Bilancio di un anno Un 2017 da regine per PSA e Panda

Rosario Murgida Rosario Murgida
Bilancio di un anno
Un 2017 da regine per PSA e Panda
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Il mercato italiano dell'auto ha chiuso l'anno in linea con le previsioni: quasi 2 milioni di immatricolazioni e una crescita dell'8% circa nonostante la flessione di oltre il 3% subita a dicembre. Abbiamo analizzato i dati annuali per verificare chi tra le Case e i gruppi, ha fatto meglio e per individuare quali sono stati i trend di riferimento da monitorare durante un 2018 che alcune previsioni danno ancora in crescita malgrado segnali di fisiologico rallentamento.

La regina è PSA. Tra i gruppi la palma del migliore va sicuramente a PSA, proprietario dei brand francesi Citroën e Peugeot e, da pochi mesi, della tedesca Opel. Guidato da Carlos Tavares, ha messo a segno una crescita di ben il 37,27% non solo grazie al contributo della Casa di Rüsselsheim, ma anche per effetto dell'ottimo andamento della Citroën, una delle migliori marche in assoluto in virtù di una crescita del 29,23% e del positivo andamento della nuova C3, capace di salire al secondo posto della classifica mensile con 3.258 immatricolazioni e al sesto nella classifica annuale con 48.625 registrazioni, oltre il 62% delle 78.198 immatricolazioni totali del marchio transalpino. Meglio della Citroën, seppur di poco, ha fatto solo la Suzuki, tra i marchi più noti grazie a un +37,37%. E sempre dalla Francia arriva uno dei gruppi con una delle migliori crescite percentuali. Il gruppo Renault ha infatti messo a segno un miglioramento delle immatricolazioni annuali del 15,25% grazie al +20,85% della Dacia e al +12,99% del marchio omonimo. La classifica vede comunque al primo posto FCA, capace di limitare il calo della propria penetrazione di mercato al 28,46% (era il 29,07% nel 2016) grazie alla spinta della Jeep e al suo +22,32%. Alle spalle del gruppo italo-statunitense si è piazzata Volkswagen con il 12,82% del mercato (13,05% nel 2016) seguita, nell'ordine, da PSA con l'11,03%, Renault con il 9,73%, Ford con il 7,84%, Daimler con il 4,7%, Toyota con il 4,52%, BMW con il 4,34%, Nissan con il 3,28% e Hyundai con il 2,99%.

Maserati cresce di più nel super lusso. Ci sono marchi che hanno fatto ancora meglio per crescita percentuale pur rimanendo su volumi decisamente inferiori in termini assoluti. E sono brand soprattutto dei segmenti premium o superpremium. È il caso della Maserati, che, con 2.917 immatricolazioni, ha chiuso l'anno con una crescita del 42,08%. Ancora meglio hanno fatto Lamborghini con il suo +150% ma solo 133 supercar registrate, e Aston Martin con un +141,18% e 41 immatricolazioni.

Tra le premium tedesche vince l'Audi. Scendendo di pochi gradini, nel segmento premium per eccellenza, l'Audi vince la partita contro le dirette concorrenti Mercedes e BMW. La Casa di Ingolstadt ha confermato per il nono anno di fila la propria leadership in Italia con una crescita l'anno scorso del 4,86% e 67.084 immatricolazioni e si è piazzata così davanti al marchio di Stoccarda, a sua volta in miglioramento del 2,19% con 65.859 unità registrate. Lontana, seppur di poco, la BMW, protagonista di una crescita nell'intero anno dell'1,71% e di 60.873 immatricolazioni. Rimanendo nel segmento premium, performance decisamente positive per la Jaguar con un +8% e 5.308 unità registrate, mentre la sorella Land Rover ha subito un calo dello 0,64%, con 18.673 registrazioni. Sostanzialmente stabile la Volvo, in calo dello 0,12% a 16.964 unità immatricolate, mentre per quanto riguarda le premium giapponesi, la Infiniti è cresciuta del 4,99% con 1.852 immatricolazioni, e la Lexus, di proprietà della Toyota, ha perso il 3,57% arrivando a registrare poco più di 4 mila veicoli.

Trend crossover. Se ne parla da anni e i dati lo dimostrano senza alcuna possibilità di smentita: il mercato italiano, al pari di altri, vede un solo segmento in crescita, quello delle crossover. È infatti l'unico segmento ad aumentare il proprio peso anche per effetto del continuo ampliamento dell'offerta. L'anno scorso questi modelli sono arrivati al 22,4% del mercato, contro il 18,5% del 2016. Al contrario, le berline sono calate dal 54,6% al 52,4%, le station wagon dal 7,5% al 7,1%, le monovolume piccole dal 4,8% al 3,9% e quelle compatte dal 3,6% al 3,1%. Stabili, invece, le fuoristrada all'8,3% e le multispazio all'1,4%. 

Italia mercato da piccole. L'Italia si conferma comunque un mercato per auto di piccola dimensione. I modelli dei segmenti A, B e C coprono infatti ben l'85% (era l'85,6% nel 2016) delle immatricolazioni totali, nonostante il calo delle utilitarie dal 38,1% al 36,6%. Se le piccole scendono dal 17,1% al 16,7%, le medie crescono invece dal 30,4% al 31,7%. In aumento risultano anche le medie superiori (segmento D), dal 12,2 al 12,8%, mentre risultano stabili i segmenti E (2%) ed F (0,3%). 

