Industria e Finanza

Bando delle endotermiche
La filiera è pronta a incontrare Draghi: “Serve la neutralità tecnologica”

Bando delle endotermiche
La filiera è pronta a incontrare Draghi: “Serve la neutralità tecnologica”
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Le associazioni di rappresentanza dell’intera filiera automobilistica sono pronte a incontrare il presidente del consiglio dei ministri, Mario Draghi, per esprimere tutte le loro perplessità sul bando alle endotermiche per il 2035 e per ribadire la richiesta di privilegiare un approccio alla transizione improntato alla neutralità tecnologica. “Se l’incontro sarà necessario, lo faremo”, ha affermato Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia, nel corso della prima parte del convegno “Ricerca e innovazione, il futuro della mobilità”, organizzato nel quadro del Milano Monza Motor Show 2022 e, tra l’altro, moderato dal nostro direttore, Gian Luca Pellegrini. Scudieri ha, in particolare, auspicato che Draghi riesca a fare una sintesi tra le varie posizioni dei partiti della maggioranza di governo e quindi a trovare un compromesso tra chi chiede di accelerare la transizione verso la mobilità elettrica (è il caso dei ministri in quota M5S o Pd) e chi punta proprio alla neutralità tecnologica, come Giancarlo Giorgetti del Mise o Roberto Cingolani del Mite. 

Approccio sbagliato. D’altro canto, il concetto di neutralità è stato il filo conduttore di tutti gli interventi, a partire da quello di Giorgetti. “Le normative europee generano elementi di preoccupazione”, ha esordito il reggente del ministero dello Sviluppo economico. “Il governo ha delle perplessità - e le ha espresse alla Cop26 - sull’ineluttabilità della fine del motore endotermico. Noi difendiamo la neutralità tecnologica”. Giorgetti ha quindi ribadito la necessità di valutare le tecnologie alternative all’elettrico, di introdurre una valutazione dell’intero ciclo di vita (Life cycle assessment) e di preservare la competitività dell’industria europea. “Vedremo come evolverà il negoziato, ma noi insisteremo sulle nostre richieste”, ha aggiunto il ministro, facendo riferimento all’avvio delle trattative interistituzionali sul pacchetto 'Fit for 55’ successive al voto dell’Europarlamento. Di sicuro, dal mondo dell’auto non sono pochi i segnali di preoccupazione. Geronimo La Russa, presidente di Aci Milano, ha paventato il rischio che in futuro ci sia un progressivo invecchiamento del parco circolante, alla luce dell’elevato costo delle elettriche, e un peggioramento della sicurezza e dell’inquinamento e, nel condividere la richiesta di puntare sulla neutralità tecnologica e di lasciare "libera scelta" ai consumatori, ha auspicato che il voto dell’8 giugno non “sia definitivo” e che “ci siano dei correttivi”, perché la “mobilità deve essere libera da imposizioni, che, ancora peggio se di tipo ideologico, non portano a nulla". 

Si coinvolgano altri settori. Michele Crisci, presidente dell’Unrae, ha invece posto l’accento sui prossimi passi, chiedendo alla politica di dare all’intero settore le "certezze necessarie per programmare gli investimenti”. “Bisogna accogliere le nuove tecnologie, ma servono anche le infrastrutture e target vincolanti anche per le industrie a noi attigue”, ha aggiunto Crisci, facendo riferimento, per esempio, al settore energetico, visto che “le fonti rinnovabili sono fondamentali” per le auto elettriche, ma anche all’agricoltura intensiva. Serve, secondo Crisci, “un’agenda condivisa da tutti affinché l’automotive non sia il solo a prendersi carico della transizione”. Dello stesso avviso Scudieri, che già in una nostra intervista non ha lesinato duri attacchi alle istituzioni europee: “Nessuno è contrario alla transizione, all’ambiente e all’evoluzione, ma il voto dell’8 giugno è un macigno: spaventa l’approccio mono-tecnologico, anche perché l’Europa non ha le competenze e non controlla la filiera dell’elettrico, al contrario di alcuni Paesi asiatici”, ha spiegato il presidente dell'Anfia, ribadendo l’importanza di includere, tra le tecnologie al servizio della transizione, anche i biocarburanti e l’idrogeno. Analoghi timori sono stati espressi da Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, che ha rivolto alla platea delle domande retoriche sulla reale propensione dei consumatori verso l'elettrico: “Perché gli incentivi per la fascia 61/135 g/km sono andati esauriti? Forse perché sono le auto più gradite? Forse perché costano meno?”. Cosentino ha quindi posto l'attenzione sul parco circolante, che è sempre più vecchio, e ha avanzato delle proposte: a partire dalla richiesta di parificare ad altri Paesi europei, come la Germania, la detraibilità fiscale per le auto aziendali. “Io sono preoccupato”, ha aggiunto il massimo rappresentante dei concessionari, che ha anche espresso un proprio auspicio sul bando delle endotermiche: “Non sono così sicuro che la data finale sarà il 2035”. 

COMMENTI

  • Rimarra' una piccola produzione di termici, anche nel 2040 e oltre, per le poche migliaia di litri giornalieri prodotti da sintesi. L'idrogeno verra' prodotto in Italia a quintali giornalieri, ivi compreso riscaldamento case.
  • Si tornerà come negli anni 50'/60' con un auto per famiglia e la maggior parte delle persone in bici in moto o in scooter. DI certo sarà improbabile che 39 milioni di auto circolanti diventino tutte elettriche con i prezzi attuali. Più probabile fare uno studio per convertirle in ibride o in elettriche coinvolgendo tutta la filiera. Molto più ecologico convertire un auto esistente piuttosto che farne una da zero. Ma le navi gli aerei oltre che i camion ? Combustibili sintetici o elettrici pure quelli ?
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  • Finquando non ci sarà una capillare diffusione di colonnine per la ricarica oltre ad una massiccia rete di pannelli solari che alimentino le colonnine difficilmente ci sarà una diffusione di auto elettriche. Urge anche ridurre notevolmente la pontenza di queste vetture, a che serve avere oltre 200 KW di potenza in un'auto elettrica media? Solo tecnologia sprecata! Quando con meno della metà un'utilitaria verrebbe a costare molto meno, infine impiantare sul tetto pannelli fotovoltaici ad alta efficienza per il quadro strumenti, illuminazione dell'abitacolo, la climatizzazione, le prese usb e accendisigari e così via. infine serve un'accelerazione sulla transizione dell'alimentazione ad idrogeno sostituendo ciò che è endotermico e sostituirlo con motori ad idrogeno e cui serbatori possono essere installati su suv, e monovolumi oltre che su auto station wagon per l'enorme spazio nel bagagliaio per far ciò servono startup per la trasformazione di parchi circolanti invenduti, interi piazzali di vetture che non hanno trovato sbocco sul mercato per molteplici ragioni Urge altresì una politica rigorosa su questo processo di cambiamento energetico entro il 2050..
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