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Hyundai
Alla (ri)scoperta della fabbrica green di Nošovice

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Alla (ri)scoperta della fabbrica green di Nošovice
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Energia pulita (vedremo come), rispetto per l’ambiente, programmi ambiziosi, e persino tutela e osservazione di 300 specie rare di farfalle. Torniamo a Nošovice dieci anni dopo (nove, per la precisione), per vedere i passi avanti fatti dalla Hyundai. Che qui punta tutto sul futuro elettrico, iniziato con la Tucson ibrida e arrivato da qualche anno, tre per la precisione, alla Kona a batteria. La nuova missione si chiama “Progress for Humanity” e ci riporta verso questo fiore all’occhiello dell’Est europeo, creato dai sudcoreani, che cerca di non pensare alla guerra a pochi – relativamente – chilometri da qui (Leopoli è a soli 500 km, anche se il “fronte” è altri mille km più in là). La regione è quella della Moravia-Slesia, tra le Beskydy mountains. Tensioni internazionali tenute sopite e distanti, qui si parla di eolico, fotovoltaico, specie erbacee da tutelare e, come detto, variopinti insetti svolazzanti sui prati attorno alla fabbrica sempre più “4.0”.

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I numeri, apparentemente simili. Una macchina al minuto è una macchina al minuto, una cosa strabiliante e inimmaginabile da fordisti e tayloristi più accaniti, da quel limite è difficile salire ancora di molto. E infatti, anche con il raddoppio di robot avvenuto nell’ultimo lustro, arrivati a oltre 500 (gli ultimi tre sono stati inseriti a luglio: un investimento di 70 mila euro l’uno, che si ripaga in tre anni e mezzo, ci spiega il responsabile della linea), le cifre sono grossomodo quelle del reportage di dieci anni fa. La fabbrica HMMC (Hyundai Motor Manufacturing Czech) nasce nel 2008 su una superficie di 2 milioni di metri quadrati e un paio d’anni dopo la posa del primo pilastro, con l'avvio della produzione della i30, la prima Hyundai “europea”, balza a 100 e presto a 350.000 unità/anno. Oltre alla compatta best seller, qui si sfornano le ix35 (poi tornata al nome Tucson), e la ix20, e nel 2013 si festeggia il primo milione di veicoli. Ecco, ora siamo a 4 milioni (si stima di arrivarci a novembre)… I numeri, dicevamo: 3.200 dipendenti, il 95% di cittadinanza ceca, che su tre turni lavorano cinque giorni alla settimana. Dalle presse delle lamiere all’auto fatta e finita ci vogliono appena 20 ore (e mezza, per la precisione): stampaggio 5 ore, saldatura 2 ore, verniciatura 9 ore, assemblaggio 4,5 ore. Dalle linee di produzione esce un'auto ogni minuto, circa 1.300-1.500 al giorno. Sei i modelli prodotti: la compatta i30 (a cinque porte, Wagon, Fastback e N), la Tucson e la nostra protagonista, che guideremo dopo averne avvitato almeno un bullone (ci hanno promesso di metterci al lavoro), ovvero la Kona Electric.

Così piccola, e così “autonoma”. In attesa della seconda serie della crossover compatta nel 2023, con uno stile ancor più d’impatto e contenuti hi-tech (e con il quasi certo addio al diesel), ci avviamo dall’aeroporto di Cracovia, nella confinante Polonia, allo stabilimento di Nošovice, alla guida dell'attuale Kona elettrica. L’avevamo provata nel 2019 e messa a confronto con la versione diesel. La Ev resiste ovviamente meglio all’invecchiamento del modello (le linee da elettrica, con la calandra chiusa e lo sportellino asimmetrico, l’aiutano). All’interno è piacevole, comoda e intuitiva. Alla guida, per esempio, si impara in un attimo ad apprezzare la frenata rigenerativa, settabile su tre livelli. Dopo i primi metri, entrati in autostrada, la tolgo del tutto, per lasciar scorrere l’auto in rilascio. Volendo, nella guida mista, si può gestire la quasi totalità del tragitto soltanto con un pedale (la famosa “one pedal drive”), peraltro in maniera più modulabile rispetto ad altre elettriche un po’ brusche nel decelerare appena si alza il piede destro. Tra i punti forti della Kona Ev c’è l’autonomia, che tra le piccole crossover elettriche, è una delle migliori. Dall’aeroporto di Cracovia alla cittadina industriale di Ostrova, un viaggio di circa 200 km e due ore a 140 km/h (il limite consentito in Polonia), consumiamo meno di 15 kWh per 100 km; all’arrivo ci sono ancora 200 chilometri di autonomia. Più che sufficienti per presentarci alla fabbrica di Nošovice l’indomani alle 7.30 (i tre turni degli operai sono 6-14, 14-22, 22-6).