Panda leader. La propensione degli italiani verso le auto di piccola dimensione avvantaggia naturalmente il gruppo FCA. La Fiat Panda con 145.919 immatricolazioni mantiene la leadership assoluta, malgrado un leggero calo rispetto al 2016; alle sue spalle si piazzano Lancia Ypsilon con 60.321, Fiat Tipo con 56.046 e Fiat 500 con 53.960. Subito dopo figurano la Renault Clio e la Citroën C3, con la prima capace di registrare una crescita del 5,7% circa e la seconda protagonista di un aumento delle immatricolazioni di ben il 51,12%. Alle spalle delle due francesi figurano due altre italiane: le Fiat 500L e 500X. Il nono posto è appannaggio della Volkswagen Golf (41.820), mentre al decimo si piazza la Ford Fiesta, con 41.285 unità

A FCA la testa dei segmenti bassi, ai tedeschi i segmenti alti. Le classifiche dei vari segmenti dimostrano la leadership di mercato dei brand del gruppo FCA nei segmenti A, B o C, mentre sono tedeschi i modelli più popolari delle fasce superiori. Tra le piccole vince ovviamente la Panda, seguita a distanza dalla 500, mentre la vetta delle utilitarie è occupata dalla Ypsilon, tallonata dalla Clio. Nelle medie sono la Tipo e la 500X a dominare, mentre dai segmenti più alti la palma va a modelli di brand esteri. La Volkswagen Tiguan domina tra le medie superiori, la Mercedes Classe E nel segmento E e la Porsche 911 nell'F. La suddivisione per carrozzeria mostra qualche sorpresa e qualche conferma. La Panda domina ovviamente tra le berline, la 500X tra le crossover, la Jeep Renegade tra le fuoristrada, la Tipo tra le station wagon, la 500L tra le monovolume piccole, la Ford C-Max tra quelle compatte, la Fiat Qubo tra i multispazio, la Smart fortwo tra le cabrio e persino le spider, la Renault Espace nelle monovolume grandi e la Mercedes Classe C tra le coupé.

Mancano italiane tra elettriche e ibride. Lo scetticismo dimostrato finora dal gruppo FCA e dal suo ceo Sergio Marchionne verso le nuove propulsoni si ritrova nella classifiche delle alimentazioni. Il podio delle auto diesel è occupato, nell'ordine, da tre Fiat, la Tipo, la 500X e la 500L, mentre tra le benzina domina l'onnipresente Panda seguita dalla 500 e dalla Ypsilon. L'utilitaria prodotta a Pomigliano d'Arco svetta anche tra le auto a Gpl e a metano. Nelle ibride, invece, domina il gruppo Toyota con cinque modelli ai vertici: le Toyota Yaris, C-HR, Auris e RAV4 e la Lexus NX. Tra le elettriche la regina è l'alleanza Renault-Nissan grazie alla Nissan Leaf e alla Renault Zoe, ma in grande crescita è la Tesla con le Model S e Model X. Un segmento, quello delle elettriche che, tra l'altro, non riesce ancora ad aumentare il proprio peso sul mercato. Nonostante un aumento del 38,6% delle immatricolazioni e 1.945 veicoli registrati, la quota rimane ferma allo 0,1%. Va meglio per le ibride, che, grazie a una crescita del 71%, sono salite dal 2,1% al 3,3%, una percentuale ancora lontana, però, dai risultati raggiunti in altri Paesi europei, in virtù anche di generosi incentivi e migliori infrastrutture per la ricarica. Il diesel rimane invece la motorizzazione preferita dagli italiani nonostante il dieselgate e la campagna di demonizzazione da parte di molte amministrazioni locali. Le vetture a gasolio sono infatti calate solo dal 57,4% al 56,7%. Le benzina sono invece scese dal 32,4% al 31,6%, mentre quelle a Gpl sono cresciute dal 5,6% al 6,5% e quelle a metano sono calate dal 2,4% all'1,6%. 

Parco circolante vetusto. Al di là della crescita e dei cambiamenti in atto sul mercato, resta un fatto incontrovertibile: il parco circolante italiano è ancora troppo vecchio. Da una parte è una caratteristica da considerare positiva perché implica una domanda di sostituzione ancora latente, capace di rappresentare una buona spinta per il mercato nel suo complesso, ma dall'altra rappresenta un fattore preoccupante per l'ambiente, come dimostrato dalla media ponderata delle emissioni di anidride carbonica, scesa di solo lo 0,3% a 112,4 grammi/chilometro. Del resto, secondo un'analisi condotta dal Centro Studi e Statistiche dell'Unrae su dati dell'Aci, dei 37.843.983 veicoli in circolazione in Italia il 25,3% ha motori Euro 3. In pratica, 9,567 milioni di auto hanno oltre 17 anni di vita. 

Andrea .

Non è ben chiara l'ultima affermazione: da come è scritta, sembrerebbe che le macchine euro 3 abbiano oltre 17 anni, ma non è così. Il fatto che ci siano 9,567 milioni di macchine con più di 17 anni non dovrebbe dipendere dalla percentuale di euro 3, quindi in questa cifra, dovrebbero essere comprese parte delle euro 3, più le superstiti euro 0, 1 e 2; però, guarda caso, quei 9 milioni e passa corrispondono proprio (macchina più macchina meno) al 25,3% del parco circolante (percentuale delle euro 3).

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  • Non è ben chiara l'ultima affermazione: da come è scritta, sembrerebbe che le macchine euro 3 abbiano oltre 17 anni, ma non è così. Il fatto che ci siano 9,567 milioni di macchine con più di 17 anni non dovrebbe dipendere dalla percentuale di euro 3, quindi in questa cifra, dovrebbero essere comprese parte delle euro 3, più le superstiti euro 0, 1 e 2; però, guarda caso, quei 9 milioni e passa corrispondono proprio (macchina più macchina meno) al 25,3% del parco circolante (percentuale delle euro 3).
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