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Boston Dynamics
Marc Raibert: "I robot ci aiuteranno a vivere meglio"

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Marc Raibert: "I robot ci aiuteranno a vivere meglio"
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Il Ces di Las Vegas è stato il primo palcoscenico pubblico sul quale la Hyundai è salita forte del sodalizio con la società di robotica americana Boston Dynamics, sancito dall’acquisto lo scorso giugno dell’80% del pacchetto azionario. Per quanto i prototipi esibiti dal costruttore coreano alla rassegna high-tech del Nevada fossero il risultato di una ricerca condotta in modo sostanzialmente autonomo (a proposito, la Hyundai ha fatto sapere che presto si vedranno le reali applicazioni della piattaforma autonoma PnD), la visione di un mondo popolato di automi collaborativi illustrata nelle giornate stampa del Ces è frutto dell’arrivo della società nata da una costola del MIT, finanziata a lungo dall’agenzia della difesa Usa Darpa e passata per le mani di Google prima e della giapponese SoftBank poi. Per accaparrarsela, la Casa coreana ha sborsato oltre un miliardo di dollari. Per capire il perché, abbiamo chiesto a Marc Raibert di spiegarci meglio che cosa fanno all’headquarter di Waltham nel Massachusettes.

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Marc Raibert, presidente di Boston Dynamics, a destra nella foto assieme a Euisun Chung, presidente del gruppo Hyundai

Ci può dare un quadro dell’attività corrente della vostra società?

Abbiamo grandi piani per riuscire a creare non soltanto i robot attualmente in produzione o in sviluppo, ma una futura generazione con molte più capacità rispetto a oggi. Quelli attuali sono sostanzialmente tre: Spot, una piattaforma (in guisa di cane, con quattro zampe molto articolate e un braccio opzionale, ndr) che può essere adattato dagli utilizzatori per le esigenze più diverse applicandovi hardware specifici o attraverso diverse interfacce software e può essere utilizzato come ricognitore per verificare lo stato delle attrezzature in vari compound industriali. È eccellente anche per poter creare gemelli digitali di qualsiasi ambiente perché può recarsi in location prestabilite e mapparle con grande precisione. Spot è già in vendita per 75 mila dollari americani nella sua versione base e ne abbiamo alcune centinaia in uso, più che altro presso aziende. Poi abbiamo Stretch, che sarà messo in commercio l’anno prossimo ed è un robot magazziniere: sposta pacchi individuali, li mette in ordine, li prepara per le spedizioni… C’è già la fila per poter utilizzare questi automi nei magazzini. Pensate che ci sono 500 miliardi di pacchi che vengono processati in media ogni anno nel mondo e questo dà l’idea della domanda potenziale. Infine, continuiamo lo sviluppo del nostro robot umanoide Atlas, in grado di svolgere tutta una serie di attività fisiche, ma per ora ci serve come tester di tecnologie, non credo che ne faremo una versione da vendere al pubblico.

I vostri robot sono in linea di massima definiti “general purpose”, cioè per scopi generici: quali altre applicazioni future ci vede, a parte quelle industriali o di pubblica utilità?

Beh, sul lato del consumatore, c’è tutto il tema dell’assistenza agli anziani. Ho avuto la sorte di seguire mia zia ottantottenne nelle ultime settimane di vita, dopo che l’aveva colpita un ictus, l’ho portata a casa mia, e avevamo gente per l’assistenza che veniva avanti e indietro, dovevamo alzarla dal letto, vestirla e così via… Ecco penso a robot forti abbastanza da poter maneggiare esseri umani e nello stesso tempo totalmente sicuri per poter vivere in prossimità con l’uomo come una soluzione ideale, non soltanto per le abitazioni private ma anche per le case di cura… Insomma, se in un prossimo futuro avrò bisogno di qualcuno che mi aiuta a vestirmi, preferirei che questo onere ricada su un robot piuttosto che sui miei figli.  

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Nella foto: Atlas, uno dei robot in sviluppo alla Boston Dynamics

Quale sarà l’impatto dell’acquisizione da parte della Hyundai nella roadmap di sviluppo dei piani della Boston Dynamics?

L’acquisizione è molto fresca, sono passati soltanto sei mesi. Quel che posso dire è che la Hyundai sembra molto intenzionata a far sì che continuiamo a fare quel che stiamo facendo. Non vedo la nuova proprietà che dice: “Ok, smettete di essere quel che siete stati finora e iniziate a essere qualcos’altro”. Al contrario mi sembrano genuinamente entusiasti di quel che facciamo. Per quanto ci sia anche un lato commerciale nella nostra attività, siamo un’azienda che fa ricerca e sviluppo da lunghissimo tempo e sono convinto che ci vedano un grande valore aggiunto. Quindi vedrete proseguire i programmi in corso in modo anche amplificato, potenziato, perciò i tre robot di cui parlavo e pure un investimento accresciuto nella ricerca su Atlas, nonché ulteriori nuovi droidi in agenda. Ma la Hyundai non è soltanto un investitore, è una grande azienda con molte realtà industriali, anche controllate, e quindi stiamo stabilendo delle connessioni e potenziali progetti congiunti.

