Cronaca

Milano
Multe in ritardo: il ministero dà ragione ai cittadini

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Multe in ritardo: il ministero dà ragione ai cittadini
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“Le perplessità manifestate da codesto Ufficio (la prefettura di Milano, ndr) appaiono condivisibili”. E ancora: “Le ragioni che possono legittimare gli enti cui appartengono gli organi accertatori a superare tali limiti (90 giorni, ndr) non possono che dipendere da fattori esterni e non da prassi organizzative interne”. Finalmente il ministero dell’Interno ha pronunciato la parola definitiva sull’ennesimo scandalo che ha coinvolto un’amministrazione locale sulle multe stradali. Parliamo del comune di Milano e della prassi di notificare i verbali ben oltre il termine di 90 giorni previsto dalla legge. Una prassi che denunciammo su Quattroruote di ottobre, uscito in edicola il 25 settembre, citando casi di “buste verdi” arrivate 130, 140, persino 150 giorni dopo la violazione. Una questione della quale fin dall’1 settembre investimmo la prefettura che, a sua volta, si rivolse al Viminale. 

Una valanga di multe. Che cos’era successo? Bisogna tornare indietro di qualche mese, alla scorsa primavera, quando il comune, su autorizzazione della stessa prefettura, installò alcune apparecchiature per il controllo della velocità lungo alcune grandi arterie (in qualche caso dopo avere “strategicamente” abbassato i limiti di velocità). Il risultato? Un’infinità di fotogrammi scattati dai Traffiphot che gli uffici preposti della polizia locale non furono in grado di gestire nei termini di legge, i 90 giorni previsti dal Codice della strada. Che cosa fece, allora, il comune? Invece di cestinarli, si inventò un “trucco”: separare il momento della violazione da quello dell’accertamento, spostando arbitrariamente in avanti quest’ultimo. Un trucco, appunto, per “legalizzare” automaticamente tutti quei verbali che sarebbero certamente arrivati fuori tempo massimo. Scrisse la polizia locale di Milano in migliaia di verbali: “in data …, dalla quale decorrono i termini di notifica del presente verbale, ha accertato …”. Data che in alcuni casi era posticipata anche di tre mesi rispetto al giorno della violazione. Fu così che decine di migliaia di multe “prescritte” furono automaticamente “sanate”. 

Le censure della suprema Corte. Tutto ciò, secondo noi, non era ammissibile. E non perché lo dicevamo noi, ma perché su questo punto si erano già espresse, in passato, la suprema corte di Cassazione e persino la Consulta. Secondo cui il termine previsto per la notificazione decorre non già dall'identificazione del trasgressore, cioè dalla data in cui il comando ha provveduto a identificarlo, ma dalla sua identificabilità, cioè dal momento in cui può farlo (Corte costituzionale 17.6.1996, n. 198). A seguito di questa pronuncia, la Suprema corte, nel 1998, precisò che la decorrenza andava valutata con riferimento a criteri oggettivi, senza che potessero assumere rilievo vicende di carattere soggettivo, quale il carico di lavoro gravante sull'amministrazione. La pietra tombale, su questa questione, la mise ancora la Cassazione nel 2000, affermando che il termine decorre, di regola, dal giorno successivo a quello in cui è avvenuto il fatto e solo nel caso di tardiva trascrizione dell'autoveicolo al Pra dal momento in cui risultino espletate le relative formalità. 

I giudici accolgono i ricorsi… Insomma, era tutto chiarissimo: la notifica “alla milanese” faceva a pugni, oltre che con il dettato (e lo spirito) della legge, anche con le pronunce dei sommi magistrati. Oltretutto, se fosse ammissibile ciò che stava facendo (e ancora fa) il comune, non vi sarebbero limiti ai tempi di notifica, basterebbe scrivere che l’accertamento è avvenuto nella data che più fa comodo, magari mesi o anni dopo la violazione. Una cosa giuridicamente incompatibile con tutti i principi cardine del diritto. Nonostante ciò il comune di Milano respinse al mittente le nostre obiezioni. Addirittura la polizia locale si rifiutava di accettare le istanze di archiviazione presentate agli sportelli della polizia locale e respingeva per iscritto quelle inviate per posta che, obtorto collo, era costretta a protocollare. Poi, pian piano, il sistema messo in piedi da Palazzo Marino ha iniziato a scricchiolare: i giudici di pace hanno iniziato ad accogliere i ricorsi. Fino a ieri, quando il ministero dell’interno ha messo la pietra tombale sulla questione. 

