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Cobée: “Il prezzo giusto di un’auto elettrica? Non più di 25 mila euro”

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Cobée: “Il prezzo giusto di un’auto elettrica? Non più di 25 mila euro”
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Non fatevi ingannare dal design che sembra fondere una Mehari con una Hummer, né dalle sue originali trovate. Con lo spirito libero tipico delle concept, la Citroën Oli affronta un tema dannatamente serio: quello della sostenibilità – anche e soprattutto economica – dell’auto elettrica. Lo fa mettendo al centro argomenti come il peso, da contenere il più possibile, la semplicità costruttiva, che deve tradursi in bassi costi di produzione ma anche di manutenzione, e l’utilizzo di materiali riciclati e riciclabili, pure per gli arredi, limitandosi rigorosamente allo stretto necessario. Per arrivare a un pubblico il più ampio possibile. Ma qual è il prezzo giusto di un’auto elettrica? “Non più di 25 mila euro” risponde Vincent Cobée, ceo della Casa francese alla domanda di Quattroruote durante una tavola rotonda con i giornalisti, alludendo al costo per il cliente che dovrebbe avere un’auto elettrica familiare a marchio Citroën ispirata ai concetti proposti dalla Oli.

Sotto sotto, c’è la nuova C3? Tale cifra scaturisce da un ragionamento molto lineare: “Oggi il prezzo medio di acquisto di un’auto in Europa è di 25 mila euro”, la premessa dell’amministratore delegato: “noi faremo EV che sono mainstream e popolari, dunque non dovranno costare più di 25 mila euro. Se le elettriche sono prezzate a 40 mila euro, cioè ben al di sopra della media, limitiamo il mercato o diventiamo esclusivi”. La Oli mette in fila una serie di caratteristiche che rappresentano, per dirla alla Cobée, “la letterina di Natale”. Facilmente non le ritroveremo tutte e subito in un solo modello – la completa implementazione richiederà circa cinque anni, puntualizza l’ad. E, in particolare, nella prossima vettura in arrivo del Double Chevron. Che sarà una B-Suv? Guardando la Oli – lunga 4,20 metri, larga 1,90 e alta 1,65 – vien naturale pensarlo, ma la Casa al momento mantiene riserbo e presenta il suo prototipo semplicemente come un “laboratorio di idee”, che comunque troveranno sbocchi concreti. L’impressione, però, è che sotto sotto le idee siano ben chiare, anche perché la concept sciorina numeri precisi riguardo a batteria (da 40 kWh), autonomia (400 km) e sui consumi da mettere nel mirino: 10 kWh per 100 km. Forse non tutte riconducibili a una Suv compatta, come il peso-target di 1.000 chili e la velocità massima a 110 km/h: un dato che, in questo caso, fa da contraltare alla carrozzeria non proprio aerodinamica del prototipo ed è un ulteriore indicatore della vocazione urbana del mezzo. Tutto fa pensare che l’insieme porti a una parziale – se non cospicua – anticipazione di ciò che troveremo sulla nuova C3. I cui lavori sono in corso, come confermato alla stampa inglese da Laurent Barria, direttore Marketing e Comunicazione della Casa, e che sarà il primo modello a indossare il nuovo logo del brand.

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Ricetta industriale. Dettagli a parte, conviene concentrarsi su argomenti macro per capire come potrà essere, secondo la Citroën, una family car capace di democratizzare la mobilità elettrica. Parola d’ordine: semplificazione. A cominciare dalla struttura dell’auto, che deve ricorrere a componenti più semplici da produrre, personalizzare, aggiustare, e a fine ciclo anche riciclare. Il quadriciclo Ami, in questo senso, ha fatto scuola, e Oli la imita proponendo paraurti intercambiabili e portiere simmetriche nella forma (ma non nell’ingegnerizzazione), internamente allestite in modo speculare: così si risparmia su stampi e processi di assemblaggio. Anche l’infotainment rende virtuosa l’essenzialità: una dock-station da collegare allo smartphone, i cui contenuti vengono proiettati su uno schermo; "Lo smartphone ha un potenziale tecnologico e una capacità di aggiornamento superiore a quella di molti veicoli", sottolinea Pierre Sabas, Advanced Design e Concept-Car di Citroën. Quanto agli arredi dell’abitacolo, poi, sedili più snelli, rivestimenti facilmente lavabili e una plancia con una grande vasca portatutto che sembra reinterpretare in chiave contemporanea quella della Panda anni 80 di Giugiaro, scrivono i punti essenziali di una ricetta che permetterebbe di contenere i costi senza rinunciare alle personalizzazioni. “Siamo nel mezzo di tre conflitti sociali – spiega Vincent Cobée -. Il primo riguarda il valore della mobilità, il secondo sono i vincoli economici e la scarsità delle risorse e il terzo è il nostro crescente desiderio di un futuro responsabile. I consumatori – continua l’ad della Casa francese - percepiscono che l'era dell'abbondanza è finita e che l'inasprirsi delle normative e l’aumento dei costi possono limitare la loro capacità di muoversi liberamente”. “Per noi” continua Cobée “l'elettrificazione non deve essere sinonimo di prezzi esorbitanti e la responsabilità ambientale non deve essere punitiva. Dobbiamo proporre veicoli più leggeri e meno costosi e trovare soluzioni innovative per massimizzarne l'utilizzo e rivenderli ai clienti successivi. Altrimenti, le famiglie non avranno più libertà di movimento quando i veicoli 100% elettrici diventeranno l'unica opzione disponibile”.

Echi di Dacia. Se queste parole non vi suonano nuove è perché il tema, sul tavolo dell’automotive, è caldo. Almeno per quei costruttori che, nelle vendite, ancora puntano ai ceti medi o medio-bassi. Di recente, la Dacia ha trattato i medesimi argomenti con la concept Manifesto, un prototipo che incarna il futuro del marchio del gruppo Renault. Anche in questo caso si è parlato di contenimento del peso delle vetture, di semplificazione, di riciclo, di ricerca dell’essenzialità. Come la Citroën, poi, anche la Dacia mira a coniugare l’accessibilità con un design attraente. Allo stesso tempo, come ogni costruttore, dovrà fare i conti con i rincari dovuti ai costi di produzione e all’elettrificazione: fattori che inevitabilmente impatteranno sui listini. Insomma, il prezzo giusto dell’auto - elettrica e non - di questi tempi è soprattutto una sfida.

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