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Emissioni
Allarme Suv: sono troppe, i consumi non calano

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L’Agenzia internazionale dell’energia - un organismo intergovernativo fondato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) in seguito alla crisi pretrolifera del 1973 - lancia l’allarme sull’impatto di una tendenza di mercato che ormai sembra quasi inarrestabile anche in Europa: la crescente propensione all’aumento del peso e delle dimensioni delle vetture. In sostanza, l’organizzazione mette nel mirino le Suv e la loro penetrazione sul mercato: rappresentano il 50% della domanda sia negli Stati Uniti sia nel Vecchio Continente. L’Aie, nella sezione del suo ultimo report Tracking Clean Energy Progress dedicata ad auto e furgoni, accusa i veicoli a ruote alte di annullare i progressi tecnologici che hanno portato a ridurre i consumi di carburante e quindi le emissioni di anidride carbonica.

La CO2 cala, ma non basta. Lo studio parte da un presupposto: nel 2021, i veicoli leggeri per il trasporto di persone e merci hanno rappresentato l’8% circa delle emissioni dirette di CO2. "Grazie ai continui miglioramenti tecnologici, il consumo specifico di carburante è diminuito. Tuttavia, la tendenza di lungo termine all'aumento delle dimensioni e della potenza dei veicoli ha rallentato i progressi”, spiega l’agenzia, sottolineando un altro aspetto: l’anno scorso, le emissioni si sono sì mantenute sotto i livelli prepandemici del 2019, ma sono cresciute dell’8% rispetto al 2020. Dunque, bisogna fare di più, perché “per rimanere in linea con lo scenario Net Zero (emissioni nette nulle, ndr)" serve un calo di circa il 6% all'anno fino al 2030. A tal fine sarà necessario continuare a insistere sulla riduzione dei consumi e sulla rapida elettrificazione del parco circolante, varando magari apposite misure contro le Suv.

L'impatto delle Suv. I dati parlano chiaro: i consumi medi (misurati in litri di benzina ogni 100 km) sono calati dell’1,5% tra il 2010 e il 2015, per effetto, principalmente, dei continui miglioramenti nelle tecnologie motoristiche e dell'introduzione di propulsori ibridi. L’aumento di potenza e dimensioni, però, ha influito sul ritmo di miglioramento negli anni successivi: tra il 2017 e il 2019 i consumi sono scesi di appena lo 0,9% l’anno. L’impatto dei mezzi a ruote alte, passati dal 17% delle vendite globali nel 2010 al 44% del 2020 e al 46% del 2021, si è fatto sentire in particolare negli Stati Uniti, dove da anni rappresentano il grosso della domanda. Nel 2020, i consumi statunitensi sono rimasti invariati, mentre l’Europa ha assistito a un deciso miglioramento (-12%) in scia all’aumento delle vendite di elettriche. In ogni caso, l’agenzia rileva come le auto tradizionali continuino a rappresentare la stragrande maggioranza del mercato: l’anno scorso, il 92% delle vendite ha riguardato endotermiche e solo la restante parte elettriche, ibride plug-in e fuel-cell. Al contrario, per allinearsi allo scenario Net Zero, entro la fine del decennio almeno il 60% delle vendite dovrà riguardare auto e furgoni nuovi alimentati dalle batterie.

Le raccomandazioni. L'Aie fornisce anche delle raccomandazioni innanzitutto per ridurre il ricorso ai carburanti fossili, tra cui cancellazione di eventuali incentivi e aumento dell’imposizione fiscale. In tal senso, ricorda come i consumi nei Paesi europei, in Giappone e in Corea del Sud, dove alte sono le tasse su benzina e diesel, siano i più bassi al mondo, mentre laddove le aliquote sono di molto inferiori, come in Canada, Australia e Stati Uniti, sono superiori alla media. Dunque, un aumento della tassazione, che non sia però regressivo e sia attuato con misure compensative per i settori più penalizzati, potrebbe incoraggiare la riduzione dei consumi. Inoltre, l’agenzia chiede di varare strumenti che accelerino l’efficienza dei veicoli e incentivino mezzi a minor impatto ambientale. È il caso del bonus-malus introdotto in Francia per legare l’acquisto dei veicoli ai livelli delle emissioni: più sono alte e più aumentano le tasse e il surplus viene indirizzato sulle sovvenzioni per l’acquisto di auto a basse emissioni. Infine, per l’agenzia sarebbe necessario aumentare le aliquote su auto grandi e pesanti per disincentivarne la vendita. In tal caso, viene citato l’esempio della Norvegia e della sua tassa una tantum legata non solo alle emissioni di anidride carbonica e ossidi di azoto, ma anche al peso a vuoto del veicolo, nonché la recente introduzione, sempre in Francia, di una specifica tassa su mezzi di oltre 1.800 chili. Non solo. Per l’agenzia, le città potrebbero varare misure che rendano difficile il possesso delle Suv, come parcheggi basati sulle dimensioni o riservati alle auto più piccole oppure misure specifiche: a Berlino e Vancouver (Canada), per esempio, si sta valutando la possibilità di far pagare fino a 600 euro per i permessi di parcheggio.

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