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Cresce il divario

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Nord contro Sud, vetture nuove - magari elettrificate - contro auto vecchie (e inquinanti), mezzi privati contro... resto del mondo. In Italia il divario tra le diverse realtà cresce. Come sottolineato durante la presentazione del 21° rapporto Aniasa anche da Gianluca Di Loreto, partner Bain & Company, che ha curato la ricerca  "La mobilità che non cambia - Un’Italia a due velocità, tra chi abbraccia il nuovo... e chi non può ancora permetterselo", realizzato per l'associazione confindustriale. "Oggi gli italiani si muovono in auto circa il 60% in più di quanto facevano pre-pandemia (a gennaio 2020, ndr), come certifica anche l’app Mappe di Apple", sottolinea Di Loreto. "Nonostante questo maggiore ricorso alle quattro ruote, il mercato degli acquisti è praticamente fermo e il parco circolante continua a invecchiare. Negli ultimi trent'anni le vendite sono andate su e giù. E nel 2021 le immatricolazioni sono scese sotto quota 1,5 milioni di unità, con il 2022 che sta segnando una contrazione del 27% da inizio anno. L'Italia ha un indice di motorizzazione tra i più alti al mondo, 670 auto ogni 1.000 abitanti, circa 1,5 auto per nucleo familiare, per un parco auto che continua a crescere e diventa sempre più vecchio - e inquinante - passato dal 2000 a oggi da un’età media di 8,8 a 11,5 anni. La risposta alla necessità di svecchiare la nostra mobilità non può arrivare solo dalle nuove forme di mobilità (come bike sharing e monopattino), diffuse nei contesti metropolitani, dove il parco circolante rappresenta solo il 15,5% del totale, peraltro in calo. Inoltre gli italiani che utilizzano questi mezzi lo fanno in maniera più occasionale, mentre l'uso dell'auto è sicuramente più ricorrente".

Le auto elettriche. Intanto cresce, ma forse troppo lentamente, la penetrazione delle vetture elettriche, però quasi esclusivamente nelle città del Nord Italia e nelle flotte aziendali. Chi "elettrifica" la propria auto, preferisce le ibride, in particolare il mild. Ma questo nelle metropoli, perchè nelle città più piccole e nei paesini scendono le elettriche e resistono o, in alcuni casi, crescono i diesel e i benzina e anche il gas. Insomma, sta aumentando il "divario di mobilità" tra chi può permettersi le vetture con nuove motorizzazioni (suv e vetture grandi) e chi invece non può farlo e si affida alla propria vecchia auto. Questa trasformazione "fatica ad uscire dalla nicchia degli innovatori e anticipatori, il 2,5 e il 13,5% del totale, secondo la curva di adozione dell'innovazione ideata da Everett Rogers", dice Di Loreto. Il quale precisa come le auto elettriche sono più numerose nelle regioni più ricche e quasi spariscono in quelle più povere e nella categoria d'attacco delle gamme delle Case. Categoria che sempre più Costruttori stanno abbandonando preferendo quelle premium. Per lenire questo divario il noleggio, anche per privati, si candida a essere motore di una maggiore e più sostenibile diffusione di questi nuovi veicoli, anche sotto il profilo economico.

La ricerca. L'auto personale è il mezzo di trasporto usato più spesso (dal 69% del 2020 al 73% del 2021) e gli utenti sono molto più propensi degli anni scorsi ad utilizzare il car sharing (dal -54% del 2020, al -16% del 2021 al +2% del 2022) e i monopattini elettrici (dal -8% del 2021 al +5% del 2022) riporta la a ricerca effettuata su 1.000 consumatori. Alla base di questa ritrovata mobilità è anche il ritorno sui luoghi di lavoro: mentre nel 2019 si lavorava da remoto in media solo 0,8 giorni a settimana, il Covid-19 ha portato questo valore a 2,6 nel 2020, per poi riscendere a 2,1 nel 2021 e a soli 1,4 giorni a settimana nel 2022. Praticamente quasi come nel periodo pre-pandemia. La ricerca mostra come, nonostante la ritrovata mobilità, il mercato automotive sia tuttavia alle prese con la peggior crisi dagli anni Settanta. Le auto full electric (Bev) hanno visto aumentare la propria quota nel 2021, pur restando ancora concentrate nelle grandi metropoli del Nord Italia (5,3% di quota), grazie a profili di consumatore inclini all’innovazione e con buona disponibilità economica. Appare oggi evidente la correlazione tra il reddito pro-capite regionale e la penetrazione delle Bev. Questo segmento è tutto sommato ancora poco rilevante, con un peso di circa il 4% sul totale 2021 e un calo al 3,3% nel primo trimestre del 2022 (dimezzato nel canale privati, sceso all’1,8%). I consumatori preferiscono piuttosto gli acquisti di ibrido-mild, che non sembra però avere effetti significativi sulle emissioni complessive. Lo studio evidenzia poi come oggi diversi fattori debbano allinearsi per lo sviluppo definitivo dell’auto elettrica. La contemporanea crescita delle suv (salite dal 4% del 2000 al 51% del 2021) non agevola questa transizione a causa del conseguente aumento dei prezzi di listino. "Se le stime di riduzione dei segmenti minori dovessero concretizzarsi (segmento A dal 18% al 6% del totale mercato, ndr), si prospetta un rischio concreto di 'mobility divide' tra chi potrà permettersi le auto con nuove motorizzazioni e chi invece non potrà farlo e dovrà ricorrere al Trasporto Pubblico Locale, il vero assente nel dibattito pubblico" spiega Di Loreto, il quale si aggancia al tema di giornata, il noleggio, presentandolo come "l'unica leva in grado di 'democratizzare le novità', rendendole accessibili ai più. Il canale del noleggio a lungo termine, infatti, garantisce oggi un mix di emissioni molto più sostenibili rispetto all’acquisto diretto. Ad esempio, nel canale privati (con solo codice fiscale) ben il 30% delle vetture a noleggio ha emissioni sotto i 60 gr/km, contro il 6% delle vetture acquistate. E anche tra le aziende, l’immatricolato con emissioni superiori ai 160 gr/km è pari al 28% per le imprese che acquistano e scende al 9% per quelle che scelgono il noleggio. La conferma viene dai consumatori, che hanno dichiarato di essere più propensi all’utilizzo del noleggio a lungo termine (+5% nel 2022 vs 2021, rispetto al -2% del 2021 vs 2020).

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