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Ieri, oggi, domani
Dacia Duster, non più (solo) un fenomeno low cost

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Non sempre il segreto del successo di un'auto sta nello stile o nell'innovazione tecnica. Per la Dacia Duster, fenomeno commerciale a oggi ancora inimitato, hanno funzionato soprattutto i messaggi che ha veicolato. Il primo e più importante, è che per avere una Suv non devi necessariamente spendere tanti soldi: un concetto che nel 2010, quando esordiva la sport utility romena, non era scontato. Anzi di più, suonava come una notizia clamorosa per tutti quegli automobilisti che cercavano un'auto versatile, magari anche a trazione integrale, e allo stesso tempo spaziosa per spostarsi con famiglia al seguito. Il secondo messaggio, meno immediato, è che spender poco non vuol dire per forza ottenere poco. Spartana ma coriacea, la Duster si è rivelata una compagna affidabile per chi aveva la necessità di fare tanta strada contenendo i costi (col 1.5 turbodiesel e poi con la versione benzina-Gpl), ma allo stesso tempo sapeva vestire con efficacia i panni della fuoristrada (nelle varianti 4x4). Tutto ciò a prezzi che oscillavano grossomodo tra i 12.000 e i 18.000 euro. Oggi che la Suv è più matura, rifinita e tecnologicamente equipaggiata – discostandosi così dalla formula “low cost” originaria - la forbice del listino si è un po' allargata, ma le cifre sbaragliano ancora la concorrenza. Il punto interrogativo, casomai, è sul futuro: per sopravvivere, la Duster dovrà necessariamente fare i conti con l'elettrificazione e, quindi, con un aumento dei costi produttivi, che probabilmente le impediranno di essere sempre così a buon mercato. Ma non di continuare a esistere.

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Ieri. Restando in tema di messaggi, colpì nel segno lo spot pubblicitario con cui la Suv del gruppo Renault venne lanciata, e quella frase, divenuta famosa, “Vogliamo spendere molto di più”. La Duster, invece, era fatta per chi bada al sodo, alla sostanza più che all'apparenza, ed è disposto a chiudere un occhio su alcune mancanze: il volante regolabile solo in altezza, le plastiche rigide e non sempre montate a filo, le dotazioni di serie limitate, la frenata un po’ lunga. Limiti che, suo tempo, avevamo riscontrato nella nostra prova, dalla quale però emergevano anche caratteristiche positive: un bagagliaio ben sfruttabile, un’ampia visibilità che rendeva facili le manovre anche senza sensori di parcheggio (optional), un turbodiesel (l’1.5 dCi) brillante e generoso, spalleggiato da un cambio manuale con rapporti ben spaziati e da una trazione integrale efficace. Così così la prima pagella EuroNcap: tre stelle su cinque. Le vendite però ne hanno risentito solo fino a un certo punto: 134 mila (fonte Carsalesbase.com) gli esemplari consegnati in Europa nel 2011, primo anno “pieno” di carriera. La formula, insomma, ha funzionato, forte anche di dimensioni azzeccate: 4,31 metri di lunghezza per 1,82 di larghezza e 1,63 di altezza. Dunque, una Suv né troppo grande né troppo piccola, rinfrescata nel 2013 da un piccolo aggiornamento estetico, mentre le serie speciali – tra le quali ricordiamo la Delsey, la Freeway, la Brave o la Strongman – contribuivano a farne un fenomeno di tendenza. Nel 2018 è arrivata la seconda serie, costruita sulla stessa base della prima ma ammodernata nello stile, con firme luminose a Led, una nuova mascherina, interni più gradevoli (nel design, perché i materiali restavano comunque duri) e dotazioni tecnologiche, a beneficio più della multimedialità che dell’assistenza alla guida. Nel corso di questa generazione è stata lanciata anche la gamma di motori turbo TCe, con cilindrate da 1.0 a 1.3 litri e potenze da 100 a 150 CV. Il prezzo di partenza del modello era 11.900 euro.

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Oggi. L’attuale Duster è figlia del restyling di metà carriera, datato 2021, della seconda generazione, che ha introdotto luci diurne a Led a forma di “Y”, interni più confortevoli e rifiniti, uno schermo dell’infotainment che arriva a 8 pollici e una gamma motori arricchita di qualche inedita combinazione, pur ricalcando le proposte classiche: benzina, diesel e bifuel (benzina-Gpl). Di recentissima introduzione (su tutta la gamma Dacia) c'è poi la nuova identità di brand incentrata su un logo rinnovato, che porta con sé una rinfrescata all'intera mascherina e ai gruppi ottici e aggiornamenti minori negli interni. In quest'ultima configurazione, la Duster (come tutti gli altri modelli) è già ordinabile, ma sarà consegnata solo nell'ultimo trimestre dell'anno. Le evoluzioni della gamma, nonché del mercato, hanno sollevato un po’ il prezzo d’attacco della Suv romena, che oggi ha un listino a partire da 14.350 euro. Risultato: non si parla più di un’auto “low-cost”, anche se la Duster rimane un punto di riferimento per chi ha come stella polare il cosiddetto “value for money” anziché la tecnologia di ultimo grido. A proposito: tracce di elettrificazione, qui, zero.

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Domani. Ma in futuro non potrà essere – e non sarà – così: con la terza Duster, in arrivo nel 2024, l’ibrido manderà in pensione il diesel, innestandosi in una fase di cambiamento del marchio avviata da Luca De Meo, ceo del gruppo Renault. Ciò significa che le Dacia smetteranno di costare poco? Non esattamente. Il nuovo corso punterà sempre sulla leadership nel rapporto qualità/prezzo, ma allo stesso tempo cercherà di aumentare l’appeal verso i clienti grazie ai contenuti: un connubio possibile grazie alle sinergie con la Renault, a partire dalla tecnologia ibrida (i cui costi, condivisi, potranno essere ammortizzati senza far impennare il prezzo delle vetture). Nel caso della Duster, la prossima serie, che nascerà sulla piattaforma Cmf-B del gruppo, punta a rimanere accessibile, con un prezzo d’attacco, però, non inferiore ai 15.000 euro. La formula sarà grossomodo simile all’attuale. Nelle dimensioni, per esempio, la sport utility dovrebbe rimanere intorno ai 4,35 metri, mentre sul fronte dinamico manterrà la trazione integrale e, a fianco dell’ibrido e del benzina classico, la risparmiosa proposta bifuel a benzina e Gpl. Per migliorare le prestazioni ci si concentrerà più sul contenimento dei pesi che non sull’aumento delle potenze. Una preview dello stile, invece, ce lo offre oggi la Bigster, prototipo della futura sorella maggiore della Duster.

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