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Cardinali (Unrae)
"Governo indifferente alle sorti dell’auto"

Cardinali (Unrae)
"Governo indifferente alle sorti dell’auto"
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Un tracollo annunciato da mesi. Che l’assenza di una politica statale di incentivazione alla transizione ecologica rischia di rendere drammatico anche nei mesi a venire. Così il direttore generale dell’Unrae, Andrea Cardinali, commenta il consuntivo 2021 del mercato dell’auto. Che porta a quasi un milione il buco di targhe in due anni rispetto al 2019. "Il problema dell’anzianità del circolante italiano e, quindi, delle emissioni inquinanti e della sicurezza, non interessa a questo governo", dice il numero due dell’associazione delle Case estere. "La scelta di uscire dagli incentivi è una chiara dichiarazione di indifferenza".

Anche a dicembre un calo a doppia cifra, per il sesto mese consecutivo. Il 2021 chiude con una leggera crescita rispetto a un anno tragico come il 2020, caratterizzato da mesi di lockdown totale…
È un dato che va oltre ogni più pessimistica previsione di inizio anno, ma anche un tracollo annunciato ormai da mesi. Il buco, rispetto al 2019, è stato di oltre 450 mila auto, che si sono aggiunte alle 534 mila del 2020. In due anni abbiamo perso quasi un milione di immatricolazioni. L’unica indicazione positiva è l’alta quota di auto elettriche, il 7% a dicembre, il 4,6% nei 12 mesi, ma su questo fronte il mercato sta ancora beneficiando della coda degli incentivi prenotati lo scorso autunno. Da questo punto di vista i lunghi tempi di immatricolazione provocati dalla crisi dei microchip prolungano nel tempo l’effetto positivo dei bonus e nascondono, per il momento, i problemi che questo tipo di vetture avrà in assenza di contributi. Insomma, si tratta di percentuali importanti, ma da prendere con le molle.

È stato un 2021 a due facce: un primo semestre discreto, che aveva fatto sperare nell’uscita dal tunnel e un secondo semestre nero. Come si spiega?
È impossibile dire che cosa abbia influito di più nella caduta di immatricolazioni iniziata a luglio. Certamente lo stop & go degli incentivi ha creato più di un problema alla filiera Case-concessionarie-clienti. Sia chiaro, i contributi dello Stato hanno indubbiamente sostenuto il mercato, ma il modo con cui sono stati erogati, i click day che si sono verificati, hanno creato anche grande incertezza, hanno generato brusche frenate e brusche accelerazioni che hanno anche disorientato la clientela. Questo fenomeno si è amplificato oltremisura nell’ultima parte dell’anno e una quota del buco di immatricolazioni degli ultimi due mesi può essere ascritta anche a un’attesa di nuovi fondi per il 2022 che, invece, poi non sono arrivati. Poi c’è stata la crisi dei microchip, che ha dilatato i tempi di consegna delle auto ordinate e ha contribuito a penalizzare le immatricolazioni, così come la prudenza, e in molti casi la scarsa propensione all'acquisto, di molte fasce di clienti, indipendentemente dalla presenza degli incentivi. È impossibile attribuire un peso a queste singole voci, certamente si sommano e determinano il risultato disastroso che ci troviamo a commentare.

Alla fine Governo e Parlamento hanno deciso di non riproporre gli incentivi nel 2022. Non c’è il rischio di interrompere o quantomeno di rallentare quella stessa transizione ecologica che invece il Governo a parole sostiene di voler accelerare?
Questa domanda dovrebbe farla al Presidente del consiglio. Siamo rimasti l’unico paese dell’Unione Europea senza incentivi alla transizione ecologica. È una cosa incomprensibile, inspiegabile, paradossale. Non so, forse c’è stato un problema di veti incrociati tra i partiti. Di fatto, però, checché ne dicano alcuni esponenti dell’esecutivo, una proposta del Governo per l’auto durante la discussione del Ddl bilancio non c’è mai stata. Sono stati ignorate anche alcune proposte di natura fiscale sulle auto aziendali, penso all’aumento della detraibilità dell’Iva sulle auto a basse emissioni acquistate dalle imprese, che mediamente hanno maggiori possibilità di spesa e una superiore propensione all’acquisto ecologico: una misura che avrebbe potuto imprimere una forte accelerazione alla riduzione delle emissioni. Se poi si va a vedere come sono stati distribuiti i fondi all’interno della legge di bilancio, lasciamo perdere… Come extrema ratio, le risorse per un provvedimento almeno simbolico, da rifinanziare successivamente, si sarebbero potute trovare. Evidentemente il problema dell’anzianità del circolante italiano e, quindi, delle emissioni inquinanti e della sicurezza, non interessa a questo Governo. La scelta di uscire dagli incentivi è una chiara dichiarazione di indifferenza. Il paradosso è che tutto ciò impatta molto negativamente sul gettito fiscale dello Stato in termini di Iva, Ires, Irap eccetera.

