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Mercato europeo
Primo trimestre, boom delle ibride plug-in: sono più delle elettriche

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Le alimentazioni alternative piacciono all'Europa, soprattutto se combinano l'endotermico con la batteria. Stando agli ultimi dati dell'Acea relativi ai Paesi dell'Unione e dell'Efta, nel primo trimestre 2016 il mercato dei veicoli green ha registrato una crescita del 10,7%, passando da 160.018 a 177.182 immatricolazioni rispetto ai primi tre mesi del 2015. Il merito, però, non è del metano (sempre in netto calo) o delle elettriche pure, ma delle ibride e delle ibride plug-in: queste ultime, in particolare, sono le protagoniste di una vera e propria cavalcata a scapito delle vetture alla "spina", superate per numero di consegne.

Metano e Gpl perdono terreno. Il bilancio delle alimentazioni alternative è positivo in tutti i principali mercati ad eccezione dell'Italia. Se la Spagna cresce del 51,9%, la Francia del 28,7, il Regno Unito del 23,7 e la Germania del 13%, il nostro Paese registra infatti un calo del 12,9% (da 60.993 veicoli a 53.130), essenzialmente dovuto alla performance negativa del metano e del Gpl (da 53.634 a 42.578, -20,6%): un trend apparentemente inarrestabile che pesa in maniera decisiva sulle alimentazioni alternative europee nel loro complesso.

L'avanzata ibrida. Mentre il metano cala, le auto a propulsione endotermico-elettrica brillano di luce propria. Nel primo trimestre 2016, le ibride pure e le mild hybrid sono cresciute del 29,7%, passando dalle 57.677 immatricolazioni di un anno fa a 74.796: in Italia i numeri sono contenuti a livello assoluto (si parla di 9.714 vetture) ma l'aumento del 47,4% conferma una velocità superiore alla media europea. Le ibride si comportano bene anche in Germania (da 4.936 a 6.883 +39,4%) , Francia (da 13.690 a 14.827, +8,3%), Regno Unito (da 12.115 a 15.075, +24,4%) e Spagna (da 4.117 a 6.383, +55%).

Il caso delle plug-in. E veniamo alle ibride plug-in, sostenute dal lancio di nuovi modelli in grado di contenere la range anxiety rispetto alle soluzioni "100% spina". Secondo l'Acea, nel primo trimestre 2016 il mercato europeo di elettriche pure, elettriche extended range, fuel cell (per ora numericamente trascurabili) e ibride plug-in si è attestato su 52.690 immatricolazioni, per un aumento del 37,5% rispetto alle 38.312 consegne del 2015 (in Italia la crescita è del 9%, da 769 a 838 veicoli). Nello specifico, si nota l'aumento delle elettriche pure (da 20.099 a 23.717 immatricolazioni, +18%), ma soprattutto quello delle ibride plug-in, passate da 16.509 a 23.868 unità (+44,6%): quanto basta per centrare il sorpasso, anche se solo per un pugno di vetture. Il dato conferma il trend iniziato nel 2015 e già indicato un mese fa dall'Eafo (European Alternative Fuels Observatory).

La "guerra" nel dettaglio. I principali mercati europei forniscono ulteriori indizi sul confronto tra le due filosofie a batteria. In Italia, nonostante i numeri ridottissimi a livello assoluto, le plug-in passano da 121 a 413 immatricolazioni (+241,3%), mentre le elettriche calano da 586 a 404 (-31,1%). In Francia, il trend è palese: nonostante i corposi incentivi del governo riservati alle emissioni zero (volate da 2.903 a 6.022 unità, +107,4%) le ibride plug-in fanno addirittura meglio incrementando le consegne da 834 a 2.095  (+151,2%). Rilevante è anche la Germania, dove le elettriche sono quasi stabili (2.373 a 2.332, -1,7%) e le ibride plug-in crescono da 2.169 a 3.506 immatricolazioni (+61,6%): il mercato potrebbe cambiare con l'arrivo dei nuovi incentivi (4 mila euro per le elettriche e 3 mila per le ibride plug-in), ma a prima vista la contenuta differenza tra i due contributi non dovrebbe ribaltare la situazione, almeno a breve termine. Infine la Norvegia: nello storico fortino elettrico le emissioni zero sono calate da 7.202 a 6.425 immatricolazioni (-10,8%), mentre le ibride plug-in hanno fatto il botto passando da 910 a 4.501 vetture (+394,6%).

Davide Comunello

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