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Countach LPI 800-4, il ritorno (ibrido) della mitica supercar - VIDEO

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Countach LPI 800-4, il ritorno (ibrido) della mitica supercar - VIDEO
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Esistono due tipi di automobili: i mezzi di trasporto per andare da qui a là, poi alcuni immortali capolavori che segnano l’esistenza di intere generazioni di appassionati. Negli anni ‘70 e ‘80, una di queste è stata la Lamborghini Countach: in pochi l’hanno posseduta, ma in moltissimi l’hanno sognata davanti al poster appeso in cameretta oppure riguardando in loop la sigla iniziale del film The Cannonball Run, dove una Quattrovalvole nera schizzava sull’autostrada accompagnata dal suo V12 che urlava a squarciagola.  

Lamborghini Countach LPi 800-4: vista dal vivo in anteprima

Ufo anni Settanta. D’altronde l’opera di Marcello Gandini ha lasciato un segno profondo e, ancora oggi, è una potente fonte d’ispirazione e di passione. Provate a immaginare, nel 1971, l’effetto che fece agli occhi del pubblico del Salone di Ginevra il primo prototipo della Lamborghini più iconica di sempre: come se fosse atterrato un Ufo, con quelle linee tremendamente futuristiche e quei geniali concetti che la Lamborghini si porta dietro da allora. Per esempio, le portiere ad apertura verticale; ma in particolare il layout del powertrain, con la trasmissione posta davanti al motore che penetrava all’interno dell’abitacolo, con la torretta del cambio sotto la mano del guidatore. Soluzione che ha consentito di creare quello stile cab forward, cioè cabina avanzata, che da quel momento in poi ha contraddistinto tutte le Lambo. Un’icona di stile e di tecnologia, insomma, che per un ventennio ha influenzato pesantemente l’intera manifattura delle supercar. E che oggi, a distanza di cinquant’anni dall’unveiling del primo prototipo (la LP 400), si ripresenta in veste moderna ma sempre fedele all’imprinting iniziale.   

Stile pulito. In questo momento il pubblico la sta ammirando per la prima volta a Monterey, in California, ma noi di Quattroruote abbiamo avuto il privilegio di vederla in anteprima a Sant’Agata Bolognese alcune settimane fa. Sarò sincero: appena tolto il velo nero dalla Countach LPI 800-4, non è scattato l’effetto wow. Se non altro perché negli ultimi anni la Lamborghini ci aveva abituati, nel caso di modelli few off, a design tremendamente impattanti e dirompenti. Con la Countach l’approccio è diverso perché le sue forme devono rispettare la purezza dell’antenata. E una volta che ne comprendi la sua pulizia, il suo equilibrio e le innumerevoli citazioni all’opera di Gandini, emerge una supercar con uno stile che sarà immortale.

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Bianca, come quella di Ferruccio. Il frontale è stupendo: pulitissimo, con richiami alla LP 500 nella sottile presa d’aria anteriore e con proiettori super slim, taglienti. Gli archi passaruota sono invece un omaggio alla Quattrovalvole: forma esagonale, muscolosi, ampi abbastanza per accogliere ruote da 20” davanti e da 21” dietro. E il disegno dei cerchi cela anch’esso una citazione: i cinque grandi fori tipici dei cerchi di tutte le Countach dalla LP 400 S in poi. Sempre sulla fiancata, domina l’enorme presa d’aria stile Naca, per portare aria a sufficienza al motore. Ma la parte più attraente è quella posteriore: imponente ma snella al tempo stesso, con i sei proiettori singoli racchiusi da forme esagonali tipicamente Countach e una sorta di monumento, più in basso, formato dal diffusore e dai quattro terminali di carico centrali. Curiosità: il colore bianco siderale dell’esemplare raffigurato, con interni di pelle nera e rossa, è una citazione alla LP 400 S personale di Ferruccio Lamborghini. In gamma ci sono altri colori heritage, per esempio il giallo o il verde pastello dei primissimi modelli, oppure tinte metallizzate più moderne.

