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Cardinali (Unrae): "Il dato di settembre è un bel segnale, ma il buco 2022 non sarà colmato"

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Dopo il +9,9% di agosto, l’incremento del 5,4% delle immatricolazioni registrato a settembre è un “bel segnale”, ma il deficit dei primi nove mesi dell’anno, pari a 188 mila targhe, appena 12 mila in meno rispetto a due mesi fa, quasi certamente non sarà colmato. Insomma, anche il 2022 si chiuderà con un segno negativo, a dispetto degli incentivi e della loro recente estensione all’autonoleggio. Operazione criticata dal direttore generale dell’Unrae, secondo cui non si eviterà che una parte dei fondi stanziati per quest’anno restino inutilizzati nelle casse dello Stato. L’auspicio, quindi, è che il nuovo governo aggiunga i fondi che avanzeranno alla dotazione prevista per il 2023.

A settembre il mercato ha registrato il secondo rialzo consecutivo. Si può parlare di inversione di tendenza adesso?
Non so quanto possa arrivare lontano la dinamica di questi due mesi. Certo, due risultati positivi, in particolare quello di settembre, sono un bel segnale. Quantomeno, permettono di limare la perdita dall’inizio dell’anno, scesa adesso a meno di 188 mila targhe. Un numero che, comunque, resta imponente - sopra il 16% - e che - a meno di un'improbabile gran fiammata nell’ultimo trimestre - non potrà essere colmato.

La previsione di chiusura del 2022 resta negativa?
Direi proprio di sì. Potremo dire qualcosa di più preciso solo tra qualche settimana, quando aggiorneremo le nostre previsioni.

Osservando i dati disaggregati di settembre emergono un paio indicazioni interessanti: il nuovo massimo storico del noleggio a lungo termine in termini di quota di mercato, e il sorpasso delle elettriche sulle plug-in…
Per quanto riguarda il noleggio a lungo termine, non è da escludere l’estensione al mese di settembre delle immatricolazioni legate alla maxi gara pubblica che con ogni probabilità aveva impattato fortemente sul mese di agosto. In questo momento, però, non abbiamo elementi per affermarlo. Per quanto riguarda, invece, le alimentazioni, è normale che le elettriche vendano più delle plug-in. Accade in Francia, Germania e Regno Unito. Noi facevamo eccezione, anche a causa del gap in termini di infrastrutture di ricarica, che penalizza l’elettrico puro. Capiremo nei prossimi mesi se ci stiamo allineando ai mercati più maturi. Considerando i primi nove mesi dell'anno, le plug-in hanno una quota del 5% e le elettriche del 3,6%, quasi 50 mila targhe contro 36mila. La distanza resta ampia. E, comunque, non dimentichiamo che il dato mensile è influenzato più dalla disponibilità di prodotto che dalla domanda.

A proposito di domanda, l’altroieri è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il Dpcm che estende gli incentivi al noleggio e che introduce l’extrabonus per i privati. Adesso, però, serve l’adeguamento della piattaforma. Non si rischia un impatto zero sul 2022?
Il decreto è datato 4 agosto ma è stato pubblicato solo il 4 ottobre. Ci sono voluti due mesi, un tempo non compatibile con le esigenze del settore e le dinamiche del mercato. Poi c’è un problema di contenuto, a partire dalla formulazione. Nella parte sull’estensione dei bonus al noleggio si è infatti utilizzata la locuzione “nel limite del 50%”, che sembrava riferita ai fondi, per intendere “ridotto al 50%”, che in realtà si riferisce agli importi unitari. Quindi una misura depotenziata, ma almeno questo lo si era capito quasi subito. Ora invece scopriamo che il noleggio può accedere solo ai fondi già stanziati ad aprile per il car sharing: sono fondi tutt’ora largamente inutilizzati, ma risibili rispetto alla capacità di assorbimento del noleggio. Un canale che rappresenta il 26% del mercato, ma che su elettriche e plug-in raggiunge quote superiori: pensare che possano bastare 20 milioni, il 5% del totale, è solo una finzione. Su questo fronte ci sarà l’ennesimo click day, che però lascerà complessivamente un enorme residuo di fondi a fine anno. Un capolavoro di inesattezze e inefficacia.  

Quando partiranno le prenotazioni Nlt e l’extrabonus legato al reddito Isee?
Penso che la piattaforma non sarà modificata fino a quando non saranno emanati i decreti dirigenziali previsti dal Dpcm. E temo che ci vorranno settimane, anche a causa del passaggio di consegne tra il governo uscente e quello entrante. Se mettiamo in fila tutto – il ritardo di un mese nella pubblicazione del Dpcm rispetto ai tempi attesi, la scadenza perentoria del 31 dicembre per prenotare i bonus, la necessità di disposizione scritte per l’adeguamento della piattaforma, il cambio di esecutivo – è un’iniziativa condannata all’inutilità.

A proposito di governo, che cosa vi aspettate dal nuovo esecutivo?
Stabilità, coerenza e lungimiranza. Auspichiamo che l’esecutivo non vada in fibrillazione dopo pochi mesi, che non entri in crisi dopo uno o due anni, che non abbia bisogno di rimpasti in corsa. Poi ci aspettiamo atti coerenti dra loro e con gli obiettivi dichiarati, quali che siano. Infine, decisioni e provvedimenti con un orizzonte ampio e profondo, con una prospettiva pluriennale e non di breve termine. Il tutto, dando al settore automotive l’importanza che merita per il suo ruolo economico, fiscale e occupazionale. Le priorità sono ancora le stesse: parco circolante, infrastrutture di rifornimento e fisco.

E per la legge di bilancio 2023?
I tempi sono stretti, il governo sarà nella pienezza dei poteri tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. In generale, poi, il contesto globale è quello che è, e temo che l’auto non sarà in cima all’agenda del nuovo esecutivo. Auspichiamo però una correzione sugli incentivi alla luce dei risultati 2022, una correzione in linea con il mercato reale e, quantomeno, il riporto al 2023 dei fondi che avanzeranno. È stato fatto in passato, è importante che i fondi destinati alle auto con emissioni fino a 60 g/km di CO2 non siano dirottati su altre misure, o magari addirittura ad altri settori.

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