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Car Sharing
Anche Torino taglia il canone alle auto in condivisione

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Anche Torino taglia il canone alle auto in condivisione
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In principio era stata Roma, con il congelamento dei canoni, a dicembre 2020. Una decisione che l’amministrazione capitolina aveva preso, in verità dopo le numerose richieste ricevute dagli operatori del car sharing, in considerazione delle notevoli perdite subite a causa dell’emergenza epidemiologica. Dal lockdown in poi, infatti, il coronavirus ha impattato con forza sull’intero comparto, senza differenze geografiche e senza considerare le spese aggiuntive che gli operatori hanno dovuto sostenere, e sostengono tuttora, per la sanificazione dei veicoli. Ora, l’avviso pubblico del Comune di Torino - che sarà valido per il periodo dal 1° settembre 2021 al 31 agosto 2024 - apre uno scenario inedito e, con buona probabilità, più favorevole ai player del comparto. Va detto, in primo luogo, che qui la pandemia non c’entra, sebbene il nuovo bando sia anche figlio delle considerazioni sulle imprevedibili condizioni che, nello scorso anno e mezzo, hanno generato ampie perdite agli operatori. In pratica, per il primo anno, il canone sarà gratuito. Dal secondo in avanti, gli operatori pagheranno soltanto in caso di superamento dei 15 noleggi/auto/giorno su base media annua. Peraltro, le cifre sono state ridotte del 75%, passando da 800 a 200 euro per vettura l’anno. Ora, tenendo presenti sia le particolarità dello scenario post pandemico, e delle derivanti stime di ripresa dei noleggi, sia la richiesta torinese di car sharing, non è azzardato prevedere che il target dei 15 noleggi possa non essere raggiunto nell’immediato. “L’avviso rappresenta un aiuto concreto per i player del settore che, nonostante l’emergenza pandemica e il conseguente calo della domanda, non hanno mai smesso di fornire alla cittadinanza un servizio sicuro, affidabile e che è ormai ritenuto una colonna portante della mobilità urbana sostenibile. Teniamo a ringraziare la sindaca Chiara Appendino, l’assessora Maria Lapietra e il suo staff per aver accolto la richiesta arrivata dall’intero comparto”, ha commentato Luigi Licchelli, Business development Lead Italy di Share Now.

Le altre città. Lungo la penisola, però, non sono sempre rose e fiori. Se Roma, in parte, e Torino, con una decisione più lineare e coraggiosa, hanno concesso una boccata d’ossigeno a un settore che svolge servizio di rilevanza pubblica, altrettanto non è accaduto altrove. A Milano, per esempio, l’amministrazione non si è pronunciata ancora su nuove condizioni contrattuali per gli operatori del car sharing cittadino. E dire che il capoluogo offre il principale servizio in Italia, con ben cinque operatori: Enjoy, LeasysGo!, Share Now, Ubeeqo ed E-Vai (Regione Lombardia), uno tra i più competitivi in Europa. All’inizio di giugno, la giunta di Palazzo Marino ha unicamente approvato le linee di indirizzo del nuovo avviso pubblico, che prevedrà concessioni fino al 2023, per “raccogliere manifestazioni d’interesse per lo svolgimento del servizio di sharing station based (a stallo fisso) a Milano e nella Città metropolitana”. Più complicata la ragnatela dei costi tessuta a Firenze con l’avviso pubblico del 16 giugno 2020 “per l’individuazione dei soggetti interessati a svolgere il servizio di car sharing”. L’articolo 5 sugli obblighi degli operatori, prevede che si debbano “corrispondere un canone annuo per l’accesso e transito in Ztl pari a 300 euro per ogni veicolo alimentato a benzina e di 150 euro per ogni veicolo con le altre tipologie di motori ibridi. Per i veicoli con motore solo elettrico invece si conferma la gratuità, stante la volontà dell’Amministrazione Comunale di incentivare tale motorizzazione”. Va però apprezzato che lo stesso avviso precisi che i canoni “non sono dovuti per i primi due anni di esercizio e per quanti non fanno richiesta di accesso alla Ztl”. Certo è che ogni amministrazione si regola come vuole, seguendo le proprie sensibilità verso il servizio, nel migliore dei casi, oppure ignorando le esigenze degli operatori, come nel caso della pandemia, che lamentano unicamente la possibilità di svolgere un servizio di mobilità, a beneficio dei cittadini, nella misura più sicura ed efficiente possibile. Chissà se non sia il caso di pensare a un canone unico, valido su tutto il territorio nazionale, con possibili riduzioni o aumenti, legati a un tetto minimo a massimo, che tenga effettivamente conto delle specificità cittadine e del contesto operativo?

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