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Cardinali (Unrae):
“Incentivi: bene i 270 giorni, ma ora il governo apra alle imprese”

Cardinali (Unrae):
“Incentivi: bene i 270 giorni, ma ora il governo apra alle imprese”
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Nei primi sei mesi del 2022 sono state immatricolate oltre 199 mila auto in meno rispetto al 2021 e quasi 395 mila in meno in confronto al 2019 (sul 2020 il dato è positivo di oltre 105 mila unità, ma quell’anno era stato falsato da due mesi di lockdown totale). Insomma, gli incentivi continuano a non incidere sulla domanda. Anzi, in assenza di un’apertura del governo alle imprese, il rischio è che buona parte dei fondi per le elettriche e le plug-in resti inutilizzato, come spiega a Quattroruote Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae, l’associazione delle Case estere. Che, invece, esprime soddisfazione per l’estensione da 180 a 270 giorni dei termini d’immatricolazione.

Forse gli incentivi hanno spostato qualcosa sulle auto in pronta consegna, ma il mercato nel suo complesso continua a non muoversi…
I 170 milioni di euro per le auto con emissioni 61-135 g/km equivalgono a 85 mila immatricolazioni, peraltro distribuite in un arco di tempo fino a otto-dieci mesi, che quindi “scavallerà” al 2023. Ai livelli attuali, si tratta di un 5-6% del mercato in una fascia che nel 2019, senza incentivi, pesava già il 35%. Difficile pensare che possa trattarsi di volumi incrementali rispetto alla domanda spontanea per quella fascia: certamente non lo sono per il mercato complessivo. A questo riguardo, incidentalmente, mi sembra opportuna una precisazione. Qualcuno sostiene che questa fascia, dove sono presenti in maggioranza motorizzazioni ibride senza spina, rappresenterebbe il 70% del mercato anche senza gli incentivi, ma ciò è tutto da dimostrare. Nel 2020, grazie a incentivi con ben altra dotazione, la fascia 61-135 guadagnò quasi 20 punti percentuali di quota, per poi salire ulteriormente al 63% nel 2021, grazie all’ampliamento dell’offerta di prodotto. Nella prima metà di quest’anno, è sì arrivata quasi al 67%, ma c’era ancora una componente molto importante di vetture incentivate nel 2021. Vedremo quanto peserà nel secondo semestre, con uno stimolo quasi immateriale. Secondo me, con una dotazione così esigua, è stata un’iniziativa decisamente inutile. Noi non l’abbiamo chiesta, e se avessimo potuto scegliere, avremmo senz’altro preferito aprire alle persone giuridiche i bonus delle altre due fasce, la 0-20 e la 21-60 g/km.

Sulle quali la domanda continua a latitare…
Il “tiraggio” di queste prime settimane non pare tale da giustificare ottimismo. Di questo passo, se non ci sarà un’accelerazione, a fine anno avanzerebbe una quota compresa tra il 40 e il 60% di quelle risorse. È la dimostrazione evidente che limitare gli incentivi ai privati, peraltro escludendo quelli che avrebbero scelto il noleggio, significa tarpare la transizione energetica del mercato auto.

Di fronte a un’evidente mancanza di domanda dei fondi su elettriche e plug-in c’è la possibilità che il governo possa prendere in considerazione un’apertura nella direzione da voi auspicata dopo l’estate?
Non sono in grado di rispondere a questa domanda. Non possiamo però escludere che all’interno del governo qualcuno abbia già in mente un utilizzo diverso di questi fondi. Sappiamo bene come la pensino alcuni ministri sugli incentivi. Ma anche travasarli sulla fascia 61-135 sarebbe molto poco lungimirante. Piuttosto, in caso di avanzo, sarebbe doveroso riportare i fondi residui alla dotazione 2023, ma speriamo ancora in un tempestivo ravvedimento.

Su questo fronte si inserisce il ricorso dell’Aniasa contro l’esclusione dei privati dal noleggio.
Premesso che trovo assurda l’esclusione dagli incentivi del noleggio a privati, non commento il ricorso all’Antitrust dell’Aniasa perché non sono in grado di valutarne il profilo giuridico. Temo, però, che una eventuale pronuncia favorevole arriverebbe comunque fuori tempo massimo. Ben venga, comunque, se serve a sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, il legislatore. Che se volesse potrebbe porre velocemente rimedio a questa stortura e ripristinare con un solo tratto di penna l’inclusione non solo dei noleggi, ma di tutte le aziende. La loro esclusione è stata causata solo da considerazioni di budget. Chi teme che l’apertura alle imprese provochi fenomeni di accaparramento da parte delle concessionarie finge di non sapere che nel Dpcm c’è già la clausola dell’obbligo di detenzione per minimo 12 mesi, che esclude implicitamente le autoimmatricolazioni. In ogni caso, se si volessero escludere esplicitamente i dealer, basterebbe ricorrere ai codici Ateco.

La decisione del governo di estendere i termini di immatricolazione a 270 giorni è comunque una buona notizia. O vi aspettavate di più?
È il minimo sindacale, in un perdurante contesto di crisi globale delle catene di fornitura. Inizialmente avevamo chiesto 360 giorni, poi almeno 300. Ne hanno concessi 270, ce li facciamo bastare. Vorrei però sottolineare che apprezziamo la velocità con cui il governo ha approvato questa modifica, senza attendere una sanatoria di fine anno. Resta comunque da sanare la situazione per le vetture ordinate a fronte degli incentivi 2022, che è ancora non del tutto risolta.

Dai dati di giugno emergono alcuni spunti interessanti sul fronte delle alimentazioni: la somma delle auto con motore tradizionale a gasolio e a benzina è tornata al 50%, ma le elettriche sono tornate a una quota che non si vedeva dalla fine del 2021.
Sì, ma è sempre più difficile commentare i dati nella situazione attuale di mercato. I numeri del singolo mese rappresentano più l’offerta, ossia la disponibilità di prodotto da immatricolare, che la domanda, ossia la richiesta della clientela. Se un mese i dati mostrano una particolare dinamica su un canale o su un’alimentazione, è probabile che sia stata determinata dall’arrivo a destinazione di certe vetture, magari perché, per esempio, si è sbloccata una linea di produzione o ha attraccato una nave. In una situazione di short supply dobbiamo stare attenti a non attribuire particolari significati a numeri che variano di pochissimi punti percentuali o addirittura di decimali. I dati vanno analizzati su un orizzonte più lungo.

Alla luce dei dati del 1° semestre che previsioni fate sull’intero 2022?
La speranza è che nel 2022 il primo semestre non sia, come invece accade di solito, la parte più importante dell’anno, perché altrimenti chiuderemmo con 1,3 milioni di immatricolazioni. Non abbiamo ancora aggiornato il nostro modello previsionale, ma penso che non si scosterà molto dalla precedente previsione di 1,4 milioni.

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