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Fabbrica “green”. Varchiamo i cancelli della factory. Una breve presentazione e ci mettiamo al lavoro. Scarpe antinfortunistiche, tuta blu, guanti e via: si parte dalle presse, dove in realtà è tutto robotizzato, a controllare i pezzi sfornati in quel momento (tetti della Tucson, ma gli stampi, ogni due ore, sono in grado di creare una sessantina di parti diverse, fra cui quelle principali, per assemblare ciascun modello come un puzzle tridimensionale). Ogni 25 pezzi, uno va passato manualmente con una specie di limetta, per verificarne la “texture”. In questo reparto sono pochi i compiti rimasti destinati agli umani, per ragioni di rapidità, precisione, elasticità e anche di spazio disponibile. A noi tocca inserire due traversine dell’interno porta prima che i rapaci robot li prendano per completare le saldature e rimetterli sul nastro verso l’assemblaggio. Ultimo compito: attaccare le targhette sul portellone e, infine, mettere in moto ed effettuare i controlli luci, tergi, clacson, prima che tutto torni ancora una volta automatizzato, verso la galleria dell’acqua (dove si verifica la tenuta). Poi c’è la pista: 3 km di circuito confort, stabilità, freni: una Vairano in piccolo, dove non si testano le prestazioni, ma si verifica che l’auto non abbia difetti. Cinque minuti per ogni auto e poi nel piazzale, che ne può contenere 10 mila. Crisi energetica permettendo, la Hyundai Czech ha compiuto la trasformazione in fabbrica "green" dall’inizio di quest'anno: l'intero complesso utilizza il 100% di energia proveniente da fonti rinnovabili (in realtà usa l’energia disponibile sulla rete, ma acquista quote di energia pulita “garantita” dai produttori) e ha quindi raggiunto il traguardo della cosiddetta "carbon neutrality", che l’intera azienda punta a completare nel 2045. Le forniture provengono da fonti e impianti diversi, alcuni nelle vicinanze altri più lontani, che sfruttano impianti a biogas, elioparchi, centrali idriche ed eoliche; inoltre, per centrare l'obiettivo, già da quattro anni la direzione della fabbrica si è impegnata ad abbassare il consumo energetico, che è stato ridotto del 10% grazie agli investimenti sulla sostenibilità (circa 3,7 milioni di euro all’anno), al ricorso a tecnologie a basso impatto come l’illuminazione a Led e i bruciatori a basso consumo nel locale caldaie. Inoltre si è deciso di investire sul fotovoltaico per arrivare a utilizzare pannelli solari ovunque sia possibile (tetti e pareti delle aree di produzione, parcheggi, spazi comuni). Attualmente lo stabilimento è in attesa dei permessi per iniziare i lavori nel 2024. L’obiettivo è di arrivare a risparmiare 500 tonnellate di CO2 all’anno. Sul fronte della biodiversità, invece, si parla di 50 ettari di prati e pascoli curati e protetti, 11.000 nuove giovani piante, 10 milioni di erbe seminate e 200 postazioni installate per il monitoraggio di farfalle rare. Tutto questo grazie anche al lavoro di volontariato dei dipendenti (1.200 ore).

L'altra faccia dell'auto.  E così, in Moravia, “lussureggiante regione della Repubblica Ceca”, dove, come notavamo già dieci anni fa, “capannoni industriali di recente costruzione si alternano a campi da golf”, sui Beskydy, che richiamano schiere di giocatori provenienti da tutta Europa, si conferma l'altra faccia dell'auto. Quella dei coreani per i quali la crisi delle quattro ruote sembra lontana.  

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