Industria e Finanza

Transizione energetica
Dal G7 impegni blandi e obiettivi vaghi per il passaggio all'elettrico

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Il vertice del G7, quest’anno organizzato presso il castello di Elmau, in Baviera, ha affrontato numerosi temi di grande importanza, tra cui il rincaro dell’energia, gli effetti della guerra in Ucraina sulle forniture alimentari e la transizione energetica. A tal proposito, un passaggio del comunicato finale è dedicato alla decarbonizzazione del settore dei trasporti: eppure, dalla sua lettura, non emerge un particolare impegno dei Paesi più industrializzati a spingere sulla mobilità elettrica, a fissare target o obblighi vincolanti. Vengono, così, confermate le recenti indiscrezioni di stampa su un Giappone pronto a tutto pur di rimuovere dal comunicato qualsiasi dichiarazione o indicazione sugli obiettivi per i veicoli a zero emissioni.

Il comunicato. In poche parole, i leader del G7 si impegnano sì a favorire l’adozione di veicoli elettrici, ma senza imporre target precisi. "Riconosciamo l'importanza dell'innovazione nel guidare una profonda decarbonizzazione. Ci impegniamo per un settore stradale altamente decarbonizzato entro il 2030, anche aumentando in modo significativo le vendite, la penetrazione e l'adozione di veicoli leggeri a emissioni zero in questo decennio, anche nei trasporti e nelle flotte pubblici”, si legge nel comunicato, dove, tra l’altro, non si cita mai il settore automobilistico. Ben altri, infatti, sono quelli dettagliati: "Ci impegniamo a sostenere un obiettivo globale compatibile con l’accordo di Parigi sull'azzeramento delle emissioni nette dell'aviazione internazionale entro il 2050 e a rafforzare gli sforzi globali per raggiungere l'azzeramento delle emissioni nette del trasporto marittimo internazionale al più tardi entro il 2050”. Inoltre, al contrario dei propositi europei, viene confermata la "spinta a lungo termine verso combustibili alternativi per i trasporti”. Al vertice erano presenti i capi di Stato o di governo di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti e i rappresentanti dell’Unione Europea, ma alla seconda giornata di incontri sono stati invitati anche India, Indonesia, Sud Africa, Senegal e Argentina. 

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