Industria e Finanza

Transizione ecologica
I fornitori: "Sì a un cambiamento socialmente equo, no ai divieti tecnologici"

Transizione ecologica
I fornitori: "Sì a un cambiamento socialmente equo, no ai divieti tecnologici"
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“Un'efficace transizione dovrebbe porre l’attenzione sulla riduzione delle emissioni e sulla dimensione sociale e non riguardare divieti tecnologici”: con queste parole, l’associazione europea dei fornitori automobilistici (Clepa) presenta l’esito del convegno online "The Sustainable Mobility Transformation – Green AND Just?” che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni europee, dell’industria dell’auto e del mondo accademico. Durante l’evento sono stati discussi i principali risultati di un recente studio commissionato dall’associazione alla società di consulenza PwC, da cui è emerso come l'approccio scelto da Bruxelles nel pacchetto di misure "Fit for 55”, incentrato solo sulle auto a batteria, metta a rischio circa 600 mila posti di lavoro legati alla produzione di motori a combustione nel Vecchio continente. 

I numeri dello studio. La Clepa sottolinea ancora una volta che, per raggiungere gli obiettivi climatici, è necessaria una rapida elettrificazione, ma servono anche attente valutazioni sui mezzi per raggiungere il traguardo, considerato l’impatto sul settore automobilistico. Infatti, l’intero comparto è direttamente responsabile di oltre l' 8,6% dell'occupazione manifatturiera complessiva, con più del 60% dei lavoratori impiegati presso i fornitori (1,7 milioni di posti di lavoro diretti). Di questi, oltre mezzo milione è messo in pericolo da una transizione troppo “affrettata”: il 70% delle perdite potrebbe verificarsi in soli cinque anni, ossia tra il 2030 e il 2035. Anche per questo, i fornitori chiedono di essere ascoltati nell'attuale dibattito sugli effetti della nuova mobilità: "Crediamo che una trasformazione di successo inizi con la conoscenza della posta in gioco. Ovviamente, le emissioni devono diminuire e supportiamo pienamente un'elettrificazione accelerata come parte della soluzione, ma abbiamo anche bisogno di una trasformazione che sia verde e che sia equa", ha affermato il presidente della Clepa, Thorsten Muschal. 

Serve approccio olistico. Lo studio dimostra anche come un approccio olistico, ossia improntato sulla neutralità tecnologica e sull’attenzione a tutte le alternative possibili per raggiungere gli obiettivi climatici, possa mitigare gli effetti occupazionali: l’elettrificazione e il ricorso a combustibili rinnovabili e sostenibili potrebbero contribuire a una riduzione della CO2 di almeno il 50% entro il 2030 e, al contempo, salvaguardare l’occupazione e mantenere la competitività dell’industria europea. “Credo - ha spiegato il segretario generale della Clepa, Sigrid de Vries - che non ci sia abbastanza attenzione per le sfide associate a questa transizione. L'enfasi si concentra spesso sui molti aspetti positivi, ma distoglie l’attenzione dal fatto che questa trasformazione riguarda persone e imprese reali. Vediamo un focus sulle preferenze tecnologiche e temiamo che vengano minimizzati i rischi sociali”. Rischi che, comunque, non sono ignoti a Bruxelles, visto quanto affermato dal commissario europeo per il lavoro, Nicolas Schmit: “La transizione verso la neutralità climatica creerà opportunità, ma sconvolgerà anche la nostra economia e un certo numero di settori, con un impatto sul mercato del lavoro. La transizione verde avrà successo solo se avrà al suo cuore l'equità, la solidarietà e le misure sociali”. 

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