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Cardinali (Unrae): "Il governo sposti al 2023 gli incentivi inutilizzati"

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A novembre il mercato è aumentato per il quarto mese consecutivo dopo 13 cali consecutivi. In valori assoluti, l’incremento di immatricolazioni è stato di oltre 14.700 esemplari rispetto a novembre 2021, ma non è il caso di esultare: “Quattro rialzi consecutivi non indicano una guarigione”, dice a Quattroruote Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae, il quale approfitta dell’ultimo commento sul mercato prima della fine del 2022 per lanciare un allarme sui 290 milioni destinati agli incentivi e ancora nelle casse dello Stato: “Se non si vuole semplicemente trasferire alla dotazione già prevista per il 2023 i fondi 2022 che avanzeranno, sarebbe opportuno destinare questo tesoretto alle infrastrutture per la ricarica elettrica. E poi, alla prima occasione utile, rimodulare l’architettura degli incentivi 2023 per non fare il bis del 2022”.

A novembre il mercato dell’auto ha messo a segno il quarto rialzo consecutivo, il secondo a doppia cifra, dopo 13 cali consecutivi. È la conferma di una tendenza?
Avevamo visto giusto il mese scorso nell’intravedere un segnale di ripresa. Quattro mesi consecutivi di incremento sono un’indicazione abbastanza  solida. Tuttavia, rispetto ai primi undici mesi del 2021 c’è un deficit di circa 158 mila immatricolazioni e di oltre 44 mila rispetto al 2020, anno in cui vi erano stati due mesi di lockdown totale. Se poi ci si rapporta al 2019, ultimo anno “normale”, il buco è di quasi 560 mila esemplari. Quattro rialzi consecutivi non indicano una guarigione. E, comunque, non mi stancherò mai di ricordare che il dato mensile è fortemente condizionato dalla disponibilità del prodotto e non dalla domanda.

Vuol dire che la tendenza degli ultimi mesi potrebbe essere l’indice di un miglioramento della crisi della logistica e della componentistica, soprattutto sul fronte dei semiconduttori?
Quello a cui stiamo assistendo potrebbe effettivamente indicare un inizio di risoluzione del problema delle catene di fornitura, ma non voglio sbilanciarmi. In realtà, su questo fronte i problemi continuano a essere ancora molto seri.

È confermata la previsione di 1,3 milioni di targhe a fine anno?
A novembre il mercato ha recuperato circa 15 mila targhe rispetto al 2021. Se ne recuperasse altre 10-15 mila a dicembre chiuderebbe con un “buco” di circa 145 mila pezzi rispetto agli 1,458 milioni del 2021. Dunque, è ragionevole ipotizzare una chiusura d’anno a circa 1,31 milioni di immatricolazioni, comunque sotto gli 1,38 milioni del 2020. Al netto, ovviamente, di sorprese non prevedibili in questo momento.

Dal mercato emergono, sul fronte dei canali, due indicazioni: In primo luogo, l’ennesimo record del noleggio a lungo termine, che sfiora ormai il 27% e che in un anno ha guadagnato otto punti di quota di mercato. Dall’altro il crollo delle autoimmatricolazioni, precipitate al 7,7%...
A novembre c’è stata un’impennata di immatricolazioni negli ultimi tre giorni, il che è abbastanza normale, ma in misura maggiore dello scorso anno, e al tempo stesso nel mese le autoimmatricolazioni sono crollate del 7,3%. Potrebbe esservi stata qualche operazione particolare sul noleggio a lungo o anche a breve termine, che crescono rispettivamente del 63% e del 165%.

Gli incentivi possono avere contribuito?
Direi di no. È vero che l’apertura al noleggio è avvenuta il 2 novembre, ma il prodotto in pronta consegna è poco e, comunque, il contributo statale sulle auto a noleggio è la metà. E infatti i dati sulle prenotazioni non si sono mossi molto a novembre. No, direi di no.

A proposito di incentivi, è ormai chiaro che a fine anno avanzerà un sacco di soldi. Attualmente sono ancora disponibili, nelle due fasce 0-20 e 21-60, oltre 290 milioni di euro…
Il nuovo governo deve rimetterci le mani. Abbiamo denunciato subito che c’erano storture nell’architettura del provvedimento. A fronte di fondi con un orizzonte lungo, l’impianto degli incentivi andava e va tuttora corretto sulla base dell’esperienza fornita da dati chiari. Le persone giuridiche, in generale, restano escluse. Certo, adesso c’è il noleggio, che però ha i bonus dimezzati. È evidente che se si tagliano fuori dal contributo 2/3 della domanda i fondi avanzeranno. Per non parlare del price cap…

Però nella legge di bilancio appena incardinata alla Camera dei deputati non v’è traccia né di una revisione dell’architettura degli incentivi né di una decisione sulla destinazione dei fondi avanzati…
Per l’automotive esiste già un piano che sicuramente va corretto e ampliato, ma c’è. Le congiunture e i costi dell’energia hanno obbligato il governo a utilizzare tutti i fondi su settori deboli e senza provvedimenti protettivi già in atto. In questa fase il governo è concentrato sui dossier più complessi, obiettivamente vi sono priorità molto urgenti e trasversali per tutti i settori, come il tema energia. Il tavolo automotive del Ministero delle imprese e del made in Italy convocato per il 5 dicembre sembrerebbe, in questo momento, più orientato al lato della filiera produttiva ma parleremo senz’altro della domanda di mercato e della dotazione infrastrutturale.

Dunque questi 290 milioni si perderanno?
Se non si vuole semplicemente trasferire alla dotazione già prevista per il 2023 i fondi 2022 che avanzeranno, bisogna destinare questo tesoretto alle infrastrutture per la ricarica elettrica. E poi, alla prima occasione utile, rimodulare l’architettura degli incentivi 2023 per non fare il bis del 2022. Al ministro Adolfo Urso, che incontreremo la prossima settimana, chiederemo esattamente questo.

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