…ma il Comune insiste. Nonostante ciò il Comune insiste: "Nella circolare del Ministero dell'Interno individuo gli elementi che confermano la nostra scelta di inviare a tutti coloro che hanno superato il limite di velocità la sanzione per l'infrazione commessa”, ha affermato Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e coesione sociale. Il fattore esterno, di cui parla il ministero dell’interno, che consentirebbe di superare il termine di 90 giorni è, secondo il Comune, “il numero imprevedibilmente alto di automobilisti che dallo scorso marzo hanno superato i limiti di velocità nelle 7 strade con autovelox”. Una spiegazione che, evidentemente, non sta in piedi da nessun punto di vista e che, peraltro, in passato era già stata censurata dalla Corte di cassazione. Ma allora, perché il comune insiste? Lasciamo a voi ogni considerazione… 

L’ipotesi di danno erariale. Nel frattempo, però, l’ufficio del Giudice di pace accoglie i ricorsi ed è lecito immaginare che, forte del parere del Viminale, inizi a farlo anche la prefettura. Resta la macchia (lo scandalo?), per l’amministrazione Pisapia, delle decine, centinaia di migliaia di multe “prescritte” che altrettante persone per bene hanno pagato e che non saranno mai rimborsate. Resta poi in piedi l’ipotesi di un possibile danno erariale provocato da tale prassi, soprattutto nel caso in cui i giudici di pace, accogliendo i ricorsi, pongano, giustamente, a carico del comune le spese del procedimento (43 euro di contributo unificato). Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato se la polizia locale, giustamente severa con chi trasgredisce le norme del codice della strada, fosse stata altrettanto severa con se stessa, attenendosi scrupolosamente alla legge e alle pronunce della Consulta e della suprema Corte di cassazione. E se la prefettura e il ministero dell’interno, di fronte a tale e tanta evidenza, non avessero aspettato mesi prima di pronunciarsi. Forse decine di migliaia di persone non dovrebbero, oggi, recriminare di aver pagato una multa regolarmente accertata, ma illegittimamente notificata. L’ennesimo, bruttissimo, esempio di rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione fatto a brandelli. Non dai cittadini.

