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Marc Lichte
Il capo dello stile Audi: "La e-tron GT è la mia auto più bella"

Marc Lichte
Il capo dello stile Audi: "La e-tron GT è la mia auto più bella"
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Nella mia carriera di designer avrò realizzato forse più di cento macchine. Ebbene, per me questa e-tron GT è l’apice della mia attività. Ho sempre sognato, fin da bambino, di disegnare un’auto così. Lo sapete com’è, i ragazzini amano scarabocchiare grandi ruote e sbalzi corti e cabine sottili che poggiano su larghe spalle… Un’auto come la e-tron GT è quanto più vicino alla realizzazione dei sogni di un ragazzino". Così Marc Lichte, capo del design Audi, racconta a Quattroruote la sua esperienza nello sviluppo della prima supersportiva elettrica di serie del brand: una conversazione sospesa tra il costruito per lo storytelling che accompagnerà il lancio della vettura - ormai imminente - e l'autentico stupore infantile.

Altezza minima, abitabilità massima. Dopo l’introduzione romantica, Lichte passa ad argomenti più tecnici per spiegare il suo amore per il progetto. "Le proporzioni sono la base del buon design. E qui le proporzioni sono semplicemente perfette". Secondo la "matita" dei quattro anelli, l'elettrica prestazionale riesce a sposare con disinvoltura un look sportivo senza compromessi e doti di praticità inaspettate. "La e-tron GT non è una 2+2. Ha quattro porte e quattro posti veri. Persino i più alti, come me, trovano spazio sufficiente per la testa anche dietro. Eppure l’auto è sette centimetri più bassa di una A7, che è già ha un'impostazione sportiveggiante. Non dimentichiamoci che qui siamo seduti sopra il pacco batterie, collocato nel pavimento". Un risultato che ha dell’incredibile vista l’architettura dell'auto, che è davvero molto bassa. Chiediamo subito a Lichte come siano riusciti a ottenere un’abitabilità del genere. E la sua risposta è assai onesta: il merito, soprattutto, è della Porsche, con la quale l'Audi ha sviluppato il pianale J1: lo stesso che sta sotto la Taycan.

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Quella trovata della Porsche. "Questa piattaforma, non è un segreto, è stata ingegnerizzata con la Porsche", spiega Lichte. "Del resto, all’interno del gruppo Volkswagen abbiamo una storia di collaborazioni in tal senso, per esempio la Cayenne e la Q7, o il pianale Meb (quello delle elettriche compatte, prestato anche all’Audi per le Q4 e-tron ed e-tron Sportback, ndr). Ebbene, Porsche se n’è uscita con questa idea, di ricavare un pozzetto per i piedi dei passeggeri posteriori, dando una forma irregolare, con altezze diverse, al pacco batterie sul pavimento. E questo ha permesso di ricavare extra-spazio sopra la testa di chi siede dietro".

Così simili, così diverse. Lichte si spinge oltre nel tributo alla Porsche, perché sarebbero stati i rendering originari della Taycan, realizzati per primi, a suggerirgli l’idea della vettura che avrebbe preso forma, dal versante Audi, sulla comune piattaforma J. Detto questo, pur condividendo le proporzioni, Taycan ed e-tron GT hanno pochissimi punti in comune sul piano estetico: "Gli unici elementi che coincidono sono il parabrezza e il tetto. Fine. I design team dei due marchi si incontravano ogni tre mesi proprio per assicurarsi che le rispettive auto fossero quanto più lontane possibile a livello di stile". La caratterizzazione della seconda passa dai consueti canoni Audi: il single frame, la sottolineatura dei quattro parafanghi per richiamare la tradizione integrale quattro della Casa, le spalle pronunciate e la firma luminosa.

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L’elettrico? Ti fa fare auto più belle. Ovviamente, l'e-tron GT è anche un’auto elettrica e ciò non può non avere riflessi sul linguaggio formale. Ecco che cosa dice, a tal proposito, Lichte: "Ci sono diversi approcci nell’industria dell’auto su come visualizzare il tema della mobilità elettrica. Alcuni nostri concorrenti lo fanno in maniera un po' strana, un po' forzata, e poi devono spiegare perché la macchina ha quell’aspetto piuttosto che un altro… Per noi il concetto è l’opposto, ed è semplice e naturale: l'architettura dell’auto a batteria è la chiave che ci consente di disegnare le Audi più belle. Che avranno sempre il single frame, ma con il rapporto invertito tra pieni e vuoti. Poi, il cuore della potenza non è più il motore ma il pacco batteria, lungo il pavimento e ancor più fondamentale risulta l’aerodinamica, che è il sistema più economico per aumentare l’autonomia".

Interni drammatici e… sostenibili. Dentro la vettura, la squadra dei designer Audi ha cercato la stessa drammaticità che caratterizza gli esterni. "L’architettura della plancia è estrema e le nervature delle portiere non solo si precipitano verso la plancia ma quasi fuoriescono dall’abitacolo accelerando verso il cofano, verso la accentuata muscolatura dei paraurti. È un po’ difficile da spiegare, è una sensazione che si avverte chiaramente sedendosi dentro". L'e-tron GT è anche la prima Audi a offrire tessuti interni riciclati in alternativa alla pelle. In nome di una sostenibilità che non riguarda soltanto le emissioni allo scarico. Ma per Lichte è soprattutto una macchina emozionale. "Per me", chiosa il designer, "è l’auto più bella che io e il mio team abbiamo mai disegnato".

COMMENTI

  • Sicuramente è l'Audi più bella degli ultimi 30 anni, ma resta un gradino (forse 2) sotto le Ferrari, tutte. Che pure non sono "aiutate" dalla motorizzazione elettrica. Altra categoria. E il prezzo non c'entra.
  • E ha ragione.. molto meglio della cugina Porsche
  • Eh, figurati le altre. Pensa che Gandini ha disegnato Miura e Countach.....
  • quindi, dopo aver raggiunto l'apice delle sue capacità, il buon Marc si ritirerà? Forse così l'audi tornerà a fare delle auto meno tecnocentriche.
  • Il design automobilistico è stato per decadi il regno incontrastato del genio italiano. Ma da quando l'auto italiana ha perso la centralità (e Marchionne ne è uno dei responsabili) il design è diventato (purtroppo) dominio tedesco che all'estro rivoluzionario ed inarrivabile dei gandini, vignale e Pininfarina ha sostituito quello degli uffici marketing di ingolstadt, Stoccarda e Wolfsburg. Auto tutte uguali, family feeling ovunque e comunque, una noia mortale. Che sia Skoda o Lamborghini l'approccio è il medesimo. E quello che incupisce è che il medesimo approccio, per evidente complesso d'inferiorità nostrano, viene ripreso anche da maserati (ghibli, levante 4porte) disegnate da un tedesco e persino ferrari che ha abbandonato Pininfarina per mettersi a fare auto che coprono ogni nicchia di mercato. Viene da piangere.