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Auto elettriche
Un automobilista su due considera l’acquisto, ma il prezzo frena

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Un automobilista su due considera l’acquisto, ma il prezzo frena
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Le normative europee hanno stabilito una roadmap verso l’elettrico che ha tappe ben definite, prima fra tutti quella del 2030, anno in cui si dovranno ridurre del 55% le emissioni di CO2. Ma i consumatori quanto sono pronti a intraprendere questa strada? Il tema è centrale oggi più che mai per le case automobilistiche, che su questo percorso stanno investendo cifre enormi, ma anche per i produttori di componenti, come la Continental, che ogni anno commissiona al proprio Osservatorio Mobilità e Sicurezza uno studio sui trend più interessanti e che per il 2021 ha scelto di indagare l’atteggiamento degli italiani verso le auto a batterie, la loro conoscenza di queste vetture e la propensione a considerarle come alternativa a quelle a combustione interna.

Uno su due ci pensa. Il sondaggio, condotto da Euromedia Research, si è svolto su un campione di 3.000 automobilisti, equamente ripartiti geograficamente, ma anche anagraficamente tra baby boomer (nati cioè tra il 1949 e il 1965), generazione X (tra il 1965 e il 1979), Y (tra il 1980 e il 1994) e Z (dopo il 1994). Le risposte descrivono un pubblico composito e con atteggiamenti diversi in base all’età e alla zona di residenza. Il dato più rilevante è che il 55,5% degli intervistati è interessato ad acquistare un’auto elettrica, mentre il 10,6% dice di essersi già informato al riguardo o di possederne già una. I più propensi sono i giovani (tra i 27 e i 41 anni) che guidano un’auto a benzina, percorrono al massimo 50 km al giorno, vivono al Sud o in provincia e dispongono di un garage nel quale installare una wallbox. I più scettici, invece, sono gli over 57 che vivono nel Nord-Ovest, percorrono 10 chilometri in media al giorno e non possiedono un box dove ricaricare l’auto.

Informati, ma non troppo. Il 76,8% degli intervistati si è detto “interessato” alle elettriche, il 63,7% va oltre e si definisce “informato”. Quando si indaga la conoscenza delle varie tecnologie, però, emergono lacune: se tre su quattro sanno definire correttamente un’auto ibrida e una elettrica, solamente il 47% sa esattamente che cosa sia un’ibrida plug-in.

I limiti. Tra i freni più forti al passaggio all’elettrico c’è il costo. Il 62,8% degli utenti dice di non avere il budget necessario ad acquistarne una. E la leva degli incentivi non basta: tre su quattro di coloro che non sono propensi a comprare una EV non lo farebbero nemmeno a fronte dei bonus. Altro limite forte è l’autonomia, ritenuta ancora non sufficiente per il 38,7% degli intervistati, seguita dalla mancanza di punti di ricarica (37,4%), che costringe a programmare gli spostamenti lunghi. La scarsa diffusione delle colonnine è il tema più sentito: il 24,6% dichiara di non averne mai viste, mentre il 59,4% ne vede poche e solamente in alcune zone. Molti, però, confidano nei fondi del Pnrr per la loro espansione.

I punti di forza. Se si parla di soluzioni per tutelare l’ambiente, il 60% degli utenti concorda sul fatto che l’elettrico sarà la tecnologia in grado di ridurre le emissioni, anche se non potrà essere la soluzione alla mobilità almeno per i prossimi cinque anni. Altri vantaggi offerti dalle EV sono il confort e la silenziosità (per il 27,3%) e la libertà di circolazione anche nelle zone a traffico limitato (25,4%). Tra i pregi non vengono indicate le prestazioni, uno dei plus più interessanti dei motori elettrici, ma questo si spiega con il fatto che la gran parte degli intervistati (l’88%) non ne ha mai provata una.

