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Tesla
Musk: "Dobbiamo licenziare 10 mila persone"

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Il futuro della Tesla non pare così roseo come emerge dai bilanci in utile, dai continui record commerciali, da un’espansione internazionale senza soste e da una valutazione borsistica multimiliardaria: lo pensa lo stesso Elon Musk, pronto a licenziare circa 10 mila persone. In particolare, stando a una mail raccolta dagli organi di stampa americani, l’amministratore delegato della Casa californiana ha informato della necessità di procedere con la riduzione del 10% dei lavoratori a causa di una sua "pessima sensazione” sull’andamento dell’economia a livello globale. Musk ha in seguito precisato che il taglio alla forza lavoro riguarderà gli impiegati e non gli operai che costruiscono le vetture, assemblano le batterie e installano il solare; inoltre, il costruttore prevede di ricorrere maggiormente al lavoro a ore.

Botta e risposta con Biden. L'annuncio di Musk è stato, tra l'altro, uno degli argomenti affrontati durante un conferenza stampa del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Alla domanda sul presentimento negativo di Musk, l'inquilino della Casa Bianca ha risposto prima con una battuta, augurando all'imprenditore "molta fortuna" nel suo "viaggio sulla luna", e poi in tono sprezzante, ricordando gli ultimi investimenti annunciati dalla Intel, da Stellantis e, soprattutto dalla Ford, che proprio ieri ha rivelato un nuovo progetto per aumentare produzioni e posti di lavoro negli Stati del Midwest. La risposta di Musk non si è fatta attendere: sul suo account Twitter ha scritto un laconico "Grazie signor Presidente!".

Uragano alle porte. La Tesla, che alla fine del 2022 contava su quasi 100 mila dipendenti, ha anche deciso di sospendere tutte le assunzioni in ogni parte del mondo (a oggi, l’azienda ha ben 5 mila posizioni aperte). Le due decisioni, precedute da un'analoga iniziativa nel 2018, quando i bilanci erano in perdita anche per “l’inferno produttivo” della Model 3 (allora, Musk svelò il taglio del 9% dei dipendenti), non lasciano presagire nulla di buono ma c’è da dire che, di recente, lo stesso amminisratore delegato ha parlato più volte di una possibile recessione economica alle porte. "Penso che siamo probabilmente in una recessione e che la recessione peggiorerà”, ha detto Musk a metà maggio durante un convegno a Miami Beach. Una posizione ribadita pochi giorni fa, quando l'imprenditore ha risposto alla domanda di un suo follower: “È in arrivo una recessione, ma in realtà è una buona cosa. È da troppo tempo che piovono soldi sugli sciocchi. È necessario che avvengano dei fallimenti”. A ogni modo, Musk non è il solo ad avere sensazioni negative sull’economica globale: per esempio, l’amministratore delegato della JpMorgan, Jamie Dimon, ha parlato di “un uragano in arrivo”.

Le polemiche. Di sicuro, i tagli non faranno altro che rinfocolare le polemiche sulla gestione della forza lavoro da parte dell’imprenditore di origini sudafricane: è di pochi giorni fa una mail con cui Musk si è scagliato contro lo smart working e ha intimato tutti i dirigenti di tornare in ufficio, invitandoli a lavorare in sede almeno 40 ore ogni settimana: “Tutti in Tesla sono tenuti a spendere un minimo di 40 ore in ufficio a settimana. Se non vi presentate, concluderemo che vi siete dimessi”. La comunicazione è diventata rapidamente oggetto di critiche e dibattiti: il fautore delle nuove tecnologie è stato accusato di essere un retrogrado quando si parla di nuove forme di lavoro. Eppure, Musk non fa altro che pubblicizzare i nuovi traguardi raggiunti in vari campi dell’innovazione: a tal proposito, proprio oggi, ha annunciato di aver spostato dal 19 agosto al 30 settembre l’AI Day per potere presentare “un prototipo funzionante” di Optimus, il robot umanoide frutto del lavoro della Tesla nel campo della guida autonoma e dell'intelligenza artificiale.

Le reazioni europee. Di sicuro, i tagli non saranno di facile realizzazione in Europa. In Olanda, dove l’azienda ha la sua sede continentale, i sindacati sono già sul piede di guerra. "Musk non può semplicemente licenziare i lavoratori olandesi", hanno affermato dal sindacato FNV, ricordando la necessità di aprire un negoziato con il consiglio di fabbrica su eventuali esuberi. In Germania, poi, i rapporti sono logori già da tempo nonostante le attività industriali della Tesla alle porte di Berlino siano partite da pochi mesi. Il no allo smart working è stato accolto in modo decisamente negativo anche dall’Ig Metall, il potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi: “Chi non è d'accordo con queste richieste unilaterali e vuole opporsi, ha il potere dei sindacati alle spalle, come previsto dalla legge”. Musk non è nuovo a rapporti tesi con i rappresentanti dei lavoratori. Negli Stati Uniti si è sempre opposto a una qualsiasi rappresentanza all’interno dei suoi impianti e in Germania ha tentato, senza successo, di bloccare la costituzione di un consiglio di fabbrica. Gli attuali 4 mila lavoratori di Grünheide (sulla carta dovrebbero aumentare fino a 12 mila) hanno votato a favore della creazione dell'organo, nominando 19 loro rappresentanti.

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