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Mercato italiano
Nuove immatricolazioni in calo anche a febbraio

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Anche a febbraio il mondo delle nuove immatricolazioni di auto a uso noleggio registra numeri in calo, con il lungo termine che peggiora di un paio di punti percentuali (-16,43%), rispetto al già negativo gennaio (che si era chiuso a -14,21%), e con il breve termine che continua a crollare: dopo il -80,97% di inizio anno, nel secondo mese del 2021 la flessione è stata del 71,91%. Meglio i veicoli commerciali leggeri, che nel lungo contengono le perdite a -4,29%, continuando la ripresa del breve, a +5,13% (dopo il +18,31% di gennaio). Malgrado questi dati negativi, le previsioni di Dataforce per l’intero 2021 ipotizzano 260.000 immatricolazioni di auto nuove per il lungo termine, con una crescita del 22,6% rispetto al 2020, ma sotto dell’8% nel confronto con il 2019. Per i Vcl si prevedono 41.000 nuove immatricolazioni, in crescita dell’8% sul 2020, annullando, o quasi, il disavanzo sul 2019, a -2,6%. Nel complesso, dovrebbero essere 90.000 le nuove targhe di auto per il breve termine, appena sopra i disastrosi numeri del 2020 (+2,7%), mentre è impietoso il confronto con il 2019, visto che i volumi risultano dimezzati. Da parte loro, i Vcl dovrebbero raggiungere le 12.000 immatricolazioni, in crescita del 23,3% sul 2020 e del 2,5% sul 2019. 

La risalita di Arval. Nel primo bimestre dell’anno, a parte Arval, in recupero sul 2020 con un guadagno di 15 punti percentuali sull'acquisto di auto nuove che le permette di riconquistare la testa dei noleggiatori che immatricolano di più, le altre società ai vertici accusano cali anche piuttosto pesanti: ALD Automotive -42%, Leasys (che perde il primato) -38%, Volkswagen Leasing -29%, LeasePlan -12%. Tra le performance positive spiccano il +66% di Program Autonoleggio, grazie a un importante accordo chiuso con Autostrade per l’Italia, ma anche Toyota Fleet Mobility, new entry dallo scorso anno, che quadruplica i volumi, nonché il +91% di Alphabet che è interpretato da Dataforce come anomalo, in quanto dovuto a una massiccia operazione di rent-to-rent concordata con operatori del breve termine. La forte crescita nel lungo termine (+50%) fa virtualmente avvicinare moltissimo la BMW ad Audi (terza nella classifica di questo canale e prima tra le premium), avvalorando il fatto che questo tipo di noleggio per alcuni marchi premium è una vetrina irrinunciabile in tempi di revisione delle car policy dovute anche alla crisi da Covid, che sta portando a ripensare l’auto aziendale in sé come benefit a fronte di una mobilità garantita dalle aziende al dipendente. Secondo Dataforce, ma anche per Unrae, il 35% delle targhe del noleggio a breve termine da inizio anno è invece ascrivibile a Case e concessionarie, mentre gli operatori classici subiscono cali dal 67% all’89%. 

Boom per ibride e Suv. L’avanzata dell’ibrido, soprattutto plug-in, che mette a segno un +342% a febbraio anno su anno, e mild, a +279% (+62% invece per il full) e, in parte, quella dell’elettrico, a +74%, vanno a discapito di tutte le alimentazioni classiche, anche quelle più “virtuose”: con il Gpl a -75% e il metano a -20%, mentre il comparto a benzina fa peggio del diesel, con un -59% contro un -40,5%. In ogni caso, il gasolio continua a occupare il 47% del mercato, seguito dal mild hybrid, al 18,7%. Tra i modelli, pur con un pesante calo (-58%), la Fiat Panda resta ai vertici delle auto più noleggiate nel primo bimestre dell’anno, seguita da ben tre Suv: Peugeot 3008 (ma con un -23,8%), Jeep Renegade (-1,9%) e BMW X1 (a + 95%, dovuto, come già detto, al rent-to-rent) . Chiude la top 5 la Fiat 500, a + 2,6% (dato che comprende la nuova versione elettrica). 

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