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Lamborghini Huracán LP 610-4
Impressioni di guida al volante della nuova sportiva

Lamborghini Huracán LP 610-4
Impressioni di guida al volante della nuova sportiva
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Con la nuova Lamborghini Huracán, è una questione più che altro di aspettative, di attese. Persino di abitudine, perché è mezzo secolo tondo che, dai cancelli di Sant'Agata Bolognese, escono soltanto macchine con certe caratteristiche. E lì per lì ci rimani persino un po' male, quando, in capo a qualche chilometro, ti accorgi che la prima Lambo del secondo cinquantennio non è quell'oggetto vagamente sopra le righe che immaginavi di doverti aspettare. E credi pure di avere ragione, di poter pontificare su come sarebbe dovuta essere, e quasi quasi hai il sospetto di essere stato tradito, per così dire. Poi però i chilometri scorrono ulteriormente e il quadro si delinea meglio: una a una le tesserine si riordinano e capisci che nel terzo millennio ci può essere spazio, anzi c'è proprio, pure per una Lamborghini un po' meno estrema. Meglio: per una Lamborghini un pochino più gran turismo, ma ugualmente prorompente. Già, perché, all'atto pratico, quando cominci a chiedere, la Huracán c'è tutta e ti convinci che le concessioni in termini di confort e guidabilità non hanno costretto alla minima rinuncia dal punto di vista dell'efficacia di guida.

In pista. Il dieci cilindri spinge bene già prima dei regimi intermedi, che su strada bastano e avanzano: è un motore a corsa lunga, cosa che detta così non sembrerebbe granché allettante, ma che regala al motore una grande imperiosità già a 2.500 giri/min. In pista, invece, puoi andare alla ricerca dell'allungo e ti ritrovi a cambiare sul fare degli 8.500 giri, come abbiamo avuto modo di sperimentare all'Ascari Race Resort. Una pista splendida, quella spagnola, dove la Huracán si è dimostrata sempre padrona della situazione: le ruote anteriori che si infilano anche nelle curve più strette, quelle posteriori belle salde pure in quelle velocissime e, cosa molto importante su una sportiva, una gran capacità di sentire i trasferimenti di carico. In questo modo, la nuova Lambo lascia al pilota la possibilità di scegliere lo stile di guida, perché, a seconda di come giochi con freno e acceleratore, puoi decidere di avere un retrotreno orientato più alla stabilità o all'agilità.

Il nuovo cambio. E poi c'è il resto della meccanica: una trazione integrale che consente di mettere a terra i cavalli con la facilità di un'utilitaria e un cambio a doppia frizione che fa dimenticare definitivamente il "singola frizione" robotizzato della Gallardo. All'epoca, le cambiate potevano essere lente (e confortevoli) o violente (e fulminee), mentre qui sono velocissime e praticamente inavvertibili. Diventano appena appena evidenti soltanto nella modalità Corsa, la più estrema, mentre nelle altre due posizioni (Strada e Sport) è più che altro il cambio di giri, e quindi di tonalità, del motore a segnare il passaggio da una marcia all'altra.

Nell'abitacolo. All'interno, si ritrova tutto ciò che caratterizza le Lambo degli ultimi anni, a cominciare da un ottimo livello di finitura. Quando però si hanno a disposizione prestazioni come quelle della Huracán, le cose importanti sono altre, come per esempio la posizione di guida, che è semplicemente perfetta. Sull'esemplare che abbiamo guidato, oltretutto, erano presenti i sedili sportivi opzionali, che rendono ancora più diretto il contatto con l'automobile e la strada. E mentre si guida, spicca su tutto il grande schermo da 12,3 pollici piazzato perfettamente davanti agli occhi. Le possibilità di configurazione sono ampie e, a seconda dei gusti e delle necessità, è possibile visualizzare la sola strumentazione, con l'enorme contagiri, oppure affiancargli la mappe del navigatore (che può addirittura arrivare a occupare gran parte dello schermo) o ciò che riguarda l'intrattenimento.

Alessio Viola

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