Ci può essere un trasferimento di competenze, relative al sistema di intelligenza artificiale che fa muovere i vostri robot, verso la guida autonoma delle automobili Hyundai e che possibili integrazioni future vedete tra i vostri droidi e la mobilità?

Senza dubbio è nei nostri piani l’idea di esplorare come l’intelligenza artificiale che è nei nostri robot, e anche alcune caratteristiche di design meccanico – l’intelligenza atletica di quei robot -, possano tornare utili alle automobili e ai mezzi di mobilità urbana. Ci sono molte sovrapposizioni potenziali tra il sistema visuale che impiegano i nostri robot per decifrare il mondo esterno e il sistema di visione impiegato dai sistemi di guida autonoma. Ma ci sono anche differenze, prima fra tutte il grado di affidabilità dei sistemi richiesto per un’auto che si muove a 60-70-80 miglia all’ora… Per quanto, parlando in generale, i robot sono disegnati per muoversi in ambienti non strutturati, e nella guida autonoma ci siano situazioni sia molto strutturate, come quella della guida in autostrada, sia meno strutturate, come la circolazione urbana, è ancora tutto da chiarire quanto le nostre soluzioni siano applicabili all’auto, ma cercheremo di farlo lavorando assieme alla Hyundai…

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Nella foto: Stretch, il robot magazziniere

Eppure, nei filmati dei test che spopolano su Youtube si può vedere come i vostri robot si sappiano adattare con molta rapidità a condizioni ambientali che mutano e persino alle azioni di disturbo arrecate volontariamente dagli umani al compito che gli automi sono chiamati a svolgere…

Sì, i nostri robot hanno un sistema visivo sofisticato che gli permette di riconoscere rapidamente quel che accade attorno a loro e un’intelligenza che permette loro di adattarsi rapidamente alle nuove situazioni. Forse, se sono stato esitante a rispondere “sì, aiuteremo la Hyundai in questo campo”, è perché loro già hanno la società Motion, partecipata per la metà (l’altro 50% è dell’americana Aptiv, ndr), del cui ceo sono amico da vent’anni, che mette in campo uno splendido gruppo di ricercatori, con alte competenze nel settore. Io non volevo entrare a gamba tesa, dicendo: ora gli spieghiamo noi come si fa… Altra cosa sono le applicazioni sul piano dei processi industriali: e qui siamo nettamente più avanti nel delinere con la Hyundai  diverse aree nelle fabbriche, quelle storiche come quelle futuribili, dove i robot possono assumersi compiti che prima o non venivano svolti o erano assolti in maniera meno efficiente di quella che possono garantire automi come i nostri. Questo avverrà molto più rapidamente che non l’influenza diretta delle nostre tecnologie sulla guida autonoma.  

Nel settore industriale, già alle prese con innumerevoli fattori di crisi, dovremo preoccuparci quindi della concorrenza dei robot a livello occupazionale?

Noi tendiamo a considerare i robot come futuri compagni nella vita dell’uomo, in casa come al lavoro, dove possono svolgere mansioni molto gravose o inadatte all’uomo. Tutto questo ridurrà i posti di lavoro? Non nego che possano esserci delle riduzioni di personale, ma queste dovrebbero essere compensate dalla creazione di nuovi posti di lavoro e nuove figure professionali: serviranno programmatori, ingegneri e designer meccanici, riparatori, manutentori e così via. Il World economic forum ha pubblicato uno studio un paio di anni fa su uno scenario di cinque anni, in cui pronostica 12,5 milioni di posti aggiuntivi nel mondo grazie allo sviluppo dell’industria robotica.

Hyundai ha presentato al Ces del 2019 un prototipo di veicolo da soccorso, chiamato Elevate, che si muove su ruote ma può sollevarsi su quattro zampe e percorrere qualsiasi tipo di terreno. La Boston Dynamics può aiutare a svilupparlo?

Siamo assolutamente interessati a come i robot possano intervenire in terreni accidentati e pericolosi e in situazioni catastrofiche - e l’impiego di robot per misurazioni varie nell’epicentro del disastro di Chernobyl ne è un esempio. Nello specifico, fino ad ora non abbiamo contribuito al progetto Elevate, ho incontrato il team che se ne è occupato ma non abbiamo avuto discussioni approfondite su come eventualmente si possa lavorare assieme in futuro.

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