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Immatricolazioni auto
Cardinali (Unrae): "L'incremento di agosto non è un segnale di uscita dal tunnel"

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Cardinali (Unrae): "L'incremento di agosto non è un segnale di uscita dal tunnel"
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La fiammata di agosto non è un segnale di uscita dal tunnel e la modifica al decreto che disciplina gli incentivi all’auto non muoverà più di tanto il mercato. Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae, commenta così, in estrema sintesi, l’incremento di immatricolazioni registrato nel mese appena trascorso e il testo del Dpcm in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. E al governo che verrà chiede un cambio di passo sulle infrastrutture per la ricarica e le reti di distribuzione elettrica.

Ad agosto il mercato ha fatto segnare un incremento sensibile. Ok, è un mese particolare ma lo è tutti gli anni… Potrebbe essere il segnale che il fondo è stato toccato o è prematuro pensare a una graduale uscita dal tunnel?
In agosto c’è stata una sensibile risalita delle autoimmatricolazioni, e soprattutto una fortissima crescita del noleggio a lungo termine, attribuibile a una gara pubblica aggiudicata nei mesi scorsi per il rinnovo di una grande flotta. In un mese tradizionalmente poco pesante come quello appena trascorso, questi due fenomeni spostano parecchio i numeri. Non parlerei di uscita dal tunnel. 

A proposito di noleggio, nei giorni scorsi vi sono state due interpretazioni sul 50% di cui parla il Dpcm nella parte in cui estende l’accesso al bonus alle società del settore: secondo alcuni quel 50% si riferisce all’entità del contributo, secondo altri alla dotazione del fondo…
Effettivamente il testo è scritto male, e si presta a una doppia lettura. Abbiamo chiesto al ministero dello Sviluppo Economico un’interpretazione ufficiale. Informalmente, però, ci hanno fatto sapere che l’intenzione del governo era ed è quella di destinare a questo canale un bonus dimezzato rispetto a quello previsto per privati e imprese del car sharing. La ratio di questa decisione risiederebbe nel fatto che le aziende possono “scaricare” in parte Iva e costi e, quindi, avrebbero “meno bisogno”, diciamo così. Secondo noi, invece, sarebbe stato molto più logico destinare alle imprese il 50% del fondo con bonus identici. 

Resta il fatto che questo intervento non ha sanato l’anomalia. Prima il decreto escludeva tutte le aziende, adesso ne ammette solo alcune...
In teoria la formula del noleggio, quella scelta dal governo, può includere tutte le aziende, tuttavia un’impresa che vuole acquisire un’auto con il leasing o in proprietà non gode dell’incentivazione. Mi sembra una discriminazione inspiegabile.

Forse perché l’Aniasa, l’associazione dell’autonoleggio, ha presentato un esposto all’Antitrust?
Aniasa ha voluto seguire le vie legali, ma la richiesta era stata portata avanti da tutta la filiera, e da Unrae con particolare energia. Adesso, però, in questo modo si creano i presupposti per un esposto al Garante del mercato da parte di Assilea, l’Associazione italiana leasing. Siamo passati dal privato penalizzato se sceglie il noleggio, all’azienda penalizzata se sceglie il leasing. In generale credo che questa vicenda metta in evidenza i limiti della politica e del policy making. Noi avevamo chiesto al governo di includere tutte le persone giuridiche, eventualmente con l’esplicita esclusione di concessionarie e case auto ricorrendo ai codici Ateco. Ma per evitare fenomeni di accaparramento sarebbe bastato l’obbligo di detenzione per 12 mesi, già esistente, che avrebbe tagliato fuori automaticamente il km0. Semplice e lineare, senza interpretazioni, ricorsi, modifiche, aggiustamenti e correzioni in corsa. 

Secondo lei il contributo dimezzato al noleggio riuscirà a incrementare la domanda? Oppure è solo una misura finalizzata a evitare che, grazie alla normale domanda di questo canale, a fine anno avanzino i soldi stanziati?
Credo che l’effetto incentivante di un bonus di questa entità dipenderà anche dalle dimensioni delle flotte interessate. Su un parco auto importante l’effetto potrebbe essere maggiore, sulle piccole aziende non dico che non funzionerà, nutro però più di una perplessità.

C’è poi la questione della retroattività. C’è chi dice che la novità varrà per tutti gli acquisti effettuati a partire dal 16 maggio, giorno di entrata in vigore del decreto originario, e chi, invece, propende per l’entrata in vigore del nuovo Dpcm. Come stanno le cose?
Al Mise si propende per l’interpretazione che esclude la retroattività, ma anche qui aspettiamo una posizione ufficiale. Se fosse invece adottata l’applicabilità a ordini già emessi, la misura andrebbe a beneficiare vendite già effettuate, senza grandi effetti sul mercato. Peraltro, con un assorbimento istantaneo di risorse non trascurabile.

L’extra bonus Isee ha un senso o è stata un’iniziativa politica pre elettorale? 
Commisurare l’incentivo al reddito non è criticabile in sé, anzi. Ma lo diventa in relazione alle anomalie e particolarità italiane. In un Paese in cui l’Isee non rappresenta realmente la situazione reddituale di famiglie e individui, appare una misura demagogica. In ogni caso credo che l’impatto dell’extrabonus sarà simbolico. Chi ha realmente redditi così bassi, difficilmente sceglierà vetture costose per quanto incentivate. Chi invece ha redditi non dichiarati e si è voluto dotare della certificazione Isee, difficilmente vorrà intestarsi vetture che ne alterano proprio la posizione reddituale ufficiale. 

Come valuta le prospettive del mercato per il resto dell’anno, alla luce di questo ultimo provvedimento? 
L’inclusione delle persone giuridiche, sia pure con bonus dimezzati e con la limitazione alla modalità noleggio, aumenterà sicuramente il tiraggio degli incentivi, che sin qui è stato modestissimo, con un ulteriore calo in agosto. Ma questo non avrà praticamente alcun effetto sul 2022 in termini di mercato, visto che questo per prassi viene misurato dalle immatricolazioni. Gli effetti positivi si vedranno solo nel 2023, ciononostante è importante che venga accelerato al massimo l’iter per rendere operativo il Dpcm del 4 agosto, attualmente alla Corte dei Conti. Sul resto dell’anno, invece, dovrebbero iniziare a vedersi in misura crescente gli effetti del Dpcm del 6 aprile, che purtroppo è diventato operativo solo a fine maggio. Ma vista l’entità delle prenotazioni di incentivi, come ho già detto, non c’è da aspettarsi fuochi d’artificio grandi numeri di fine anno.  

Che cosa si aspetta il settore dell’auto dal prossimo parlamento e dal prossimo governo?
Innanzitutto auspico che poche settimane dopo le elezioni vi sia un governo nel pieno delle sue funzioni. E non è scontato che accadrà nonostante i sondaggi diano, in questo momento, indicazioni molto nette. Che l’auto faccia parte dell’agenda del nuovo governo mi pare naturale, visto il peso che la filiera ha nell’economia del Paese. Tuttavia, comprendo che in questa fase non sarà facile dare priorità al nostro settore, che peraltro ha già gli incentivi fino al 2024. Chi andrà a Palazzo Chigi avrà gravi emergenze da affrontare. Io spero che si punti soprattutto sull’infrastrutturazione elettrica. Non solo colonnine ma anche reti elettriche a media e bassa tensione da potenziare e mettere in sicurezza. Senza dimenticare l’idrogeno, che è ancora all’anno zero.

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