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Quel reddito medio (basso) che annacqua incentivi e transizione

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Il tema dei salari bassi impazza mentre i giovani - e in generale tutti coloro che cercano un lavoro - vengono accusati di non “sbattersi” per cercarlo, questo lavoro. Che nel “gergo” significherebbe accettare stipendi anche molto bassi, “che poi si vedrà”. Ma c’è un fatto: secondo le stime della fondazione Openpolis, tra il 1990 e il 2020, l’Italia è stata l’unico Paese europeo in cui i salari sono diminuiti. Il calo del 2,9% si confronta con gli aumenti anche a doppia cifra dei nostri principali competitor: +33,7% per la Germania, +31,1% per la Francia, +6,2% per la Spagna. E lasciamo perdere, ma solo perché partivano da livelli decisamente bassi, gli incrementi a tripla cifra di Lituania (+276,3%) o Repubblica Ceca (+112,4%).

Il nostro commento. Questo c'entra solo apparentemente poco col mercato dell’auto e con le politiche di sostegno all’ammodernamento del parco circolante in vista dell’attuazione del Fit for 55 (che cos’è lo stop ai motori termici dal 2035). Per tutta una serie di ragioni che spesso Quattroruote affronta e che ha espresso in più di un’occasione anche il nostro direttore. Per esempio, con il commento allo stop dei motori diesel e a benzina a partire dal 2035.  

Le ipotesi. Con una retribuzione media che nel 2020, secondo gli ultimi dati disponibili dall’Inps, si è attestata a circa 21 mila euro (1.750 euro al mese), un italiano può pensare di acquistare un’auto appartenente alla fascia bassa del mercato. Anche perché in alternativa cosa rimarrebbe nelle tasche dell’acquirente per affrontare il resto delle spese quotidiane? Ben poco, soprattutto con una famiglia a carico e la residenza – per esempio – in una delle grandi città, come Milano, dove il costo della vita non fa che crescere.

Servono incentivi diversi. Sono ipotesi di massima, poco (e volutamente) scientifiche perché andando a spacchettare ogni dettaglio non mancherebbero delle sorprese, in negativo. Il tema che va seriamente sollevato è a questo punto: che modelli offre il mercato a chi ha un budget per l’auto allineato a uno stipendio medio? E come, queste poche auto sul mercato, possono essere utili alla transizione ecologica che, evidentemente, non permetterà a gran parte degli italiani di convertirsi a una mobilità sostenibile con uno schiocco di dita? Occorre una politica di incentivazione più concreta e mirata nei confronti (anche e soprattutto) delle fasce meno abbienti. Il contrario di quanto visto sinora.

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Aiuto alla Cina? In questo senso, per paradosso, è possibile che la mancata incentivazione e programmazione di un sussidio ad aziende nazionali/europee che aiutino a risolvere questo nodo si trasformi in un incentivo europeo e statale ai modelli cinesi elettrici o sostenibili. Vista la fuga delle Case auto europee dal segmento delle piccole e data la sempre più ampia importazione di modelli cinesi “sostenibili”, la possibilità che l’Ue finisca per incentivare il mercato cinese non è poi così remota. Tanto più che il meccanismo dei dazi alla frontiera previsti dal Fit for 55, secondo le logiche del Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), non dovrebbe entrare in vigore prima del 2032.

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