Industria e Finanza

Carlos Tavares
Addio al termico, batterie, energia: ecco cos'ha detto l'ad di Stellantis a Trémery-Metz

Carlos Tavares
Addio al termico, batterie, energia: ecco cos'ha detto l'ad di Stellantis a Trémery-Metz
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"Tutto ciò che ho visto e sentito finora mi fa credere che ai policy makers non interessi se i costruttori abbiano sufficienti materie prime per supportare il passaggio all'elettrico e che pensino che in ogni caso troveremo la soluzione". Ha risposto così, a margine della sua visita alle nuove linee dell'impianto francese di Trémery-Metz, l'ad del gruppo Stellantis Carlos Tavares, alle domande della stampa sul rapporto, in questa fase delicatissimo, tra le istanze dell'industria e quelle della politica attorno al tema della transizione ecologica.

"Trémery-Metz dimostra che siamo pronti". L'automobile, in queste settimane, è al centro dell’azione legislativa di Bruxelles e la decisione ribadita dal Consiglio Ambiente dell'Ue di bandire i motori termici a partire dal 2035 non stupisce Tavares: "Il nostro piano industriale per il 2030 si basa proprio su questo presupposto, quindi per noi non è né una buona né una cattiva notizia. E come dimostrano le nuove linee di Trémery-Metz dedicate alla produzione di motori elettrici e cambi per le vetture ibride stiamo lavorando duramente per farci trovare pronti e competitivi".

Ibride sì, ibride no. Anche se una data per il "ban" è stata fissata, le incertezze su quale sarà il futuro dell'automobile in Europa sul breve e medio termine continuano a crescere. E uno dei nodi da sciogliere riguarda proprio le auto ibride, attualmente favorite dagli incentivi messi a disposizione in alcuni Stati membri, ma il cui avvenire sembra sospeso tra il "no" secco del Parlamento e le aperture del Consiglio Ue. A questo proposito il numero uno di Stellantis ha dichiarato: "Non ci aspettiamo di partecipare al confronto sulle ibride: ci limiteremo a rispettare le decisioni prese. Il tempo delle discussioni è finito: oggi siamo nella posizione per cui i nostri piani sono operativi e nei prossimi mesi siamo pronti a investire ancora di più nell’elettrificazione, augurandoci soltanto che questa strategia europea rimanga stabile, perché in caso contrario si potrebbe creare un grosso problema".

Sempre più integrazione verticale nella value chain. "La scelta dell'elettrificazione", ha proseguito Tavares, "è una decisione politica, per la quale i leader si sono assunti la responsabilità scientifica di preferire questa tecnologia a tutte le altre. Rispetto la loro leadership e mi adeguo". Aggiungendo: "Per essere solidi e pronti per il futuro, stiamo internalizzando sempre di più i processi produttivi. Abbiamo già siglato diversi contratti per il litio e stiamo scendendo sempre di più lungo la filiera: non escludiamo nemmeno la possibilità di arrivare a investire direttamente nelle estrazioni minerarie.

Batterie: lo spettro dell'Asia. "Controllare l'intera filiera", ha sottolineato l'ad, "è fondamentale in particolare per la produzione delle batterie: con le cinque giga factory che abbiamo in costruzione tra Europa, Canada e Stati Uniti saremo in grado di sostenere internamente tutto il nostro fabbisogno. Ma se nei prossimi anni il mercato crescesse ancora più velocemente, a trarne vantaggio sarà solamente l'Asia". Il motivo? "Quello che l'Ue non considera è che un'accelerazione non controllata tra il 2024 e il 2027 potrebbe mettere a rischio la creazione di valore in Occidente. Noi, come tutti i nostri competitor, dobbiamo avere il tempo di creare queste fabbriche. E legiferare in maniera ancora più rigorosa in questo breve lasso di tempo rischierebbe soltanto di aprire il mercato ad altri fornitori".

La crisi energetica sullo sfondo. Accanto alle scelte di lungo termine non mancano i problemi più contingenti, a partire dalla crisi energetica scaturita dal conflitto in Ucraina. Situazione che secondo Tavares mette ulteriormente in luce i limiti della decisione unilaterale dell’Europa di abbandonare il motore termico in favore dell’elettrico. "Se avessimo voluto agire nel modo giusto avremmo dovuto iniziare con il controllo degli approvvigionamenti di energia pulita, passare alla creazione degli standard per l’infrastruttura di ricarica, assicurandoci prese e tecnologie comuni a tutti i costruttori e un terreno di investimento certo per tutti gli attori. E solo allora", chiosa Tavares, "passare alla produzione su larga scala di auto elettriche. Nella pratica è stato fatto tutto il contrario e ora scontiamo il ritardo sulle infrastrutture e i problemi con l’energia". Incertezze che hanno conseguenze anche sulle aziende, ovviamente: "Stiamo preparando diversi piani contingenti per i nostri impianti, ma se si verifica una vera e propria crisi, i primi a essere protetti, naturalmente, saranno i cittadini. Dobbiamo, quindi, dimostrare flessibilità, agilità e resilienza".

L'uscita di scena dall'Acea. Tavares, infine, non ha evitato le domande sull’uscita di Stellantis dall’Acea, l’associazione europea dei costruttori automobilistici: "Non c'è nulla di negativo in Acea, ma abbiamo deciso di staccarci per concentrarci - con un approccio basato sui fatti - sulla libertà di mobilità in Occidente. Il costo della mobilità e la riduzione dell'uso delle auto sono questioni che hanno bisogno di un tavolo di confronto al di là delle normative, che rifletta sulla nostra libertà di muoverci tra venti o trenta anni. L’industria automobilistica deve essere pulita e rispettosa degli altri mezzi di trasporto, ma se ci sono queste condizioni c'è qualche altro problema che non stiamo vedendo? Questa è la domanda che ci poniamo e che vorremmo discutere con tutti i cittadini".

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