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Incentivi auto
Le associazioni ambientaliste fanno ricorso al Tar

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Le associazioni ambientaliste fanno ricorso al Tar
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Non c’è pace per gli incentivi auto, varati lo scorso 6 aprile, dal governo Draghi ed entrati in vigore dal 16 maggio. Dopo il ricorso all’Antitrust presentato dall’Aniasa, l’associazione delle società di noleggio, contro la norma che riservava i bonus ai privati escludendo però la formula della locazione (limitazione recentemente corretta dal governo con un decreto che sta per essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale), adesso a fare la voce grossa sono le associazione ambientaliste. Legambiente, WWF Italia, Greenpeace Italia, Kyoto Club e Cittadini per l'aria, con il supporto di Transport & Environment, associazione indipendente europea per lo sviluppo sostenibile basata a Bruxelles, hanno infatti deciso di presentare un ricorso al Tar contro il Dpcm del 6 aprile 2022 sugli incentivi auto per gli anni 2022, 2023 e 2024.

Nel mirino i bonus alla fascia 61-135 g/km. Nel mirino delle associazioni, in particolare, vi sono i contributi alle auto con motore termico, a cui il governo Draghi ha destinato 170 milioni di euro - terminati, peraltro, già il 13 giugno, pochi giorni dall’apertura delle prenotazioni - 150 milioni per il 2023 e 120 milioni per il 2024: “il Dpcm incentiva l'acquisto di veicoli nuovi di fabbrica con emissioni comprese in fasce superiori a quelle compatibili con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni nocive per l'ambiente nel periodo 2020-2024", sottolineano i promotori del ricorso, secondo cui, inoltre, "le soglie emissive, oggetto di incentivi comprese nella fascia 21-60 e 61-135 g/km di anidride carbonica, risultano arbitrarie e in contrasto con le norme europee e domestiche che ritengono compatibili con i suddetti obiettivi categorie di autovetture con emissioni non superiori a 50 g/km”.

Sotto tiro anche la ripartizione tra consumatori e industria. Sotto tiro c’è anche la ripartizione delle risorse, fortemente sbilanciata (650 milioni su 700 per il 2022 e 650 milioni su 1.000 per gli anni 2023 e 2024) sui contributi all’acquisto di auto, e il fatto che l’aiuto all’industria sia sostanzialmente rimasto sulla carta. "Il fondo destina gran parte dello stanziamento agli incentivi di mercato, mentre nessuna risorsa viene individuata per tutti gli altri obiettivi di riconversione produttiva”.

“Sbagliato introdurli per decreto”. Infine, il metodo. Per le associazioni ambientaliste, il cosiddetto decreto energia, il provvedimento con cui il governo l’1 marzo scorso stanziò, per l’automotive, 700 milioni per il 2022 e un miliardo all’anno per il periodo 2023-2030, sarebbe anticostituzionale "difettando i requisiti di straordinarietà e urgenza". Insomma, non vi sarebbero state le condizioni, lo scorso inverno, per varare gli incentivi con decreto-legge.

Dallo Stato 2,6 miliardi dal 2020. Secondo i promotori del ricorso, "Dal 2020, dopo lo scoppio della pandemia, i governi che si sono succeduti hanno speso circa 2,6 miliardi di euro in bonus per l’acquisto di nuove auto, a cui vanno aggiunti altri 500 milioni circa da parte delle Regioni e di alcuni Comuni. Tutte le leggi e i decreti hanno sempre giustificato l’esborso di denaro pubblico con la motivazione di sostenere la transizione all’auto “non inquinante” e all’economia circolare. Eppure, caso unico in Europa, abbiamo impiegato la gran parte dei 3 miliardi spesi in questi tre anni per auto a combustione altamente inquinanti, con emissioni sino a 135 grammi di CO2 per km”. Un’affermazione palesemente non vera, come dimostra il fatto che solo una parte delle risorse, quasi sempre minoritaria, sia stata riservata, in questi anni, alle auto termiche (quest’anno solo 170 milioni su 615).

In attesa del nuovo Dpcm. Insomma, un attacco a tutto tondo, mentre il settore dell’auto è ancora in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del Dpcm del 4 agosto scorso (attesa per la prossima settimana), quello che ha esteso l’accesso al bonus (dimezzandone, però, l’ammontare) anche alle imprese di noleggio e che ha introdotto un extra bonus del 50% alle persone fisiche con Isee inferiore a 30 mila euro.

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