Cronaca

Biometano da acque nere
Una spinta dagli scarti

Biometano da acque nere
Una spinta dagli scarti
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Dal metano al biometano il passo può essere breve. È quello su cui punta il gruppo Cap, una multiutility che gestisce il servizio idrico integrato nella Città metropolitana di Milano, con l’obiettivo in futuro di garantire agli automobilisti un pieno di carburante a costi minori e con vantaggi sulle emissioni di CO2. In attesa che l’Italia si doti di una normativa, Cap ha lanciato una sperimentazione per realizzare il primo distributore nel nostro Paese che fornisca metano prodotto dai reflui fognari, e cioè dai fanghi risultanti dalla depurazione delle acque nere. Biogas, appunto, perché la fonte di partenza è rinnovabile. L’ambizioso progetto, sviluppato in collaborazione con il Cnr e Fiat Chrysler Automobiles, è stato presentato dal presidente di Cap, Alessandro Russo, nella sede milanese di LifeGate: “Dal punto di vista produttivo e tecnologico siamo già in una fase avanzata. Ora dobbiamo lavorare sugli aspetti legati alle norme e alla distribuzione”. La finalità è di creare in Italia il primo distributore di biometano a chilometro zero, distante poche decine di metri dal depuratore di Niguarda-Bresso, alle porte di Milano.

Scarti preziosi. “Non esistono motivi tecnici per cui un’auto con alimentazione a metano non debba funzionare con biometano”, sottolinea Valeria Albizzati di FCA. In effetti, in alcuni Paesi europei, come la Svezia, il biometano, che può essere prodotto anche da rifiuti organici e scarti agricoli, è immesso in rete assieme al metano da fonte fossile. I vantaggi sono di tipo economico, visto che il costo di produzione – secondo quanto comunicato in conferenza stampa – è 0,58 euro al kg, inferiore ai 0,9 euro/kg a cui il metano è oggi acquistabile sul mercato. E ne beneficia pure l’ambiente, come spiega Albizzati: “Secondo le analisi well to wheel (dal pozzo alla ruota, ndr), cioè considerando tutto il ciclo produttivo del carburante fino alla sua combustione per l’autotrazione , il metano consente una riduzione del 30% delle emissioni di CO2 rispetto alla benzina. Con il biometano la riduzione è addirittura del 95%”.

Bioraffinerie. In base agli studi dei tecnici Cap, il solo depuratore di Niguarda-Bresso potrebbe arrivare a sviluppare una produzione annua di biometano di 341.640 kg, sufficienti ad alimentare 416 veicoli per 20.000 km all’anno. Il progetto pilota potrebbe essere il punto di partenza per arrivare a trasformare i 60 depuratori presenti nei dintorni di Milano in bioraffinerie che sfruttino le acque di scarto per produrre carburante. Fuori, ad attendere, c’è un mercato che in Italia conta 1.100 distributori in grado, al momento, di fornire solo metano da fonte fossile. E ci sono circa 980 mila veicoli a metano. “FCA è pronta – assicura Albizzati – nella nostra gamma a metano abbiamo dodici modelli di vetture, dalle citycar fino ai veicoli commerciali, in grado di viagiare a biometano”.

Marco Bertani

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