Chiamatele, se volete, riflessioni agostane. Abbiamo avuto l'occasione di scambiare due chiacchiere con Plinio Vanini, presidente del Gruppo Autotorino, una delle realtà più grandi della distribuzione auto in Italia, provando a fare una sorta di bilancio di metà anno del mercato. Pensavamo di trovarlo in relax tra le sue adorate montagne e invece ci risponde dal suo ufficio, operativo anche ad agosto.

Presidente, come vanno gli affari a Cosio Valtellino? Niente vacanze quest'anno?
Certo che sì. Mi sono preso qualche giorno di ferie a giugno. Gli affari, diciamo bene. Nei primi sette mesi dell'anno abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati e, nonostante il calo del mercato, abbiamo venduto oltre un migliaio di vetture in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Quindi ancora una volta siete controcorrente...
Sì ed è una soddisfazione che voglio condividere con tutte le persone che lavorano con noi, la dimostrazione che la qualità del "capitale umano" fa la differenza nelle imprese. Ogni giorno ci impegniamo a soddisfare le richieste della clientela e vedere tangibili risultati del nostro impegno ci rende felici. Se però guardo fuori da qui, all'intero settore della distribuzione auto, qualche preoccupazione mi viene.

A che cosa si riferisce?
Il mercato dell'auto per ora ha il segno meno. E l'incertezza della scena politica di certo non rassicura né gli imprenditori né i consumatori. Come si fa a elaborare strategie o pianificare investimenti se non si sa quali saranno gli indirizzi e le scelte del governo? Noi, dal canto nostro, le nostre proposte le abbiamo messe sul tavolo. In occasione del Dealer Day di Verona, abbiamo chiesto di diventare, finalmente, il 28° paese dell'Unione Europea ad avere la detrazione dell'Iva al 100% per le auto aziendali. E abbiamo proposto un credito d'imposta su base quinquennale per agevolare la sostituzione delle auto più vecchie, diciamo le ante Euro 4,  ovvero circa 11 milioni di veicoli.

Sì e sappiamo che il ministro Salvini, presente a Verona, si è fatto latore della vostra proposta...
Esatto, ha preso l'impegno. Ma adesso, con le condizioni politiche che si sono create, è difficile prevedere che esito avrà. Le nostre preoccupazioni derivano anche dal fatto che le misure sinora adottate più per ideologia che per reale necessità, come i bonus per l'auto elettrica e i malus per quelle, cosiddette, inquinanti, si sono rivelati un flop.

Quindi, siete preoccupati di finire fuori dai radar degli interessi e delle scelte del prossimo esecutivo?
Le faccio un esempio. Il comparto automotive vale, in Italia, punto più punto meno l'11% del Pil. Conta più di un milione di addetti e versa all'erario il 16% del gettito fiscale. Un mercato che cresce o scende del 4% sposta più o meno lo 0,14% di Pil. Non meritiamo forse attenzione? La verità è che sinora, in Italia, si è sempre ascoltata la voce di chi produce, non di chi distribuisce. Ma oggi, il nostro Paese produce meno della metà di quanto produceva negli anni passati. Sì, io credo che le istanze del nostro settore meritino di essere prese in considerazione.

Che cosa succederà adesso?

Non lo so. Io sono dell'idea che se un governo fallisce gli obiettivi, debba dichiarare conclusa la propria esperienza e lasciare la parola agli elettori. In ogni modo, chiunque venga dopo, spero metta in campo idee chiare e si prefigga obiettivi realistici e basati sullo sviluppo. E noi, come imprese della distribuzione auto, faremo la nostra parte. Per il resto, auspico che il ministro Salvini tenga fede all'impegno preso.