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Transizione ecologica
Scudieri (Anfia): “È in gioco la democrazia industriale”

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Scudieri (Anfia): “È in gioco la democrazia industriale”
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Non è stata un’assemblea tranquilla, quella annuale dell’Unione energie per la mobilità tenuta oggi a Roma. Ed era chiaro che non poteva esserlo, in un momento in cui sui tavoli delle istituzioni europee ci sono scelte che condizioneranno pesantemente il futuro di decine di milioni di cittadini del Vecchio continente. Si spiegano così le decise prese di posizione che, tra gli interventi di un politico e l’altro, sono arrivate soprattutto dal presidente dell’Anfia (l’associazione della filiera italiana dell’automotive) Paolo Scudieri e da quello dell’ex Unione petrolifera Claudio Spinaci. Scudieri ha affermato, e non per la prima volta, che avventurarsi in una monotecnologia come quella elettrica, della quale non deteniamo il know-how, né possediamo le proprietà estrattive dei materiali necessari (da tempo patrimonio dell’Asia e, in particolare, della Cina che ha acquisito con grande anticipo i diritti pluridecennali di sfruttamento), metta a rischio uno dei valori fondanti della società occidentale, la democrazia industriale. “La dipendenza dal gas”, ha spiegato Scudieri, “come tutte le dipendenze deve essere evitata per non incorrere in strozzature democratiche delle libertà civile e industriale”: l’appello del presidente dell’Anfia alle forze politiche è perché escano dalle logiche degli schieramenti (oggi piuttosto definiti e gli interventi dei politici all’assemblea lo hanno confermato), per approfittare dello spiraglio apertosi nelle Commissioni europee sull’ambiente e portare avanti con convinzione la necessità di una pluralità di soluzioni tecnologiche. “Altrimenti”, ha concluso il presidente dell’Anfia, “ci depaupereremo di un fattore strategico determinante per l’evoluzione sociale”.

Non si scherza con l’energia. Parere, quello di Scudieri, pienamente condiviso dal presidente dell’Unem, secondo il quale “il dibattito politico si sta trasformando in uno scontro tra gruppi, ognuno dei quali ha preso una bandiera”: il suo appello finale è stato quello di “non fare questo gioco con l’energia, perché penalizza le persone e il loro benessere. Intervenire sul tema dell’energia nell’emergenza è drammatico, perché questi problemi non si risolvono in mesi, ma richiedono anni. E senza una visione condivisa, si va incontro al crollo dell’occidente, non solo sotto il profilo della democrazia”. Secondo Spinaci, “sull’energia non si è mai giocato in maniera così pesante, ma gli industriali non vogliono assistere a scontri elettorali proprio sulla pelle dell’energia”. Che poi significa su quella di ogni cittadino singolo cittadino.

Sicurezza innanzitutto. All’allarmante conclusione del presidente dell’Unem si è arrivati dopo una serie di riflessioni che hanno messo in evidenza come il problema del costo dell’energia sia fondamentalmente strutturale e non, come alcuni sostengono, congiunturale: la corsa al rialzo del gas, quindi dell’elettricità, è iniziata ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina. A determinarla è stata la forte ripresa della domanda nella fase post-pandemica, che era ampiamente prevedibile: lo dimostra la differenza dei rincari tra gli Stati Uniti, che hanno preso tempestive contromisure e hanno limitato gli aumenti al 30-40%, e il Vecchio continente, dove i rialzi sono stati anche del 400%. “Forse l’Europa ha sbagliato qualcosa”, si è chiesto Spinaci, “forse ha trascurato la necessità della sicurezza energetica?”. A suo parere, la “sostenibilità non è solamente ambientale, ma anche economica e sociale e questo significa garantire la sicurezza energetica attraverso un programmazione certa e la diversificazione tra le fonti e le tecnologie”. Proprio la strada opposta di quella che, negando la neutralità tecnologica e la pluralità delle soluzioni adottabili, si sta imboccando tra Strasburgo e Bruxelles.

Il ministro. La necessità di una neutralità tecnologica da parte dell'Ue è stata, del resto, ribadita anche dal titolare del dicastero dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, intervenuto all'assemblea con un videomesaggio registrato nel quale ha sottolineato come la guerra in Ucraina abbia rivelato la fragilità dell'Unione Europea: l'occasione ha fornito al ministro l'opportunità di rivendicare l'operato del governo in tema di caro prezzi dei carburanti e di anticipare l'eventualità che l'esecutivo possa estendere oltre l'attuale termine del 2 agosto il taglio delle accise (di 30 centesimi) su benzina e gasolio, intervenendo anche sull'Iva applicata al metano. Ma sono palliativi, perché in gioco ci sono scelte strategiche fondamentali: anche per Giorgetti, "non si deve legare il futuro dei trasporti alla sola tecnologia elettrica e l'Unione Europea dovrebbe considerare alternative come il biofuel per il trasporto su strada, a partire da quello delle merci". Nel Pnrr, del resto, sono previsti fondi per due miliardi di euro destinati a fare del biogas e del biometano una scelta strategica. Del resto, anche per il ministro ci sono in gioco "la sicurezza e la sovranità energetica" dell'Europa intera.

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