Nell’ultimo trimestre del 2021 l’attesa di nuovi incentivi e il rinvio a tempi migliori dell’acquisto di un’auto nuova da parte di molti italiani hanno tenuto lontano dalle concessionarie una quota di cittadini che però resta realmente interessata o obbligata a cambiare auto. È possibile aspettarsi un minirimbalzo nel 2022?
Improbabile. È vero che il circolante è sempre più vecchio, ma l’incertezza economica resta molto alta, la crisi dei chip non si è risolta e il contesto economico ed energetico è molto preoccupante. Senza incentivi non vedo alcuna possibilità di recupero.

Senza contributi dello Stato che cosa accadrà alle auto elettriche e plugin?
Se per ipotesi le macchine con la spina marciassero a questi ritmi, cosa che vedo comunque improbabile, la crescita della quota, necessaria per centrare gli impegni presi dall’Italia nei contesti internazionali sul fronte della riduzione delle emissioni di anidride carbonica, si fermerà.

Sullo sfondo, poi, resta il problema dell’insufficiente dotazione di infrastrutture per la ricarica elettrica. È possibile che il boom di elettriche e plug-in del 2021 abbia indotto il Governo a frenare sugli incentivi?
Sì, l’ha detto esplicitamente il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini qualche settimana fa affermando, in buona sostanza, che è inutile incentivare l’auto elettrica se non ci sono le colonnine. Ma chi dovrebbe accompagnare l’infrastrutturazione elettrica se non il Governo? Mi pare che quello dell’assenza di colonnine sia un alibi, così come quello della mancanza dei microchip, di cui pure qualche politico ha parlato: è passata la vulgata che siccome le macchine tardano a essere consegnate è inutile rifinanziare gli incentivi. Confondendo l’immatricolazione, cioè l’effettiva erogazione del bonus, con la prenotazione del contributo, che invece avviene all’ordine. Due alibi, le colonnine e i tempi di consegna, per chi, in realtà, non aveva alcuna intenzione di rinnovare gli incentivi.

Tutto ciò, però, è in clamorosa contraddizione con la data del 2035, proposta appena qualche settimana fa dal Cite, per interrompere la commercializzazione di auto con motore termico…
Anche sulla proposta del Cite ci sarebbero parecchie cose da dire. Prima di tutto, non c’è nulla di innovativo rispetto a una prospettiva ormai acquisita a livello europeo nel Fit For 55. In secondo luogo, perché la tanto sbandierata unanimità all’interno del Comitato per la transizione ecologica non c’è stata, come hanno poi dimostrato i successivi distinguo e prese di distanza da parte di alcuni. A me pare che dietro quella data vi sia molta politica e poca economia. Chi ha proposto quel traguardo non ci sarà nel 2035, sono affermazioni che politicamente non costa nulla fare adesso. E svelano una buona dose di approssimazione, perché una scelta di quel tipo implica proprio una politica economica, fiscale e industriale coerente, di prospettiva e di accompagnamento. Che invece non c’è.  

Insomma, meglio il Governo Conte del Governo Draghi…
Il Governo a trazione grillina, sia pure animato da un’impostazione fortemente ideologica, ha avuto il coraggio di impostare un’iniziativa di una certa prospettiva, tre anni, e coerente con gli obiettivi di riduzione delle emissioni grazie al concetto di bonus/malus. Una manovra criticabile quanto si vuole, ma ispirata al principio della neutralità tecnologica e, come detto, di prospettiva. In Italia non ricordo in epoche recenti una misura di respiro triennale. Poi, certo, si può discutere all’infinito sulle soglie di emissioni, sugli importi dei contributi, sui fondi stanziati, ma dietro c’era una strategia, un pensiero. Adesso non c’è nulla.

La legge di bilancio è archiviata ma l’esperienza ci dice che l’ex Finanziaria non è l’unico strumento possibile. L’ipotesi di incentivi nel 2022 è definitivamente tramontata?
La situazione politica è molto fluida. L’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, a fine mese, potrebbe avere ripercussioni sull’esecutivo e sulla stessa legislatura. Ci auguriamo fortemente che le istituzioni trovino il tempo e la volontà per diventare un po’ più sensibili a queste tematiche.

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