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Federmotorizzazione
“Le elettriche vanno bene in Nord Europa, in Italia redditi troppo bassi”

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"L'elettrico puro segna un importante -29% nel mese e un non meno significativo -19% nel cumulato annuo. Il nostro Paese, con un reddito netto medio annuo dei lavoratori italiani poco oltre i 20 mila euro, non supporta la crescita delle motorizzazioni elettriche". A lanciare l’allarme è Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione, commentando gli ultimi dati sulle immatricolazioni di luglio e facendo così eco a un analogo avvertimento dell’Acea sulla correlazione tra redditi alti e vendite di elettriche.

Le Ev sono per il Nord Europa. Secondo l’associazione, che all’interno di Confcommercio rappresenta gli imprenditori del settore della mobilità, l’Italia è allineata alla Spagna in termini di quote di mercato delle elettriche: il 3,6% italiano si confronta con il 3,5% iberico. Gli spagnoli, però, hanno un reddito medio inferiore del 15%. La Francia conta, invece, su una penetrazione ben più alta (12%) perché ''dispone - spiega Buongiardino - di una quantità di energia elettrica prodotta dal nucleare a un costo ben più basso e quindi può contare su una prospettiva di continuità di rifornimento coerente. E inoltre il reddito medio pro-capite è il 20% più alto dell'Italia''. La Germania, invece, ha un reddito del 50% superiore a quello italiano ed una quota di Bev al 14,5%, mentre nei Paesi del nord Europa i redditi sono superiori del 60% a quelli italiani e, infatti, le elettriche raggiungono anche il 70% del mercato.

L’appello alla politica. ''Questi dati spiegano la diversità di approccio al tema dello sviluppo della motorizzazione elettrica tra il nord Europa più ricco e il sud Europa mediterraneo più povero. Il cittadino medio italiano, oltre alle incertezze legate all’autonomia e alle infrastrutture, non acquista auto elettriche perché non se le può permettere”, sottolinea il numero uno di Federmotorizzazione, lanciando quindi un appello alla politica. ''I nostri decisori politici – afferma – devono farsi interpreti dei cittadini e adottare linee adatte al nostro Paese, puntando maggiormente allo svecchiamento del parco più inquinante, anche con motorizzazioni tradizionali di ultima generazione, piuttosto che inseguire un obiettivo irraggiungibile di una transizione elettrica accelerata''. “Non possiamo inseguire gli obiettivi temporali dei Paesi del nord Europa che hanno mediamente il 60% di reddito più alto e possono permettersi, come vettura elettrica più venduta, la Tesla che costa 70/80.000 euro”, conclude Buongiardino.

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