Si è conclusa l'edizione 2020 dell'Automotive Dealer Day, che quest'anno si è svolta in forma digitale. Molti i temi affrontati: dal futuro della distribuzione auto all'impatto della crisi sanitaria sulle attività dei dealer; dalle nuove proposte per migliorare il service alla prossime sfide della tecnologia e la gestione dei clienti in remoto. Un'edizione, questa, che è stata anche l'occasione per una profonda riflessione per il settore in un momento difficile per gli operatori e per i consumatori. “Dopo la fase più buia della crisi da Covid-19" ha detto Andrea Cardinali, direttore generale dell'Unrae, "restano fosche le prospettive dell'industria automotive europea nonostante la ripartenza delle attività. C'è stato solo un attenuarsi della tendenza negativa”. D'accordo, gli incentivi stanno danno una mano al settore, ma si poteva fare di meglio. Che cosa? "Restano", continua Cardinali "i limiti del pacchetto così come disegnato, con il plafond di 100 milioni di euro destinato ai veicoli della fascia di emissioni di 91-110 g/km di CO2 già esaurito dopo meno di 2 settimane. Allo stesso tempo, restano a oggi disponibili circa 300 milioni di fondi nelle altre fasce di emissione, parte dei quali probabilmente avanzeranno a fine anno”.

Correggere il tiro. Dello stesso avviso è il presidente di Federauto Adolfo De Stefani Cosentino: "Non chiediamo contributi a fondo perduto: i 50 milioni di euro stanziati dal Governo per agosto si sono concretizzati nell'acquisto da parte di privati di 14 mila auto in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno, con l'incasso di circa 70 milioni di euro di Iva da parte dello Stato. Ma se questi 50 milioni di agosto sono stati esauriti in 5 giorni e i 100 milioni di settembre in 12, forse c'è qualcosa da correggere". De Stefano Cosentino pensa a una rivalutazione del diesel: "Per dare ossigeno al comparto e non generare distorsioni di mercato, è importante che gli incentivi non siano clusterizzati a fasce: il diesel di oggi presenta emissioni fino a 35 volte inferiori rispetto alle auto prodotte venti o trent'anni fa".

Dealer in trincea. Anche i concessionari intervenuti non hanno nascosto le difficoltà che li attendono e le prossime sfide. Da un lato le Case, che vorrebbero ridimensionarli con progetti di vendite online e consegna della vettura a domicilio. Dall'altra parte loro, gli imprenditori, che si trovano a dover fronteggiare una delle peggiori crisi della storia, dove non solo si è verificato un calo delle vendite, ma si è assistito anche a un deciso mutamento dei rapporti con la clientela. Un cambiamento che impone reazioni veloci, scelte coraggiose e un ripensamento del modello di business. E gli automobilisti? Sono più informati, più attenti, ma molto più volubili che in passato. Ed è difficoltoso approcciarli: impegnativo acquisire la loro fiducia, facilissimo perderla.

Il futuro tra elettrico e noleggio.
Altro tema affrontato nelle sale virtuali del Dealer Day è stato quello della mobilità elettrica. “Nell’ormai inevitabile processo di elettrificazione della mobilità", ha detto Michele Crisci, presidente dell'Unrae, "la partita fondamentale si gioca sul campo dell’infrastrutturazione. Ma siamo in ritardo e ci vuole un piano almeno quinquennale di investimento e un piano decennale di incentivi. Si tratta di un processo costoso, visto che la singola installazione di una colonnina fast-charge costa all’incirca 200 mila euro, ma è indispensabile per un Paese come il nostro, che vive di turismo”. Anche il tema del possesso invece della proprietà è stato toccato a più riprese. Una parte dei dealer ha sottolineato l'equivoco nel considerare i noleggiatori come dei non concorrenti: se questi operatori offrono piani triennali con una vettura e servizi, i concessionari vendono comunque meno auto. Per evitare ciò, chi può permetterselo, deve avere la forza di entrare in questo mercato. Solo così la funzione del dealer potrà dirsi veramente completa, quando potrà offrire al cliente tutte le opzioni disponibili.