Ottimismo per il futuro. Nonostante i dubbi, la maggioranza degli automobilisti (il 54,9%) si dice fiduciosa nella capacità del nostro Paese di affrontare la transizione prevista per il 2035, data entro la quale l’Ue vorrebbe vietare la vendita di vetture termiche. Una transizione che può riservare delle opportunità. Per le concessionarie, per esempio. Come ha spiegato Alessandro De Martino, ad di Continental Italia, “la rete dei dealer potrà incidere sulle modalità di approccio con i consumatori e avvicinarli così al mondo elettrico: il 68,9% degli intervistati, infatti, ha voglia di provare una EV, ma non tutte le concessionarie oggi offrono test drive di queste vetture. Non solo. Se le Case, i noleggiatori, le reti di vendita e i fornitori di energia elettrica unissero gli sforzi e offrissero canoni di abbonamento che comprendano wallbox a condizioni interessanti e la possibilità di noleggiare auto tradizionali per il weekend o i viaggi lunghi, le probabilità che una EV diventi adatta alle esigenze di molti aumenterebbero”. C’è un potenziale mercato da sviluppare, insomma. Questo nonostante il quadro del nostro Paese tratteggiato dai dati di Kearney, presentati a margine dell’indagine, che evidenziano come l’ltalia sia in ritardo rispetto alla media europea sulla diffusione delle auto elettriche, anche a causa di una politica di incentivi che sono sì generosi, ma molti instabili, con fondi che si esauriscono e poi tornano disponibili, creando incertezza nei consumatori.

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Il caso Volkswagen. Tra i costruttori impegnati nella transizione verso l’elettrico il gruppo Volkswagen è certamente quello che ha investito le risorse maggiori (circa 73 miliardi di euro da qui al 2023). Per questo, alla presentazione dello studio della Continental c’era anche Massimo Nordio, vice presidente Government Relations and Public Affairs del gruppo. “Per sostenere la nostra visione stiamo lavorando su più fronti”, ha spiegato Nordio. “Innanzitutto sul prodotto. Creeremo una rete di sei gigafactory in Europa, che ci permetterà di produrre un totale di 240 GWh l’anno, ma anche di controllare l’interno processo delle batterie, dalla produzione allo smaltimento. Inoltre, stiamo lavorando a una nuova tecnologia di celle che ci permetterà di abbassare il costo degli accumulatori tra il 30 e il 50% entro il 2030. E dal 2025 avremo una sola piattaforma dedicata ai veicoli elettrici, modulare, flessibile e condivisibile con altri costruttori, che contribuirà a ridurre ulteriormente i costi delle auto a batterie”. Poi c’è il problema della ricarica. “La rete in Italia oggi non è inadeguata tanto per il numero di punti (sono 24.000 circa), ma per la qualità. È necessario incrementare le colonnine ad alta potenza. Per questo abbiamo stretto un accordo con Enel X, che prevede l’istallazione di 3.000 punti di ricarica entro il 2025. Infine, stiamo lavorando a un software proprietario per le auto elettriche, aggiornabile over the air, con cui sarà possibile attivare nuove funzionalità”. Ma anche un costruttore come il gruppo Volkswagen, da solo, può fare poco in un passaggio così complesso come quello che il comparto sta affrontando. “Dobbiamo lavorare insieme a tutti gli stakeholder, i governi, i fornitori, gli enti pubblici e le reti di vendita, per far conoscere le opportunità che oggi l’elettrico rappresenta”, ha concluso Nordio.

COMMENTI

  • NON MI RISULTA CHE A TUTTOGGI SIA STATO PUBBLICATO UN RAFFRONTO DI COSTI DI PRODUZIONE TRA UNA VETTURA DI MEDIA CILINDRATA MOTORIZZATA DIESEL E/O BENZINA E EQUIVALENTE IN POTENZA E PRESTAZIONI EQUIPAGGIATA CON MOTORE ELETTRICO
  • Neanche io credo a questo sondaggio, in Italia poi........., non siamo in Norvegia. Tra i limiti non viene neanche menzionato il tempo di attesa per la ricarica, come se tutti avessimo una pazienza infinita.
  • Ma nn ci credo , nn ci credo proprio !