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Suzuki Jimny
Al volante della 1.5 4WD Top da 102 CV

Suzuki Jimny
Al volante della 1.5 4WD Top da 102 CV
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Ecco sfatato un altro mito delle fuoristrada grandi e grosse, e quindi prestanti. Al contrario, piccolo è bello, è agile, è fico. È Jimny. La micro 4x4 Suzuki spacca già ancor prima di arrivare nelle concessionarie, gli ordini in Giappone hanno una lista d’attesa di sei mesi e anche in Italia i possessori del modello precedente, che aspettano già da qualche anno, sono pronti al grande passo: 22.500 euro (24.000 per l'automatica) per diventare proprietari dell’unica versione disponibile – full optional, un solo motore – e andare via col sorriso sulle labbra.

Evoluzione nella tradizione. Dal punto di vista evolutivo (applicato all’auto), compreranno un archetipo del fuoristrada in chiave moderna, ma sempre saldamente ancorato allo schema del telaio a longheroni e dei ponti rigidi davanti e dietro, come vi raccontiamo nella diretta Facebook qui sopra. “Era già buono cosi", dicono ad Hamamatsu, "è bastato rinforzarlo come si deve”. Ed è proprio vero, chiedetelo a chi ha l’occasione di lavorare con questo genere di veicoli: il telaio separato è il top della robustezza e dell’escursione delle sospensioni. E il ponte rigido, per chi non lo sapesse, è l’unico tipo di sospensione che non cambia l’altezza da terra quando è a pieno carico.

Così è, se vi pare. Per la carrozzeria, invece, libero sfogo alla fantasia, oppure no, visto che la Jimny assomiglia in modo quasi speculare a numerose icone del fuoristrada. È solo più piccola e quindi più abbordabile e molto, ma molto più adatta al genere di strade nostrane. Con 3 metri e 48 di lunghezza (con la ruota di scorta si sale a 3,65) e 1,65 di larghezza, può vantare una maneggevolezza da record, eguagliata solo dalla Panda 4x4 e dalla Jimny precedente. Ovviamente, le porte sono solo due, non ci sarà né a 4 porte né con soft top. Una soluzione che complica mica male l’accesso ai posti dietro, che comunque hanno un po’ di spazio a disposizione. Il bagagliaio, invece, è virtuale.

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Efficace in off-road. Come detto, nessun imbarazzo al momento dell’ordine per la motorizzazione: c’è solo col 1.500 a benzina da 102 CV e una coppia un po’ scarsina in basso (i 130 Nm arrivano solo a 4.000 giri), trazione posteriore con anteriore inseribile manualmente, marce ridotte. Manca un autobloccante, ma l’Abs lavora sulle pinze quando una ruota va in spin, quindi nei test off-road riesce quasi sempre a cavarsela anche in twist, benché occorra far uso sapiente della frizione. Con ogni probabilità, chi affronta spesso le strade non asfaltate vorrà avere gomme più aggressive dei Bridgestone Dueler 195/80 15, ma si compiacerà di avere 21 cm di luce a terra e un angolo di attacco di ben 37° e un peso in ordine di marcia di poco più di 1.000 kg. Lo stesso Abs si occupa di gestire le partenze in salita e di controllare la velocità in discesa.

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Onesta su strada. Quando si passa all’asfalto, ovviamente, la maneggevolezza e le qualità off-road svaniscono per lasciare il posto a uno sterzo vago, perché molto demoltiplicato, e dallo scarso feedback. Parte di ciò deriva dalla gommatura dalla spalla alta e anche dalle sospensioni, ma in compenso il confort è buono e la taratura degli ammortizzatori abbastanza morbida da assorbire bene le buche. Si sentono i piccoli saltelli tipici del ponte rigido posteriore, ma nulla di preoccupante. Il motore, anche se con soli 102 CV, alla fine è adatto alle caratteristiche di guida della Jimny e non suscita il desiderio di potenze maggiori, garantendo comunque 145 km/h di velocità massima e un consumo medio, nel mio test, di circa 12,5 km/litro.

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