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Ford Bronco Sport
L'abbiamo guidata in Italia - VIDEO

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Vi dice nulla il nome Bronco? Ad alcuni forse no, perché si tratta di una Ford venduta negli Usa fra il 1966 e il 1996 e mai arrivata – ufficialmente – in Italia. Semmai, c’è chi potrebbe ricordarla per un celebre fatto di cronaca: nel '94, la star del football americano e attore OJ Simpson viene accusato di duplice omicidio e preso dal panico fugge, ingaggiando un inseguimento con la polizia trasmesso in diretta Tv da tutti i principali network; novantacinque milioni di persone, per un’ora intera, incollate allo schermo a guardare una Ford Bronco bianca braccato da decine di volanti.

Ford Bronco Sport: suggestioni americane

"Va su ogni terreno". Agli occhi degli americani, però, la Bronco era già celebre ben prima. Inizio anni Sessanta: il geniale Ceo della Ford, Lee Iacocca, e il product manager Donald Frey, dopo aver creato la Mustang accarezzano l’idea di una fuoristrada multiuso, che potesse essere fruibile anche sull'asfalto. Nome in codice GOAT (“Goes Over Any Type of Terrain”, va su ogni terreno), una sorta di antesignano delle odierne Suv. Nel 1966 nasce così la Bronco, in versione wagon, pick-up e roadster. Per farla conoscere, la Ford segue poi la filosofia del “win on Sunday, sell on Monday”, cioè sfruttare le corse come cassa di risonanza: alcuni esemplari di pre-produzione partecipano al celebre raid Baja 1000, vincendo ripetutamente negli anni successivi.

Due anime ben distinte. La Bronco diventa poi la macchina della polizia, dei ranger, nel 1979 addirittura una papamobile per Giovanni Paolo II. Insomma, un’icona pop al pari della Mustang - anche Bronco è una razza di cavalli, ma ancor più selvatici dei Mustang – la cui carriera dura trent’anni e cinque generazioni. Poi arrivano le Suv, quelle vere, e della Bronco se ne perdono le tracce. Fino al 2017, quando la casa di Dearborn annuncia la sua rinascita. E da quest’anno, ma per il momento solo negli Usa, è finalmente arrivata nelle concessionarie con una famiglia declinata in due versioni, ben distinte e da non confondere. Bronco, passo corto a due porte e lungo a quattro, telaio separato, robusti assali Dana, differenziali bloccabili: un ferro con un arsenale importante che punta dritto alla Jeep Wrangler, per capirci. Poi c’è la Bronco Sport, una crossover, basata sul pianale della Kuga, ben più compatta e meno belligerante della sorella maggiore. Ma con suggestioni off-road interessanti.

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La prima in Italia. Qui da noi, se la vuoi, devi rivolgerti al mercato parallelo. Il primo a crederci è stato l’importatore Fioravanti Motors e quello che abbiamo provato è il primo esemplare di Bronco Sport arrivato in Italia. Vista da sola, senza l’ingombrante presenza della sorella maggiore, questa crossover fa comunque una bella impressione. Design “boxy”, richiami alla Bronco e una certa originalità, sebbene qualche rimando ad alcune Land Rover (Freelander in particolare) io ce lo vedo. Lunga 4,4 metri, la Bronco Sport ha motori che calzerebbero abbastanza bene anche sul nostro mercato: tre cilindri 1.5, taglia insolita per gli Usa, e quattro cilindri 2.0, entrambi turbobenzina con 180 e 249 cavalli rispettivamente e abbinati alla trazione integrale. Nessuna elettrificazione però, nemmeno mild.

Pronta per l'off-road. Dentro si respira un’aria decisamente Ford: a partire dal volante, identico a tutti gli altri fatta eccezione per il cavallo Bronco al posto dell’Ovale blu. Piacevole, però, il fatto che tutti i pomelli, dal selettore del cambio al climatizzatore, qui abbiano le cornici di gomma, per un miglior grip. Sulla console centrale svetta lo schermo da 8” del collaudato Sync 3, mentre sul tunnel c’è il comando delle modalità di guida, battezzato Goat in memoria del progetto originario. Questo permette di accedere a sette programmi di guida, dalle condizioni normali a quelle più impegnative su sabbia, roccia, fango e quant’altro. Perché la Bronco Sport, sebbene sia una crossover, non vuole rinnegare le sue origini ed è attrezzata per spingersi un po’ più in là rispetto ad alcune rivali. Sulla versione Badlands, la più ricca, ci sono infatti il blocco del differenziale centrale, del posteriore e sospensioni più alte, che ben si sposano con angoli caratteristici favorevoli (30° l’attacco) e una buona luce da terra (27 cm).

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Piacevole da guidare. Taratura delle sospensioni morbida, motore elastico che spinge bene (e forte) sotto, una buona insonorizzazione. Gradevole il cambio automatico a otto marce, fluido e preciso, come pure lo sterzo, ben calibrato come da tradizione Ford. Al volante, poi, una bella sensazione di dominio, con gli occhi che puntano un cofano lungo con le sue due evidenti gobbe. Un bel prodotto, insomma, che come accennato al momento non verrà importato ufficialmente in Italia. Si può avere appunto tramite importazione parallela, come in questo caso, anche se il conto giocoforza è salato. Se infatti negli Usa la Bronco Sport in allestimento Badllands è in vendita a poco più di 38 mila dollari (circa 32 mila euro), per portarla qui la procedura è piuttosto onerosa: prima immatricolazione e tasse americane, costi e assicurazioni per il trasporto navale, dazio del 10% una volta arrivata in Europa, dove dev’essere omologata in esemplare unico, e una volta in Italia l’immancabile 22% di Iva. In tutto, alla concessionaria, costa circa 61 mila euro, sebbene poi sia fornita garanzia e assistenza.

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