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Auto elettriche
Von der Leyen: "Preoccupati dagli incentivi Usa, lavoriamo a una soluzione"

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Ursula von der Leyen torna a parlare di uno dei temi più caldi del momento per il futuro dell'industria automotive europea. Infatti, il presidente della Commissione europea ha colto l'occasione di un suo intervento al forum di Davos per affrontare di nuovo la questione dell'Inflation Reducton Act (Ira) e delle conseguenze sulle auto elettriche prodotte nel Vecchio continente: "Non è un segreto che alcuni elementi della normativa statunitense abbiano sollevato una serie di preoccupazion,i in particolare per alcuni incentivi", ha affermato von der Leyen. "Per questo abbiamo lavorato con gli Stati Uniti per trovare delle soluzioni, ad esempio per far sì che anche le aziende europee e le auto elettriche prodotte nella Ue possano accedere ai benefici dell'Ira".

I rischi. "Il nostro obiettivo", ha proseguito von der Leyen, "dovrebbe essere quello di evitare interruzioni nel commercio e negli investimenti transatlantici. Dovremmo lavorare per garantire che i nostri rispettivi programmi di incentivi siano equi e si rafforzino a vicenda. E dovremmo stabilire come possiamo beneficiare congiuntamente di questi massicci investimenti, ad esempio creando economie di scala attraverso l'Atlantico o fissando standard comuni. Al centro della visione comune c'è la nostra convinzione che la concorrenza e il commercio siano la chiave per accelerare la tecnologia pulita e la neutralità climatica". Il presidente della Commissione ha anche denunciato i "tentativi agressivi" da parte della Cina o di altri Paesi di conquistare capacità industriali europee e, quindi, ha sottolineato l'urgenza di spingere sulla transizione "senza creare nuove dipendenze". 

Un piano industriale. Per questo è stato lanciato il Green Deal, "un piano per rendere l'Europa la patria delle tecnologie pulite e dell'innovazione industriale" sulla strada delle decarbonizzazione. Il programma è basato su quattro pilastri chiave. Il primo è un contesto normativo, che, secondo von der Leyen, consenta "di crescere rapidamente e di creare condizioni favorevoli per settori cruciali". A tal proposito sono state citate le iniziative NextGenerationEU e REPowerEU e l'imminente "Net-Zero Industry Act" che seguirà il modello del Chips Act, punterà a "semplificare e velocizzare le autorizzazioni per i nuovi siti di produzione clean-tech" e andrà di pari passo con il Critical Raw Materials Act. Dunque, servirà a ridurre le dipendenza dell'Europa da alcuni Paesi come la Cina e a rafforzare approvvigionamento, produzione e trasformazione insieme a partner quali Stati Uniti e Ucraina.

Gli aiuti di Stato. Altro pilastro del Green Deal riguarda i finanziamenti. Anche in questo caso von der Leyen ha citato - anche se solo indirettamente - gli Stati Uniti: "Per mantenere attrattiva l'industria europea è necessario essere competitivi con le offerte e gli incentivi attualmente disponibili al di fuori della Ue. Per questo proporremo di adeguare temporaneamente le nostre norme sugli aiuti di Stato per velocizzarle e semplificarle, contrastando i rischi di delocalizzazione dovuti ai sussidi esteri". Si tratta, in ogni caso, di uno strumento limitato perché richiede di aumentare i finanziamenti comunitari per "evitare un effetto di frammentazione sul mercato unico e sostenere la transizione verso tecnologie pulite in tutta l'Unione". Da qui nasce l'idea, per il medio termine, di creare un "Fondo di sovranità europeo" per aumentare le risorse disponibili per la ricerca, l'innovazione e i progetti industriali fondamentali per la decarbonizzazione. Per l'immediato si valuta, invece, una "soluzione ponte per fornire un supporto rapido e mirato dove è più necessario". Il Green Deal punta, inoltre, a sviluppare le competenze necessarie per realizzare la transizione e allo stesso a "facilitare un commercio aperto ed equo a vantaggio di tutti" perché gli scambi internazionali sono "fondamentali per aiutare la nostra industria a ridurre i costi, creare posti di lavoro e sviluppare nuovi prodotti".

Le accuse alla Cina. "Per lo stesso motivo, laddove il commercio non è equo, dobbiamo rispondere in modo più deciso", ha proseguito von der Leyen, lanciando precise accuse alla Cina. Pechino "ha fatto del potenziamento dell'innovazione e della produzione di tecnologie pulite una priorità chiave nel suo piano quinquennale. Domina la produzione globale in settori come i veicoli elettrici o i pannelli solari, essenziali per la transizione. Ma la concorrenza sullo zero netto deve basarsi su condizioni di parità. La Cina ha incoraggiato apertamente le aziende ad alta intensità energetica in Europa e altrove a delocalizzare tutta o parte della loro produzione. Lo fanno con la promessa di energia a buon mercato, basso costo del lavoro e un ambiente normativo più indulgente. Allo stesso tempo, la Cina sovvenziona pesantemente la sua industria e limita l'accesso al suo mercato per le aziende dell'Ue". Dunque, a suo avviso, bisogna "utilizzare tutti i nostri strumenti per affrontare le pratiche sleali".

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