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Ferrari 296 GTB
Aerodinamica e design: l’arte sposa l’ingegneria

Ferrari 296 GTB
Aerodinamica e design: l’arte sposa l’ingegneria
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Da molti anni ormai il design alla Ferrari non è fine a se stesso ma legato a doppio filo con l’aerodinamica e la termodinamica dell’automobile. Non c’è particolare, dettaglio o linea della carrozzeria che non sia pensato e ottimizzato per svolgere una funzione ben determinata. Flavio Manzoni (Ferrari Chief Design Officer) e la sua equipe ancora una volta sono riusciti a plasmare le richieste dei tecnici in forme scultoree, modernissime con pochi ma decisivi richiami al passato. Come nel disegno dei parafanghi posteriori e delle relative prese d’aria - sulla 296 GTB servono per raffreddare gli intercooler -  o del flying bridge che chiude il tetto con il piccolo lunotto verticale che si rifanno velatamente a quelle della 250 LM degli anni sessanta. Stilemi piazzati ad hoc, rivisti in chiave terzo millennio, ma che non sfociano mai nella nostalgia. Ne è scaturita così una berlinetta compatta, molto aggressiva, sportiva ma anche estremamente elegante.

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Come dicevo il design non è mai fine a stesso e infatti la 296 GTB, pur senza ricorrere a vistosi alettoni o appendici aerodinamiche, è in grado di produrre un carico verticale notevolissimo, pari a 360 kg alla velocità di 250 km/h. Buona parte di questo carico viene realizzata dal fondo dell’automobile che, a dispetto di quanto è bella e affascinante sopra, è una vera e propria opera d’arte.

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Con la linea di scarico che corre nella parte alta del vano motore, i tecnici hanno potuto ottimizzare le dimensioni e la forma degli sfoghi d’aria e realizzare un fondo completamente carenato. L‘aria viene incanalata in gran quantità sotto ad esso grazie a quello che in Ferrari chiamano il Tea Tray, letteralmente vassoio del te, cioè a quella appendice aerodinamica orizzontale sistemata proprio davanti al musetto. In questa zona, infatti, si crea una sovrapressione che finisce per creare una sorta di convergente virtuale che, attraverso il Tea Tray, indirizza parte del flusso d’aria sotto alla vettura.

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La zona anteriore del fondo è divisa in tre parti. Quella centrale è ribassata per cercare di ottenere il massimo di deportanza dal fondo. Nelle due fasce laterali, invece, sono stati collocati dei generatori di vortici così da favorire la transizione dello strato limite da laminare e turbolento e dare maggior energia al flusso d’aria. Anche la zona posteriore, quella del diffusore, è suddivisa in tre parti. Le due laterali hanno una curvatura più esasperata mentre quella centrale ha linee più morbide che favoriscono il ricongiungimento con la vena fluida che scorre sopra la vettura. Si riduce così la resistenza dovuta alla scia (resistenza di forma). Tornando alla bellissime forme che caratterizzano la carrozzeria della 296 GTB, è importante notare come il flusso d’aria che scorre su di essa venga incanalato dal flying bridge sopra il vano motore con il duplice scopo di migliorare il raffreddamento del vano stesso, e ricreare un cofano virtuale che indirizza il flusso d’aria verso lo spoiler posteriore mobile.

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Quando è retratto, è il Cx a trarne i maggiori benefici. Lo scenario cambia completamente quando invece è completamente esteso: in quella zona si crea una forte sovrapressione quantificabile in un surplus di carico verticale pari a 100 kg alla velocità di 250 km/h che vanno ad aggiungersi a quelli prodotti dal fondo per un totale, appunto, di 360 kg.

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Vale anche la pena sottolineare la finezza e l’eleganza con cui sono state integrate nel design dei fari anteriori le prese d’aria per il raffreddamento dei freni.

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