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Oltre 800 CV. Centododici gli esemplari prodotti (al prezzo di 2 milioni di euro tasse escluse), in onore della sigla di progetto della prima Countach: LP112 dove il dodici si riferisce, ovviamente, al numero dei cilindri. Anche qui sotto ce ne sono altrettanti, ma elettrificati. La base di partenza è infatti quella della Sián, con il V12 6.5 che beneficia dell’aiuto elettrico per superare gli ottocento cavalli (780 sono quelli erogati dal solo termico) e l’esclusiva alimentazione con supercondensatore anziché le classiche batterie al litio: il supercap ha il potere di scaricare e ricaricare energia in maniera rapidissima e il rapporto fra peso dell’intero sistema ibrido e potenza erogata è imbattibile: 1:1, ossia 34 kg per 34 CV applicati direttamente sull’albero motore. Cavalli elettrici, ma veri. Di cui anche Ferruccio Lamborghini sarebbe andato fiero.

COMMENTI

  • E' sbagliato l'assunto, più che la macchina: un'icona come la Countach non si tocca. Come truccarsi per sembrare Marylin Monroe. puoi essere pure una ragazza eccezionale, più bella, ma non sarai mai lei. E il prezzo? I superricchi spesso non meritano i soldi che hanno, se comprano a oltre due milioni quest'auto che può valere al massimo quanto un'Aventador, di cui magari potrebbe essere l'erede ma allo stesso prezzo. Un'operazione incomprensibile, ma se le hanno già vendute tutte, evidentemente abbiamo torto noi...
  • potevano risparmiare questa stupida falsa replica.....
  • Mi associo ai numerosi commenti di chi trova mal riuscita questa operazione sulla Countach. Zero emozioni, troppa banali5à e confuso mix di richiami
  • più che una countach è una Counta-can.. Poco coraggiosa e poco estrema come l'originale
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  • ...un ibrido tra countach (parabrezza, frontale) e diablo (linea di cintura, passaruota posteriori). Mi sembra accattivante anche se avrebbero potuto azzardare di più.
  • l'idea mi piace.. l'esecuzione molto meno. peccato
  • Almeno hanno lasciato in pace la Miura e per me è un fatto molto positivo. Non voglio credere che al marketing Vag abbiano toppato così malamente in tema di gusti che il nababbo pervicacemente insegue. Gli umori del popolino e "certe" motivazioni d'acquisto viaggiano spesso su binari diversi.
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  • Non sono riusciti a ricreare il feeling dell'originale, i due milioni di euro me li tengo da per per spese migliori.
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  • A me sembra il remake della Diablo, piuttosto.
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  • Ma neanche lontanamente da mettere rispetto alla bellezza dell'originale!!!!!!!!!!
  • ma era veramente necessario proporre una operazione del genere? danny wildde ha ragione: lamborghini ripropone la stessa auto (nel senso completo del termine) da 50 anni. e allora, aggiungo io, perché ricalcarne pure le forme? perché voler riproporre il capolavoro nella forma dimostrando così di non aver recepito l'intera carica innovativa racchiusa nella countach originale? già avevo poco apprezzato la one off miura copiata da wds: questa, con il suo few off, è pure peggio
  • A me sa molto di operazione di cosmesi. Un po' come lo è stato per il remake della EB110. Hanno voluto riprendere le linee ma non il senso ed i concetti. Parliamo di una progenitrice dal design dirompente, qualcosa che allora era un'astronave (e appunto i riferimenti delle concept, in piena era di corsa alla luna, erano al mondo dei viaggi spaziali). Un remake a mio avviso prudente, senza guizzi di genio, con una fiancata che troppo ricorda le Lamborghini degli ultimi anni.
  • Forse troppo classica e retro' davanti. Non mi fa impazzire onestamente
  • Mah, quella bocca laterale cosi' grossa mi pare fuori posto. Per il resto direi che e' una bellissima citazione, che con 812Cv soltanto vuole solo essere una ricarrozzatura. Plaudo al fatto che non e' un modello di serie -la cosa mi solleva. Ma nel complesso fa capire come in Lamborghini stan rifacendo la Countach da 5 anni. Questa nuova ha i dettagli evidenti della prima, ma per il resto e' un ahurracan, una aventador, una gallardo o quel che sia: una Lamborghini.
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  • Altro che effetto wow! A me sembra decisamente più bella di tante altre realizzazioni piene di alettoni e di spoiler. Piuttosto fa impressione vedere quanto sia più grande rispetto alla vecchia.
  • Il genio di Gandini è indiscusso, ma nessuno parla della "somiglianza" del linguaggio stilistico rivoluzionario della Countach del '71 con quello della Ferrari 512 berlinetta speciale, disegnata da Pininfarina ancor prima, precisamente nel '69.