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Motorsport
In Italia un'industria con 171 imprese e ricavi per 2 miliardi

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Ricavi per 2 miliardi di euro e una forza lavoro di 7/8 mila addetti. Sono questi i principali dati emersi da uno studio condotto dall'Anfia, insieme al Politecnico di Torino, per definire caratteristiche e dinamiche della filiera industriale del Motorsport in Italia e tracciare possibili prospettive di sviluppo. In particolare, la ricerca ha portato a individuare 171 realtà focalizzate sulla produzione e la progettazione, di cui il 68% piccole imprese, il 20% medie e il 12% grandi, e tre grandi distretti geografici: Emilia Romagna (26,9%), Lombardia (21%) e Piemonte (19,3%).

Un comparto competitivo. "Grazie alle elevate performance di prodotto – fattore critico di successo – e all’ottima reputazione di cui godono i suoi brand, questo settore dà un contributo rilevante all’economia italiana, sostenendo la competitività e i livelli tecnologici e di accesso ai mercati internazionali di alcuni distretti industriali sul territorio", affermano gli autori dello studio, facendo però presente la netta "prevalenza" di imprese medio-piccole di origine famigliare, "con una posizione stabile nella loro nicchia", ma incapaci di "intraprendere attività con un valore aggiunto più elevato". "Il settore è inoltre soggetto ad una situazione di natura ipercompetitiva, che rende i vantaggi derivanti dai processi di innovazione temporanei e costringe le imprese a continue innovazioni per mantenere il livello di competitività. Un contesto difficile da sostenere nel lungo periodo soprattutto per le Pmi più specializzate, costrette a continui investimenti in capitale e conoscenze per mantenere il livello di competitività e in difficoltà nel catturare il valore creato e mantenere le loro capacità di innovazione a medio-lungo termine".

Il peso dei regolamenti. Sulle strategie aziendali hanno un peso anche i regolamenti delle competizioni. Laddove il quadro regolatorio è "conservativo", le imprese, soprattutto quelle più piccole, riescono a "sviluppare ambiti di innovazione molto specialistici ed approfonditi e di ridurre i rischi di insuccesso", ma, al contempo, fanno fatica a sviluppare nuove competenze e tecnologie. Al contrario, la scelta di seguire regolamentazioni "innovative" favorisce lo sviluppo di nuove capacità di innovazione, ma allo stesso tempo pone rischi tecnologici che per essere affrontati richiedono maggiori disponibilità di capitale. "Le imprese, in estrema sintesi, sono chiamate ad uscire dalla propria nicchia e ad aprirsi verso l’esterno a molteplici livelli, compresi quelli del capitale e dell’internazionalizzazione; i policy maker, partendo dalla conoscenza e comprensione del comparto, sono chiamati a intervenire con politiche di innovazione, di incentivazione delle aggregazioni e di internazionalizzazione", afferma Massimiliano Marsiaj, coordinatore della Sezione Motorsport dell'Anfia e vice presidente della Sabelt.

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