La crisi dei microchip non condiziona soltanto la costruzione dei singoli esemplari di auto, ma riguarda anche i produttori delle linee di assemblaggio che, essendo caratterizzate da un elevato livello di automazione, a loro volta utilizzano i semiconduttori. Ad approfondire questo aspetto del problema è Roberto Impero, amministratore delegato della Industry AMS di Marcianise (CE), azienda fondata nel 1969 e specializzata nella realizzazione di impianti di trasporto a nastro per l’industria automobilistica, di soluzioni per il montaggio e la saldatura delle scocche, la verniciatura e le linee finali dell’assemblaggio. Una realtà che ha come clienti storici Stellantis (sue, per esempio, sono le nuove linee di Pomigliano dedicate all’Alfa Romeo Tonale) e il gruppo Volkswagen, con i marchi Audi, Porsche e Skoda.

Conseguenze indirette.
“Negli ultimi tempi”, spiega Impero, “abbiamo registrato una leggera flessione delle nostre commesse nell’ambito automotive, nonostante l’avvento del gruppo Stellantis ci abbia permesso di ampliare il perimetro dei nostri clienti oltre il mondo dell’ex-FCA; il settore di cui ci occupiamo, in sostanza quello delle catene di montaggio e della movimentazione delle scocche durante le fasi di produzione, ci rende un po’ più flessibili e resilienti rispetto ad altre realtà, non essendo coinvolti direttamente nei volumi di produzione di auto”. Di fatto, l’intervento di un’azienda come la Industry AMS avviene soprattutto nella realizzazione di nuovi impianti o nell’adattamento delle linee esistenti a una vettura inedita. “Tuttavia”, prosegue Impero, “la carenza di microchip ha indotto diversi costruttori a ripianificare e posticipare gli investimenti per nuovi modelli che potrebbe poi essere difficile produrre: una tendenza che sta diventando piuttosto frequente, anche per alcune aziende che producono veicoli commerciali leggeri e per i grandi gruppi tedeschi. In altri casi si registrano invece ritardi nell’esecuzione degli appalti”. L’invasione russa dell’Ucraina sta creando ulteriori problemi: diverse società (fornitori e componentisti del settore automotive) preferiscono che i propri dipendenti non si rechino, per esempio, in Polonia, considerandola troppo vicina al teatro di guerra. E il quadro generale induce a un’estrema prudenza i consigli di amministrazione di molte aziende, nel momento in cui esaminano i budget per il 2023: l’incertezza ha ridotto molto l’orizzonte prospettico.

Costi alti.
La situazione internazionale sta inevitabilmente incidendo sui prezzi delle materie prime, già in precedenza in forte rialzo. “Stiamo notando una forte speculazione in particolare per l’acciaio”, prosegue Impero, “che ci riguarda per la nostra produzione di barriere stradali (il secondo settore di attività dell’azienda, come SMA Road Safety, ndr), le cui difficoltà hanno riflessi molto negativi sulla sicurezza, ma che crea preoccupazione in tutto il mondo dell’automotive: le acciaierie, infatti, non riescono neppure a stabilire i prezzi di molte tipologie di lamiere, se non per ordini immediati relativi al materiale già disponibile. Nessuno è in grado di sottoscrivere accordi quadro di una certa durata, come si è soliti fare per questo tipo di prodotti, per l’assenza di previsioni tariffarie per periodi medio-lunghi e per l’incertezza sulla disponibilità del materiale”. C’è una corsa ad accaparrarsi il materiale, pur a prezzi altissimi, per non rischiare di restare tagliati fuori dalle future gare di appalto, semplicemente per la mancanza delle materie prime necessarie.