Industria e Finanza

Il bando delle endotermiche
Domani Bruxelles torna al centro delle attenzioni del settore

Il bando delle endotermiche
Domani Bruxelles torna al centro delle attenzioni del settore
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Domani, 28 giugno, gli occhi e le orecchie del settore automobilistico saranno puntati tutti su Palazzo Lipsius, l’edifico di Bruxelles sede del Consiglio Ue. Il motivo è noto ormai da diversi giorni: si riunisce, infatti, il Consiglio Ambiente, una delle quattro componenti dell’organismo che rappresenta, in sede europea, i governi degli Stati membri della Ue. L’ordine del giorno prevede la discussione di diversi punti, ma è soprattutto uno quello che interessa maggiormente i costruttori del Vecchio Continente. Si tratta della proposta per fermare la vendita di auto e furgoni con motori a combustione interna nel 2035: inserita dalla Commissione all’interno del pacchetto legislativo 'Fit for 55' per tagliare le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, e per conseguire la neutralità climatica entro il 2050, prevede, nello specifico, l’obiettivo di raggiungere una mobilità stradale al 100% a emissioni zero per la metà del prossimo decennio (per il 2030 il target è del 55% per le automobili e del 50% per i furgoni).

L’obiettivo della riunione. I rappresentanti dei vari governi nazionali dovranno discutere e quindi deliberare sulla proposta, già approvata dall’Europarlamento con i relativi emendamenti. In poche parole, saranno chiamati a definire una posizione in vista dell’avvio del cosiddetto “trilogo”, il complesso delle trattative informali con Parlamento e Commissione che dovrebbe portare al testo finale della nuova normativa e alla sua adozione da parte dei singoli Stati. Il condizionale è d’obbligo perché la spaccatura all’interno dell’Unione è quasi totale, come visto già in occasione dell'assemblea plenaria di Strasburgo. Alcuni Paesi, in particolari quelli con una maggior esposizione all’industria automobilistica, sono pronti ad alzare le barricate contro il bando, mentre altri, di scarsa se non nulla tradizione nella manifattura delle quattro ruote, sono convinti che il divieto sia la strada giusta e, non a caso, avrebbero voluto che la data del 2035 venisse perfino anticipata. 

La procedura di voto. Di sicuro, all’interno del Consiglio sarà difficile trovare un compromesso, anche alla luce delle profonde divergenze emerse all’interno dei singoli governi. Il caso più eclatante è quello tedesco, dove liberaldemocratici e verdi sono su posizioni totalmente contrastanti, ma anche in Italia e in altre nazioni non mancano contrapposizioni tra chi è favorevole e chi non lo è. D’altro canto, c’è un aspetto di non piccola rilevanza da sottolineare. Le procedure di voto all’Europarlamento sono molto meno rigide di quelle del Consiglio Ue, per il quale i trattati comunitari prevedono una votazione all’unanimità su questioni considerate sensibili dai Paesi membri oppure una maggioranza qualificata (la semplice riguarda solo questione procedurali) solo a due condizioni: il 55% degli Stati membri vota a favore (15 paesi su 27) oppure la proposta è sostenuta da Paesi con almeno il 65% della popolazione totale dell'Ue. Sono previsti, inoltre, una minoranza di blocco (quattro membri che rappresentino oltre il 35% della popolazione) e casi particolari, quali la maggioranza qualificata rafforzata. Infine, le astensioni sono considerate un voto contrario. 

Speranze di correttivi. Ci sono dunque labili speranze che il complesso delle proposte venga sottoposto a una serie di correttivi che tengano conto di tutta una serie di richieste arrivate anche dai politici locali su insistenza del settore automobilistico. Settore che, per prima cosa, chiede di avere un quadro di certezze che consenta di sostenere una programmazione pluriennale degli investimenti. D’altronde i costruttori si sono ormai convinti di dover abbandonare le motorizzazioni endotermiche, al punto da aver anticipato, nella maggior parte dei casi, già al 2030 lo stop alla vendita di auto tradizionali. Per favorire la mobilità elettrica, però, chiedono che si acceleri il dispiegamento delle reti di ricarica e soprattutto che vengano posti degli obiettivi vincolanti per ogni singolo Paese. Nulla da fare, invece, per l’istanza della neutralità tecnologica: l’8 giugno l’Europarlamento ha respinto un emendamento per includere almeno i biocarburanti tra le alternative all’elettrico, così come è stata bocciata la proposta di ridurre dal 100% al 90% l’obiettivo delle zero emissioni. È passato, al contrario, l’emendamento da alcuni definito “salva Motor Valley” perché dedicato ai costruttori di nicchia, ossia con volumi inferiori alle 10 mila unità: la scadenza dell’attuale deroga che li esenta dall’obbligo di rispettare i limiti di emissione è stata prorogata dal 2030 al 2036. 

La mini-plenaria. In prima lettura sono state approvate altre proposte, come l’uso dei terreni agricoli per rafforzare la lotta al cambiamento climatico, obiettivi più severi per il taglio dei gas serra o la modifica delle emissioni dell’aviazione nel sistema di scambio Ets, mentre non sono passati ulteriori fascicoli, sui quali, dopo il loro rimando alle commissioni competenti, è stata trovata una quadra nella “mini-plenaria” dello scorso 22 giugno: revisione del sistema di scambio delle quote di emissione Ets, istituzione della tassa sul carbonio alle frontiere e creazione del fondo sociale per il clima. Sul primo punto, il Parlamento ha approvato, tra l’altro, l'istituzione di un nuovo Ets II per gli edifici e il trasporto su strada, la graduale eliminazione delle quote gratuite dal 2027 e loro completa eliminazione entro il 2032, un sistema bonus-malus da introdurre a partire dal 2025 per favorire le imprese più ecologiche e, soprattutto, la destinazione dei proventi all'azione per il clima nell'Ue e negli Stati membri. Inoltre, è stata avviata la creazione di un Fondo sociale per il clima (Scf) per aiutare le persone più colpite dalla povertà energetica a far fronte all'aumento dei costi della transizione energetica. Infine, è tornato in auge il Cbam, il meccanismo per tassare alle frontiere prodotti non conformi agli standard europei: i deputati hanno chiesto un campo di applicazione più ampio e una più rapida attuazione. Quindi, introduzione graduale e anticipata entro il 2032, in concomitanza con l’eliminazione delle quote gratuite Ets, estensione del campo di applicazione ai prodotti chimici organici, alla plastica, all'idrogeno e all'ammoniaca, nonché alle emissioni indirette, e istituzione di un’apposita autorità a livello Ue.

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