Mario Rossi

COMMENTI

  • “Non andiamo a fare un conto economico tra costi e ricavi, assolutamente, la nostra unica finalità è quella della sicurezza stradale e quindi tutte queste tecnologie e l’aspetto sanzionatorio è finalizzato a quello, alla diminuzione degli incidenti”. È quanto ha pronunciato il Comandante Mastrangelo al TGR del 7 novembre. Mi vergogno di aver contribuito col mio voto alla costituzione di una simile Amministrazione, perché gli Estensori del Codice della strada (il primo, perché gli estensori degli aggiornamenti piuttosto che correggerne qualche refuso ed aggiornarlo al progresso ed alle direttive UE, si sono solo preoccupati di aggiustarlo a favore di qualche lobby, tra cui quella dei dispositivi telematici) avevano ben presente il principio fondante esplicitato nell’art. 140 che il comandante sembra non conoscere. In parole povere, gli Operatori come quelli che egli immeritatamente dimostra di comandare, avrebbero il compito/dovere di operare affinché ogni Utente garantisca il diritto dello spazio di libertà degli altri prima di pretenderne il rispetto del proprio. Questo espletamento garantirebbe anche la salvaguardia e la convalida del Senso Civico non solo come Utente della strada ma come Cittadino, ossia sempre in parole povere, come Operatori di Polizia Locale dovrebbero filtrare e correggere quei casi d’inciviltà e quindi d’insicurezza Stradale e Civica sfuggiti al percorso educativo famigliare e scolare a suon di verbali, tanti da far rabbrividire gli scatti “tecnologici”. Certo a star nascosti dietro la tecnologia non si rischia di essere presi a sberle ma quello del “Ghisa” è un mestiere da Educatore che richiede un’attenta selezione non una caccia ad uno degli ultimi posti “sicuri”. Quanto asserito dal Mastrangelo, denota incapacità di ruolo se espresso in buona fede ed incapacità dei suoi Superiori (Assessore e Sindaco) quali garanti dell’operatività sua e dell’intero Corpo oppure responsabilità personale omissione di atti d’ufficio (se è vero quanto si dice che nei nuovi impianti ed in quelli progettati per il prossimo anno si riscontrano riduzioni dei limiti o restrizioni del margine di taratura e per neutralizzare la prescrizione, anche per concorso in abuso di potere) se opera per ossequienza, perché: “Infrazione continua. Per consuetudine”, così esordiva un articolo su 4Ruote Milano (aprile ’96) e già allora queste situazioni di “consuetudine” erano ben consolidate. Oggi quelle che conosco, sono come erano o peggiorate. Come l’incrocio Murat/Marche dove dopo decenni, tanti mandati amministrativi e tanti Comandanti (vanamente pescati persino tra i generali della Benemerita!) vengono mandati per un’ora al giorno due Agenti non a perseguire la svolta vietata ma soltanto impedirla a rischio di essere investiti. Risultato è che il blocco multe resta inusato e non insegnano niente, più o meno quanto succede agli altri 120 incroci presidiati. Questo è il massimo sforzo di operatività prestato da quelli che molto tempo fa venivano chiamati “Ghisa”, per un’ora al giorno a far da panettone e poi a spulciare le foto dei “robocop”, questo è omissione di atto d’ufficio continuato, questa è la manifestazione del nostro grado di civiltà che presenteremo al mondo col prossimo EXPO, perché caro Mastrangelo l’inconfutabile è che il grado di civiltà di un popolo è il contegno che l’individuo tiene per strada. Quello che demoralizza è che forse questo popolo preferisce essere tutelato proprio da uno come lei, con la faccia buona e l’occhio di vetro della tecnologia. Io che valuto le sue qualità e dell’amministrazione dall’analisi dei rilievi d’infrazione e dalla consapevolezza d’inesistenza dei suoi vigili, ritengo debba cambiare mestiere. Al sindaco invece suggerisco, se non servono come serbatoio sistemazione raccomandati, di tenersi solo gli “spulciatori” ed installare 5/10.000 sagome di vigili come fanno in val Sesia, almeno ci costerebbero molto meno e forse assumerebbero più autorevolezza di quelli in carne.
  • Succede anche a Genova con il sistema tutor installato sulla strada sopraelevata. E pensare che dovrebbero tutelare i cittadini, invece di rapinarli !
  • A mio avviso la questione va risolta in base alla legge sul procedimento amministrativo (legge 241/90 più volte modificata). l'art. 2 comma 2 recita: "Nei casi in cui le disposizioni di legge ... non prevedono un termine diverso, i procedimenti amministrativi di competenza ..... degli enti pubblici .... devono concludersi entro il termine di trenta giorni." Per i casi in cui il veicolo è regolarmente intestato al proprietario e la residenza anagrafica è aggiornata, i 90 gg per la notifica possono quindi decorrere max dal trentesimo giorno dopo il compimento della violazione. Per di più, in caso di ritardo colpevole nel concludere il procedimento, la P.A. deve risarcire all'utente i danni conseguenti il ritardo (art. 2 bis legge 241/90, auguri!)
  • Fosse per me ridurrei il tempo di notifica a 15 giorni dal giorno dell´infrazione. Sono più che sufficienti con la tecnologia attuale. Inoltre dovrebbe essere di default fermare tutte le auto che commettono l´infrazione, e solo nei casi di postazioni fisse inviare la notifica. In aggiunta, pagamento della multa immediato al poliziotto con carta di credito o bancomat (no contanti). Basta dotare i poliziotti di terminale POS. La pubblica amministrazione deve essere in primis corretta e non cercare di truffare o ingannare i cittadini. Limiti di velocitá adeguati e non bassi per far cassa con gli autovelox. In questo caso dovrebbero essere tutte illegali le multe. Scusate lo sfogo ma non se ne può più!!!!
  • Come si fa a pretendere che i cittadini rispettino le leggi quando la pubblica amministrazione non le rispetta . Questa è una repubblica di magliari.