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Mercato europeo
La crisi si aggrava: -20,2% ad aprile

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Continua ad aggravarsi la crisi del mercato automobilistico europeo. Ad aprile, secondo i dati forniti dall'Acea, nell’area composta dai Paesi Ue ed Efta e dal Regno Unito sono state immatricolate 830.447 vetture, con un calo rispetto allo stesso mese dell’anno scorso del 20,2%, una percentuale superiore a quanto registrato nei mesi precedenti. Il trend della domanda, infatti, mostra un progressivo aumento dei  tassi di contrazione: -18,8% a marzo, -5,4% a febbraio e -2,4% a gennaio. L’Acea attribuisce l’andamento negativo agli effetti delle persistenti interruzioni della catena della catena delle forniture sulla produzione automobilistica e quindi sulla disponibilità di prodotto, ma non vanno dimenticate anche le conseguenze delle tensioni geopolitiche e della guerra in Ucraina sulla fiducia dei consumatori e sulla situazione economica dei Paesi europei.

Forti cali nei mercati principali. Il mese di aprile, al minimo storico di volumi da quando è iniziata la raccolta dei dati (non fa ovviamente testo il 2020, "spazzato" dalla prima ondata pandemica), conferma come la crisi della domanda sia particolarmente pesante in alcune aree dell’Europa. L’Unione, con appena 684.506 vetture e un -20,6%, ha fatto peggio del Regno Unito (-15,8%) ma meglio dei Paesi Efta (-25,6%). Tra i mercati di maggiori dimensioni è l’Italia a mostrare le peggiori performance, con un -33%. Seguono, nell’ordine, la Francia (-22,6%), la Germania (-21,5%) e la Spagna (-12,1%).  Quanto al primo quadrimestre, le immatricolazioni totali risultano in contrazione del 13% a 3.583.587 unità, con l’Italia in discesa del 26,5%, la Francia del 18,6%, la Spagna dell’11,8%, la Germania del 9% e il Regno Unito del 5,4%.

Stellantis. Nella classifica dei maggiori produttori, Stellantis si piazza sempre al secondo posto dietro il gruppo Volkswagen. Ad aprile, il costruttore nato dalla fusione di FCA e PSA ha registrato 155.861 veicoli, il 31% in meno rispetto a un anno fa. Segno meno per tutti i marchi, con le uniche eccezioni della DS (+17,7%) e dell’Alfa Romeo (+6,1%): -34,9% per la Peugeot, -32,1% per la Opel, -29,4% per la Fiat, -29,8% per la Citroën, -28,5% per la Jeep, -46,4% per la Lancia e -15,2% per la Maserati.

I costruttori tedeschi. Male anche il gruppo Volkswagen: le 199.917 immatricolazioni implicano una perdita del 29%. Tra i vari brand, si va dal -33% della Volkswagen al -32,5% della Skoda, dal -17,8% dell’Audi al -24% della Seat, fino al -7,4% della Porsche. Bene, invece, i brand del lusso Bentley, Bugatti e Lamborghini, con un +1,2%. Indicazioni negative arrivano pure dal gruppo BMW. I bavaresi, con 63.493 targhe, subiscono una flessione del 17,6%, con il marchio dell’Elica in discesa del 14,7% e la Mini del 28,5%. La Mercedes-Benz, invece, perde il 22,6% (50.417 immatricolazioni), con il brand della Stella in peggioramento del 21,9% e la Smart in calo del 35,6%. 

Le altre Case occidentali. Tra gli altri produttori occidentali, il gruppo Renault assiste a un calo del 16,3% (70.261 registrazioni): il marchio della Losanga perde il 29% e la Lada il 62,7%, mentre la Dacia guadagna il 7,9% e l’Alpine il 104,6%. Male anche la Ford, con un -18,7% (40.674 unità), mentre la Volvo scende del 23% (18.993). La Jaguar Land Rover flette del 27,7% e piazza 13.258 veicoli, di cui 10.679 sono del marchio dei fuoristrada (-21,6%) e 2.579 del brand del Giaguaro (-45,3%). 

I costruttori asiatici. Il gruppo Hyundai/Kia consolida il primo posto tra i costruttori asiatici e il terzo a livello generale, con 88.952 immatricolazioni e una crescita del 13,2%. Di queste, 41.227 sono Hyundai (+14%) e 47.725 sono Kia (+12,5%). Il gruppo Toyota perde il 7,4% (59.617 unità), con il marchio omonimo in contrazione del 6,1% e la Lexus del 30,4%. La Nissan subisce un calo del 2,5% (19.143), la Mitsubishi del 4,9% (5.924) e la Mazda del 27,4% (10.062), mentre la Honda guadagna il 29,5% (7.164).

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