentale in futuro, che il quadro regolatorio sia certo e stabile, soprattutto per poter incentivare gli investimenti. L’auto, e la mobilità in genere, sono elementi centrali nella spesa mensile delle famiglie, e la certezza di cosa si potrà o non potrà fare, di quali incentivi si potranno o non si potranno avere, è un elemento cruciale. In assenza di certezze e di piani chiari e stabili, il consumatore si astiene dal comprare. L’auto è pur sempre la seconda voce di investimento delle famiglie dopo la casa. E l’incertezza degli ultimi mesi è ben tradotta nel crollo senza precedenti del mercato auto, al quale purtroppo stiamo assistendo. In qualità di advisor strategici, per esempio, noi di Bain & Company abbiamo il compito di sensibilizzare le istituzioni nell'allocazione delle risorse finanziarie (anche alternative), nella valutazione degli strumenti di sostenibilità in ottica "future back" (definendo gli obiettivi di lungo periodo che vogliamo raggiungere individuando fin d’ora il percorso, le azioni e i tool più adeguati), nell’agire urgentemente su processi e sovrastrutture in ottica di estrema semplificazione e de-burocratizzazione per incentivare la mobilità del futuro. Prendiamo, per esempio, la creazione di un network di colonnine ad alta potenza e la revisione delle tariffe di ricarica pubblica: entrambi sono elementi per i quali è importante una evoluzione del modello regolatorio. 

Le nuove tecnologie potranno aiutare a prevenire blocchi e limiti alla circolazione e magari a decongestionare il traffico?
Distinguiamo i due temi: inquinamento e congestione. Per quanto riguarda il primo, la pandemia ha dimostrato, dati alla mano, che il blocco della circolazione non ha un effetto rilevante sulla maggior parte delle emissioni generate dalle auto: le polveri sottili, che dipendono da molti fattori, sono rimaste ai livelli pre-Covid, lo stesso vale per il monossido di carbonio, mentre sono calati gli NOx, di cui però le auto rappresentano solo il 14% e la gran parte viene dal trasporto non stradale. Le nuove tecnologie (auto elettriche in primis, ma anche ibride e diesel di nuova generazione) contribuiranno a ridurre il problema, ma le amministrazioni non devono perdere di vista altre fonti di emissione, come per esempio i sistemi di riscaldamento di case, negozi, uffici, che pure fanno la loro parte. Per quanto riguarda la congestione, anche qui le amministrazioni locali hanno un peso rilevante, sia in riferimento al potenziamento del Traporto Pubblico Locale e delle infrastrutture (non possono esistere auto elettriche senza colonnine di ricarica), sia per il supporto attivo al sistema di car sharing (che è visto purtroppo più come un concorrente che come un partner), sia per l’agevolazione di forme coerenti di work from home. In tutti questi casi, il dialogo tra aziende private e amministrazioni è a dir poco fondamentale.

Le auto high-tech potranno diventare il perno di un nuovo rapporto tra mobilità individuale e gli agglomerati urbani e magari aiutare a ripensare gli spazi urbani?
L’elettrico ha permesso al mondo tecnologico e quello automotive di avvicinarsi molto, infrangendo un confine che è oggi molto sottile. Le automobili odierne hanno molta più tecnologia (il che non è sempre un bene, se pensiamo alla carenza di chip). Ma non bisogna commettere l’errore di pensare all’evoluzione tecnologica delle auto concentrandosi solo… sulle auto. Una vettura a guida autonoma non può esistere se non c’è intorno una infrastruttura altrettanto tecnologica. E non parliamo solo di semafori intelligenti, sensori, droni; parliamo, più semplicemente, di asfalto in buono stato, segnaletica chiara e leggibile, indicazioni orizzontali senza interruzioni. Le auto autonome “leggono” ciò che le circonda; se questo non è leggibile, la tecnologia serve a poco. È per questo che ognuno è chiamato a fare la propria parte, amministrazioni e aziende private incluse. La rivoluzione di una mobilità ancora più sofisticata ha sicuramente bisogno di tempo, e di maggiori competenze, aspetti su cui molti dei player italiani stanno lavorando. Per avere una trasformazione vera e diffusa degli spazi urbani, tuttavia, temo che dovremo ancora attendere qualche anno. Si parla tanto (e solo) di metropoli, ma non dimentichiamoci che in Italia ci si trova solo il 12% della popolazione (e del parco circolante).

COMMENTI

  • Se l'auto "sarà importante nelle zone extra urbane" l'elettrico non risolverà il problema, visti i tempi di ricarica e l'autonomia ed i costi di "gestione complessiva".Quindi a chi conviene investire?
  • LAssessore di Milano che ha affermato che a Milano non circoleranno più auto nel 2050, ha dato la mazzata finale allo sviluppo dì un serio network dì ricarica. Chi vorrà investire con queste prospettive?