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Bosch
Hartung: "L'elettrico ha la priorità, ma all'idrogeno serve più slancio"

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Archiviato un 2021 complessivamente positivo, ma pronta a un 2022 in salita a causa dell’attuale contesto socio-economico (con previsioni di crescita già riviste al ribasso), la Bosch si prepara a una netta sferzata nel business dell’idrogeno, ritenuto una componente chiave nella roadmap verso la carbon neutrality. Infatti, benché l’elettrificazione resti “la strada più veloce” per tale obiettivo - tant’è che gli ordini relativi all’elettromobilità hanno superato, nel 2021, i 10 miliardi di euro - secondo la multinazionale “la politica industriale dovrebbe concentrarsi sul rendere tutti i settori dell’economia pronti per l’idrogeno”: lo ha detto Stefan Hartung, presidente del consiglio di amministrazione, alla presentazione dei risultati finanziari dell’azienda per l’anno fiscale 2021.

“Più slancio per le fuel cell”. Sul piatto ci sono investimenti consistenti, a partire da 500 milioni di euro entro la fine del decennio per entrare nel business dei componenti per l’elettrolisi dell’idrogeno: un mercato da 14 miliardi entro il 2030, secondo la Bosch, che per questo settore realizzerà gli “stack”. Ma l’azienda tedesca punta anche sulla mobilità elettrica basata sulle full cell e ha incrementato, fino a quasi un miliardo di euro tra il 2021 e il 2024, le proprie spese in conto capitale per le celle a combustibile mobili, anche se, per ora, le mosse più concrete riguardano il trasporto pesante: quest’anno, infatti, la Bosch avvierà la produzione fuel cell per i mezzi pesanti, convinta che “entro il 2030 un camion a celle combustibile non dovrebbe costare più di uno diesel”. In generale, sul trasporto a idrogeno la multinazionale attende un cambio di passo: “Le soluzioni basate sull'elettricità hanno la priorità, ma anche quelle basate sull'idrogeno devono guadagnare più slancio. Avremo bisogno di entrambe se vogliamo vivere in modo sostenibile sul nostro pianeta" ha detto Hartung, convinto che l'elettrificazione sia la strada più veloce verso la neutralità climatica, a condizione che sia basata sull'elettricità verde, e che, se nel breve termine la guerra rallenterà il processo di decarbonizzazione, a lungo termine gli effetti contribuiranno ad accelerare la trasformazione ecologica in Europa.

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I dati del 2021. La Bosch ha chiuso l’anno fiscale 2021 con un fatturato in crescita del 10,1% a 78,7 miliardi di euro, e l’Ebit in aumento di oltre la metà, a 3,2 miliardi di euro (pari al 4% del fatturato rispetto al 2,8% dell'anno precedente). In un contesto quanto mai complicato dalla crisi dei chip, dal declino del diesel, dai maggiori investimenti necessari ad affrontare i cambiamenti in corso nel settore e dal lievitare dei costi delle materie prime e della logistica, la branca relativa alle soluzioni di mobilità ha comunque fornito il proprio contributo: ha registrato infatti un aumento delle vendite del 7,6%, a 45,3 miliardi di euro, e superato le perdite dell’anno precedente conseguendo un margine operativo dello 0,7%.

Futuro prossimo. Per quanto riguarda il 2022, i dati dei primi tre mesi sono incoraggianti (+5,2% nelle vendite); le prospettive, invece, a tinte fosche. Secondo il responsabile delle finanze Markus Forschner, la Bosch non raggiungerà l'Ebit del 2021: si prevede un target compreso tra il 3 e il 4%. I costi dell'energia, delle materie prime della logistica sono destinati a impattare fortemente, in particolare nell’area Mobility Solutions dell’azienda, per la quale i prezzi di alcune materie prime sono quasi triplicati dal 2020. "Dobbiamo prepararci a prezzi sempre più alti e a mercati molto volatili” ha sottolineato il direttore finanziario, precisando che "non sono solo le case automobilistiche a dover trasferire gli aumenti di prezzo, ma anche i fornitori". In tale quadro, la Bosch ha rivisto al ribasso le previsioni economiche globali e al momento si attende una crescita di poco meno del 3,5% (a fronte del 4% stimato a inizio anno). Un ridimensionamento dovuto anche al “borsino” della produzione di automobili, che molto difficilmente rispetterà i pronostici di inizio anno (88 milioni di vetture con un +9% su base annua) per la recrudescenza degli effetti negativi della pandemia di coronavirus in Cina e il perdurare della carenza di semiconduttori.

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